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Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
![]() PINO SCACCIA Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori. pinoscaccia@gmail.com |
E’ il mio primo post da Baghdad. Intanto e’ importante sapere che, sia pure tra mille difficolta’, e’ possibile trasmettere da qui. Non ho ancora idee precise su cosa abbia trovato. Sotto il mio albergo, che sta proprio attaccato al Palesatine, ci sono due carri armati dei marines e i bambini che giocano insieme a loro. Pero’ i colleghi mi dicono che sparano spesso nella strada accanto e ieri hanno assaltato la casa vicina. Sparano anche ai marines. Dunque, una situazione ancora “articolata e complessa” come diceva un mio vecchio direttore. Davanti alla finestra ho il Tigri e il verde che circonda il fiume e’ gia’ un conforto in una citta’ che, per quel che ho visto finora, di magnificenza ha solo il ricordo.Sono frastornato dal gran caldo e dal sonno. Stamattina sono partito all’alba da Amman. Piu’ di ottocento chilometri di niente infinito. Un paio d’ore al confine di Karama con gli irakeni che fanno finta di avere il pallino in mano ma se il soldatino americano non gli fa cenno nessuno passa. Personalmente ho preso un bel sorriso dal soldatino quando ha sentito che ero italiano. Lassu’ qualcuno ci ama. Poi solo deserto. Poche auto, e senza targa, qualche carcassa e convogli militari solo in prossimita’ di Baghdad. Dimenticavo: moltissimi bunker dove adesso s’infilano, per fortuna, solo le pecore.
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Ho a malapena tre ore a disposizione per cercare di recuperare un po' di sonno. Sto ad Amman, in Giordania, dopo aver pranzato al volo a Parigi ed essere rimasto angosciato, non so perche', quando abbiamo sorvolato Nazareth (o forse lo so). Adesso sto in albergo, ho fatto tutti i permessi, l'appuntamento e' prima dell'alba (e qui siamo avanti con il fuso). Ma non potevo rinunciare a trovarvi. Anzi, ho gia' idea sul titolo della rubrica che ospitera' i vostri interventi qui: BABILONIA. Ho letto talmente tanti libri in aereo che ho voglia ri rivedere, fra macerie lutti e speranza, anche un po' di Mesopotamia. La realta' come al solito ti sveglia. Arrivano sms notizie: arrestato l'ex ministro del petrolio Ubaydi. E poi: secondo Al Jazira, truppe Usa sparano sulla folla, dieci morti. L'Iraq di oggi, purtroppo, e' questo. Tra poche ore lo conoscero'. Ne sono molto incuriosito.
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Caro Pino, buon viaggio. E viaggiare qui non mi sembra solo un'azione che ha che fare con il "movimento" con lo spostarsi fisico, ma un muoversi, spostarsi, per poi ritrovarsi in uno spazio "diverso". E credo che un po' sia veramente così. Quello che mi sembra di capire dai tuoi racconti, è che - pur nell'abitudine a trovarsi in posti così lontani nello spazio/tempo - conservi tutta la meraviglia, la curiosità e la caparbietà di chi ci sarà pur abituato, ma non gli si è formato un callo dentro! Buon viaggio allora, davvero: nello spazio, nel tempo e anche un po' nell'anima. (mi è presa lirica stasera...) Ti leggeremo tutti ogni giorno. Gianna
Grazie a tutte. Cerchero’, cara Dany, questo bambino bellissimo irriverente e simbolico che mi dedichi sul tuo sito. Spero di riuscire a mantenere tutte le promesse, soprattutto a meritare la fiducia. Parto domattina, all’alba. Mercoledi’, se tutto va bene, dovrei essere a Baghdad. Ma magari ci sentiamo prima, se ce la faccio: da Amman, prima d’infilarmi in Iraq..
So che c'è un saluto arabo che mi è piaciuto:"Marhaban bika". ( spero di non sbagliare a digitarlo..) .Mi dicono significa "Che Dio apra davanti a te gli spazi". Mi viene alla mente leggendo questo tuo ultimo post."Marhaban bika", Pino... Marzia Ho trascorso queste vacanze chiedendomi quale, dove sarebbe stata la tua prossima destinazione... saperti in partenza [o forse già partito?] per Bagdad, mi fa riflettere... da un lato, il sollievo nel sapere che qualcosa di più, almeno in termini di "umanità" apprenderemo, noi privilegiati che leggiamo i tuoi blog, da ora in poi di quei luoghi, dall'altra, l'apprensione, visto che la situazione non è così tranquilla... mi raccomando, nonostante tutto, "take care"... "cuidate"... abbi cura di te e proteggiti...noi, continueremo a leggere, con attenzione e trasporto... Ipanema postato da scaccia · permalink · commenti (1)
Non e’ vero che il blog e’ solo questione di anima. E’ anche questione di testa. Fatto sta che ormai la mia testa e la mia anima stanno entrambe a Baghdad. Del resto e’ questione di poco, anche fisicamente. Fra un paio di giorni (martedi’, massimo mercoledi’) saro’ in viaggio per Amman da dove poi raggiungero’ la capitale irakena attraversando una bella fetta del Paese su cui da mesi sono posati gli occhi del mondo.I piu’ affezionati gia’ sanno che, come nel caso dell’ultimo viaggio a Kabul, ho aperto questo sito specifico in cui raccontare e discutere su Baghdad e dintorni. Anche per non creare confusione e costringervi a fare i saltimbanchi da un sito all’altro, d’ora in poi mi dedichero’ soltanto a questo: dunque se vi va di incontrarmi, sapete dove trovarmi per un po’ di tempo. Questo non significa che non debba occuparmi di altro. Argomenti diversi da voi (o dalla cronaca) sollecitati troveranno ospitalita’ negli spazi abituali che naturalmente provvedero’ a segnalarvi.Da parte mia, non smettero’ di seguire tutti i miei amici sparsi per il mondo, anche loro a raccontare, e tutti quelli alle prese con le piccole grandi guerre quotidiane, non meno dure e pericolose.Chissa’ se la luna di Baghdad e’ uguale a quella di Kabul. E alla vostra. Appena arrivo vi descrivo la mia, promesso.
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Solo poche righe sono state dedicate domenica, dalla stampa italiana, alla notizia che a Tikrit una troupe della Cnn ha risposto al fuoco di un gruppo di fedayn che ne ostacolava, armi in pugno, l'ingresso in città. E' passata infatti sotto silenzio la scelta fatta dal network di Atlanta di ricorrere a una società privata per garantire la sicurezza in Iraq dei propri giornalisti non «embedded». La società in questione si chiama Ake Group ed é un'agenzia inglese di body-guard molto speciali, specializzati nella sopravvivenza «in ambienti ostili» e reclutati soprattutto fra ex-marines, Delta Forces e Sas. Sono stati i mercenari della Ake, armati di tutto punto, a garantire alla Cnn il passaggio clandestino della frontiera fra la Turchia e l'Iraq. E sono stati sempre loro ad organizzare il convoglio della Cnn e di altri grandi network americani che ha attraversato qualche giorno fa la frontiera giordana, in direzione di Bagdad. Ufficialmente, solo a Tikrit la scorta della Ake Group avrebbe aperto il fuoco, per «leggitima difesa». Reporter Sans Frontieres ha già duramente stigmatizzato questo comportamento, che inaugura di fatto un nuovo modo di fare giornalismo, contrario a tutte le regole della professione. «E' un precedente molto pericoloso - ha dichiarato il segretario di Rsf, Robert Menard - che rischia di mettere in pericolo tutti gli altri giornalisti che stanno coprendo la guerra». «Una cosa è indossare giubbotti anti-proiettili e muoversi in auto blindate - ha aggiunto - altro è ricorrere a società private che non esitano a sparare. Così si finisce per non distinguere più i giornalisti dai combattenti».A pensarci bene, in realtà, la scelta della Cnn è del tutto omogenea alla logica del Pentagono, che ha fatto di tutto per «militarizzare» l'informazione su questa seconda guerra in Iraq. Incastonando i giornalisti nella propria macchina militare, il Pentagono ha dato infatti all'opinione pubblica internazionale l'illusione di una guerra «in diretta», che però veniva vista tutta dalla parte della coalizione anglo-americana. Telecamere e macchine fotografiche sono state sempre accuratamente posizionate sui tank oppure dietro i soldati a stelle e strisce, mai dietro gli iracheni, generando in noi spettatori un'efficacissima quanto ineludibile sensazione di partecipazione alla «liberazione» del Paese. E non a caso, quando la prospettiva si é invertita - come per i giornalisti indipendenti, non «embedded», rimasti a Bagdad sotto i bombardamenti - la cronaca di questa guerra si è fatta più realistica, a volte drammatica. Con tutti i rischi del caso, vedi le cannonate finite «per errore» sui giornalisti che stavano all'Hotel Palestine. Amedeo Ricucci Il Manifesto www.marcostefano.it
Quattro giovani iracheni camminano in un parco completamente nudi e scalzi con le mani legate dietro la schiena, controllati a qualche passo di distanza da soldati americani in divisa e armati. La foto a colori occupa tutta la prima pagina di "Dagbladet", il più diffuso quotidiano norvegese. Titolo: "I metodi americani in Iraq: li denudiamo". Un'altra foto che illustra l'ampio reportage pubblicato all'interno, a firma Line Fransson, mostra due iracheni nudi in corsa. Un terzo scatto ritrae invece un ragazzo iracheno a torso nudo con la scritta in arabo "Alì Baba-ladro" sul petto. Amnesty International si è detta «profondamente turbata» e ha sollecitato le autorità americane ad «aprire un'inchiesta sull'episodio e a renderne pubbliche le conclusioni». http://r-esistenza.virtualservers.it/
La guerra è finita", così avevano dichiarato e poi il silenzio. Disturbato di tanto in tanto da una bomba. Errore americano?Gesto incontrollato?la verità continua ad essere duplice, ma certe manifestazioni non mentono. Le reazioni degli iracheni contro gli americani non hanno un'altra possibile interpretazione. Sta emergendo l'anima di un popolo che si sente liberato dal dittatore, ma grida contro l'occupazione americana. E grida contro gesti che rimangono ambigui, perchè la verità, dall'altra parte, non ce la dicono tutta. Verità o meno, il fatto resta: innocenti continuano a morire, ingiustamente, solo per il fatto di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, forse come quei giornalisti al Palestine, forse no. Altre bombe potrebbero rispondere, ma allora preferisco il silenzio. Dany postato da scaccia · permalink · commenti (4)
Sono quaranta i morti, e molti i feriti causati dalle esplosioni di oggi alla periferia di Baghdad, in localita' Zaafaraniya. I militari americani accorsi sul luogo delle esplosioni sono stati costretti a ritirarsi, dopo che la folla infuriata prima aveva tirato pietre, e poi sparato contro di loro, ferendone alcuni.
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Ciao, su Dagospia di oggi c'e' un giornalista che racconta una Baghdad un po' diversa da quella che hanno dipinto i telegiornali nei giorni scorsi? a chi dobbiamo credere? Diana Nuvolasenzainverno Intanto non se la prende con i telegiornali, ma con la stampa in generale. Intanto ognuno ha occhi diversi. Poi, Dagospia e' divertente ma non e' certo la Bibbia. Quella dell'articolista e' una tesi. Ma soprattutto, aspetto di andarci di persona e allora vi raccontero' la mia Baghdad, che non sara' la vera Baghdad, ma appunto quella che vedro' io. L'importante e' non avere occhi chiusi, ne' soprattutto preconcetti.
![]() Dovrebbe partire domenica per l'Iraq la prima task-force italiana che comprende Genio militare, Carabinieri e Tecnici del Ministero dell'Ambiente. ''Il Ministero dell'Ambiente - ha fatto sapere il ministro Altero Matteoli, a Parigi per partecipare alla riunione del G8 Ambiente - e' stato il primo a rispondere all'appello del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri, tanto che lo stesso premier in Consiglio dei Ministri ci ha ringraziato''. Il Ministero, ha aggiunto, ''e' pronto a spendere 1,3 milioni di euro per interventi nei settori dell'acqua, della bonifica dei suoli e dei rifiuti. I nostri tecnici - ha aggiunto - partiranno per fare un primo monitoraggio, rendersi conto della situazione e vedere quello che e' successo. Successivamente si faranno gli interventi di ripristino ambientale per i quali contiamo di coinvolgere anche i privati''.
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