Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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martedì, giugno 24, 2003, 13:39
La guerra è finita ufficialmente da quasi due mesi. Il presidente Gorge W. Bush dichiarò infatti la fine delle ostilità il 1° maggio. Ma in Iraq si continua a sparare. E a morire. Dalla fine del conflitto sono morti oltre 50 soldati americani. E il controllo statunitense sul paese resta pieno di insidie. Ancora ieri notte, nella roccaforte sunnita di Falluja, le agguerrite sacche di resistenza hanno attaccato le forse Usa a colpi di granate. Una situazione che preoccupa l’opinione pubblica americana più di quanto non abbia fatto al guerra. Secondo un sondaggio condotto per conto della Abc e del Washington Post, il 51 per cento degli americani giudica il livello delle perdite "accettabile", ma un cospicuo 44 per cento lo considera "inaccettabile". Durante il conflitto i due terzi degli americani ritenevano il livello delle perdite accettabile: solo un quarto inaccettabile. Inquietudini che tuttavia non incrinano il sostegno popolare a Bush: il 68 per cento degli americani ne appoggia l'operato e condivide la guerra in Iraq, che quasi i due terzi considerano giustificata anche se le armi di distruzione di massa non saltano fuori. L’effetto 11 settembre, insomma, non è scemato. Gli americani sembrano aver fatta propria la dottrina della guerra preventiva. Tanto che il 56 per cento della popolazione è favorevole a un attacco contro l'Iran per impedirgli di acquisire armi nucleari.
mercoledì, giugno 18, 2003, 13:27
In Iraq non cala la tensione tra parte della popolazione e le forze militari americane. A Bagdad ci sono stati scontri di piazza nei quali si sono registrate due vittime e numerosi feriti mentre, in un agguato scattato poco dopo, hanno perso la vita due soldati Usa. Le forze americane hanno aperto il fuoco su alcuni manifestanti a Bagdad, uccidendo due ex soldati iracheni. Secondo alcune testimoninanze ci sarebbero anche altre vittime. Un fotografo dell’Associated Press, presente sul posto, ha raccontato che alcune centinaia di iracheni si erano radunate davanti al palazzo presidenziale e avevano iniziato a lanciare pietre e sassi contro i militari di presidio. Le forze Usa a quel punto avrebbero risposto aprendo il fuoco. Due soldati americani, di guardia a una stazione di servizio nella zona meridionale di Baghdad sono stati uccisi in un attacco a colpi di granate.
sabato, giugno 14, 2003, 17:23
Ci sono viaggi che non finiscono mai. Sono quelli che non fai per vacanza, dunque chiudendo gli occhi, ma quelli che invece hanno bisogno di occhi apertissimi. E cosi' te li porti dietro, perche' ti restano sulla pelle. Lo so, non e’ facile capire da lontano perche’ (ne abbiamo gia’ parlato) non c’e’ il coinvolgimento diretto. Ma i piu’ attenti, rivegliati dalle cifre sonanti (cento morti fanno rumore) sanno che quando raccontavo di un Iraq in piena crisi e di una guerra finita solo per finta trasferrivo semplicemente quello che raccoglievo andando in giro dentro una Baghdad martoriata non solo dal passato ma anche dal presente. Sarebbe niente, addirittura, se non ci fosse il futuro che si preannuncia ancora piu' carico di insidie: per tutto il mondo. Quando si parla di Iraq immediatamente scattano gli anticorpi , a secondo della "fede". Mi sto sforzando da tempo di spiegare, visto che un po' il Paese lo conosco, che la situazione e' "articolata e complessa" come diceva un mio vecchio direttore. Dove non ci sono, come al solito, buoni e cattivi. Al limite, stavolta sono tutti cattivi: sicuramente il sanguinario Saddam, ma anche gli americani che stanno sbagliando proprio tutto e gli irakeni che dopo aver invocato la liberazione, adesso gridano al grande Islam. Ricordate cosa ho scritto alla fine del viaggio? La storia, forse, comincia adesso. Ne sono sempre piu' convinto.
venerdì, giugno 13, 2003, 13:18
…”Il problema degli scandali «sessuali» era scoppiato sabato, quando il quotidiano sunnita Al Assha aveva pubblicato la notizia che otto marines, nel sud del Paese, avevano stuprato due giovani irachene. Lunedì il quotidiano ha rettificato: «Il fatto era inventato». I due autori del (falso) scoop sono stati licenziati”. Corriere della Sera >>>
Menomale. La conferma che la guerra porta non solo morti, ma anche veleni. Ma l’aspetto tragico e’ che tutti l’abbiamo presa come vera. Quasi fosse “normale”.
mercoledì, giugno 11, 2003, 23:44
Interessante discussione su Gnueconomy intorno ai saccheggi irakeni e al destino del museo di Baghdad. Qui potete leggere tutti i commenti >>> Questo e’ quello che ho appena inviato.
Posso dare il mio contributo alla questione? Senza entrare nella polemica (sono stato quaranta giorni in Irak). Ho parlato a lungo, a Baghdad, con l’ambasciatore Pietro Cortone che e’ il “ministro dei beni culturali” del nuovo Iraq, italiano, unico non americano in un’amministrazione tutta americana. Dei saccheggi abbiamo parlato sere intere. La verita’, secondo lui che ne e’ il responsabile, e’ questa: “Circa 3000 reperti rubati, 2000 gia’ recuperati, ne restano 1000 ma tutta roba di scarso valore, salvo 30 pezzi che sono di pregio”. Ma la sorpresa piu’ grande e’ venuta da un caveau della banca centrale dove sono stati ritrovati trenta gioielli d’oro risalenti a piu’ di tremila anni orsono. “La piu’ grande scoperta dopo la tomba di Tutankamen” l’ha definita Cortone. Si dice che quei gioielli siano stati spesso indossati dalla signora Saddam, povera donna. Ma solo per le occasioni importanti.
mercoledì, giugno 11, 2003, 21:29

C’e’ qualcosa di diverso a Baghdad che ho colto proprio il giorno che sono partito. Al posto della statua di Saddam, in piazza della Liberta’, un gruppo di artisti irakeni ha costruito un sole babilonese. Simbolo di speranza. Sotto pero’ c’e’ scritto: “Americani, grazie, ma adesso andatevene”. La guerra non e’ finita. Le guerre non finiscono mai.
martedì, giugno 10, 2003, 21:33
Reazioni molte diverse, naturalmente. Per una verita' che non si sapra' mai. Quel che ricordo (e lo testimonio con una foto, già messa) sono i rapporti piuttosto frequenti fra i ragazzini soldati e le ragazzine studentesse. Pareva amore. Forse lo era. Per esperienza non mi sento di escludere niente (e' gia' successo in molte guerre: ricordate i para' italiani in Somalia?) ma e' anche vero che degli irakeni non mi sono mai fidato. Possiamo tutti solo augurarci che non sia vero.
sabato, giugno 07, 2003, 15:59
Non si arrestano, i colpi sferrati dalla stampa anglofona agli alleati George W. Bush e Tony Blair, ripetutamente accusati di aver manipolato informazioni sulle 'armi proibite' di Saddam per giustificare la guerra in Iraq. Alcuni esperti americani e statunitensi, citati dal New York Times, smontano oggi l'argomento dei due laboratori mobili rinvenuti fra aprile e maggio, che l'amministrazione Bush e lo stesso presidente Usa hanno ripetutamente presentato come prova inconfutabile dei piani di guerra biologica celati dall'ex regime del Golfo. I tecnici, che hanno avuto accesso diretto ai rapporti sui veicoli 'sospetti', mettono seriamente in dubbio che venissero impiegati per la produzione di armi batteriologiche letali.
STA MEGLIO ALI’, BAMBINO SIMBOLO - Ali, il bambino dodicenne che ha perso le braccia in un bombardamento e che è diventato il simbolo della guerra in Iraq, si sta rapidamente riprendendo. Ricoverato a Kuwait City, il ragazzino (rimasto orfano, perché lo scoppio della bomba ha ucciso i suoi genitori) sta rispondendo bene alla terapia e ha ripreso a camminare (aveva ustioni alle gambe): secondo i medici, presto sarà in grado di affrontare, forse all’estero, l’operazione alle braccia.
martedì, giugno 03, 2003, 18:40
Peccato che ci vengo sempre di corsa, domattina presto gia' riparto perche' Amman dev'essere bella, grande, interessante per quel che intuisco dalla finestra dell'albergo. Dodici ore di viaggio, quasi mille chilometri per arrivare fin da qui da Baghdad. Tre ore e mezzo fermo alla frontiera giordana. Ho guardato con attenzione nella terra di nessuno, l'ho fotografata: non sono riuscito a scorgere niente che somigliasse alla carovana di pacifisti italiani. Vengo al volo all' Internet cafe' ed e' bello scoprire le vostre attenzioni, i vostri pensieri, la vicinanza. Vi voglio altrettanto bene e dunque mi capirete se adesso vi mollo per una doccia infinita.
lunedì, giugno 02, 2003, 23:11
Allora, fra tre ore devo alzarmi e ancora non sono andato a dormire. Devo anche fare le valigie: non ci metto molto, butto tutto dentro e scappo. Sono troppo stanco e tuttora coinvolto per capire perche’ non vedo l’ora di andar via. Perche’ non mi e’ piaciuto l’Iraq o perche’ gli immediati dopoguerra sono sempre durissimi? Ne abbiamo gia’ parlato e ne riparleremo. A occhio penso che non mi piacciano gli irakeni, ma anche che sono stufo non solo dei disagi ma anche di quest’atmosfera. Tutti questi uomini armati, questi carri armati sotto casa. La foto riproduce esattamente quello che vedo ogni giorno, da trentotto giorni e trentotto notti (chiuso), dalla mia finestra. Vi sembra un panorama normale? Adesso e’ anche peggio della guerra, perche’ hai l’illusione che sia finita, che puoi andare dentro una citta’ libera, invece non e’ vero. Forse l’Iraq mi piacera’ la prossima volta, com’e’ successo con l’Afghanistan. Per ora sono sicuro di essere felice di darvi appuntamento da Amman. Un piccolo post di saluto in qualche maniera ve lo mandero’ domani. Poi si torna a casa. E al blog tradizionale dove si parlera’ sempre di guerra, ma anche di bambini e di animali, senza doverli necessariamente accostare alla morte.
lunedì, giugno 02, 2003, 23:01
Scusa se ritorno sulla storia del marine che ti punta la pistola. Ma io mi chiedo: va bene la paura, ma la tua faccia, i tuoi vestiti, i tuoi capelli e occhiali, sono così simili a quelli di un predone iracheno? non è chiaro che tu sia occidentale? E che magari avevi anche la macchina rai o qualche tesserino appeso al collo? Laura Giornalarisinasce
Vedi, è proprio questo che mi ha indignato, nel leggere la tua esperienza... tutti abbassano le armi, uno solo no, continua a fronteggiarti, magari con aria di sfida [o forse solo un ghigno di un qualcosa frammisto a paura e sfida]... nonostante era palese che non fossi un terrorista, nonostante fosse stato dato l'ordine di abbassare le armi... e mi viene in mente, quell'altro episodio, quello dei caccia americani che hanno inseguito, e sparato, ai caccia inglesi, e poi abbattuto l'aereo degli alleati, nonostante fosse palese che erano alleati, che erano lì a combattere per loro... e la risposta del Pentagono, allora fu terribile, nella sua superficialità: il marines incriminato era un tantino esaltato... è giusto... se fosse partito quel colpo, avremmo dovuto dire addio ad un gabbiano... e non vi sarebbero state scuse da Grandi della Terra che avrebbero potuto mitigarne il dolore e la rabbia per la perdita... un gabbiano, è pur sempre un gabbiano... Ipanema Scarabocchi
Allora... mi duole tornare sul tema in questo momento perché l'esperienza è stata indubbiamente sgradevole. è quello che dicevo quando dicevo che soldatini "sti gran...", perché i soldatini impauriti sono ar-ma-ti. professionalmente, eticamente, moralmente - tralasciamo la politica - ero, sono e sarò sempre dalla parte di chi prende i proiettili, non di chi li spara. paura? soldatino? si, va bene, pasolini, i celerini negli anni Settanta, la paura e il timore. una cosa è la paura di essere ammazzati e una diversa è la paura che ti fa ammazzare. caccia la colpevole? massimalisti? società malata? è il sistema che va a pezzi. ...E siamo noi i pezzi di quel sistema, perché un sistema è fatto di più equazioni. e ogni pezzettino lassista che butta la carta per strada contribuisce allo sfacelo. quindi non è vero che non conta e che non serve a nulla. sento solo questo: non serve, allora chissenefrega. le bandiere le stanno levando dai balconi. Beh, io no. la bandiera è simbolo della pace e finché è interpretabile così resta là. ah già. massimalista, mi chiamano... mah! Valeria Noli Urbanrat
Ma e’ chiaro che avete ragione voi. E’ chiaro che ero riconoscibilissimo. E’ chiaro che in quel soldatino stupido c’era anche il senso di sfida. Ma io continuo a non avercela con lui, ma con chi lo manda. Questa e’ gente (ragazzini) che sta fuori da sei mesi, che ha fatto tutta l’avanzata e ancora li tengono qui. Invece di garantire la sicurezza ogni giorno aumentano la confusione perche’ sono stanchi, ma soprattutto perche’ sanno fare i soldati non i poliziotti. Gente che porta avanti un carro armato ha solo l’ordine di avanzare. Ma quando ormai sta in citta’ e si trova davanti la gente? Due giorni fa hanno ucciso due bambini, sotto una moschea. Per sbaglio. Naturalmente. Mica volevano ucciderli. Hanno soltanto sparato. Rispettando gli ordini.
lunedì, giugno 02, 2003, 22:38
Soldati Usa, armi in pugno, stanno costringendo i 42 attivisti della carovana a salire sulle automobili e tornare indietro. Gli attivisti hanno provato a resistere pacificamente, ma sono stati caricati a forza sulle macchine. Due persone sono rimaste ferite dopo essere state trascinate e malmenate dai militari americani. La delegazione ora si è fermata nella terra di nessuno, in un campo profughi gestito dalle nazioni unite.
La questione comincia a farsi seria. Nel senso che evidentemente c’e’ proprio l’intenzione di non far passare la carovana. Il resto, letto da lontano sembra drammatico, in realta’ e’ la normalita’ in un paese (non dimentichiamolo) ancora in guerra. Ai militari armati che occupano un territorio non si puo’ resistere, neppure pacificamente. La questione va risolta in un’altra maniera. Ottenendo il permesso.
lunedì, giugno 02, 2003, 12:47
Penso, credo un po' come Gianni, che ormai siamo prede - in parte inconsapevoli - di un consumo frettoloso, che consuma anche le nostre migliori idee, le passioni, le sincere indignazioni. Quando l'informazione era meno "avanzata", quando Gianni Granzotto (qualcuno se lo ricorda?) rigirava la sua Pelikan tra le dita durante il telegiornale, tutto era lento come il ruotare della stilografica, e le idee e le lotte avevano il tempo di crescere e maturare. Ora non ci possiamo più permettere di fermarci a pensare, non possiamo più "portare avanti" quel "certo discorso" insieme ad altri: il ritmo è cambiato. Facciamo la nostra piccola parte, e poi aspettiamo che la trasmettano in televisione. Oppure (ma non voglio essere cattiva ed ironica) ce lo giochiamo, un po' tra il narcisistico e l'onanistico, in un Blog, come se la nostra pagina fosse il mondo. E intanto i "grandi" vanno avanti, come se non esistessimo. Ma io ci credo che Internet possa essere un grande strumento di democrazia dal basso, e ci provo, nel mio piccolo. Prima che consumino anche me, fino a che non consumeranno anche me. Gianna Refusniks
La paura... è un tarlo che ti mangia la ragione... eppure, nonostante io abbia amato moltissimo l'America e gli Americani, da qualche tempo non riesco nemmeno a giusficarli... e a giustificare quella paura che li sta sicuramente distruggendo più dei vaccini, più degli attentati... non riesco a giustificarli perchè troppo si sono giustificati da loro stessi... e mi arrabbio, a leggere quello che leggo... e se partiva un colpo? ammiro moltissimo la tua capacità di giustificare... ma non riesco a provare pietà per quel soldato. sorry... nessuno è perfetto... Ipanema Scarabocchi
Se partiva un colpo…addio gabbiano. E non avrebbero neppure chiesto scusa. “E’ la guerra” avrebbero detto, infastiditi dal fastidio di giustificarsi. Come se la guerra non fosse stata una scelta loro (dei governanti, non del soldatino impaurito).
domenica, giugno 01, 2003, 23:55
Qui adesso sono quasi le due di notte. Due ore dopo di voi. Ho appena finito il collegamento dal campo della Croce Rossa ed e’ sorto il problema del ritorno in albergo perche’ dalle dieci di sera scatta il coprifuoco. Oggi gli americani sono piuttosto nervosi: e’ morto in un’imboscata un altro di loro (il trentesimo da quando e’ stato detto che la guerra e’ finita). E poi c’e’ aria strana, di tensione. Ci si aspetta qualche grosso attentato. Siamo tornati scortati dai carabinieri. Nonostante loro, a un passo dall’hotel Palestine abbiamo rischiato grosso. Ci ferma una pattuglia di marines. Alzano il cannoncino, ci puntano otto armi automatiche addosso. Quando riconoscono i carabinieri tutti le hanno abbassate, meno uno. I colleghi gli urlavano e lui niente, si era fissato con me: mi teneva sotto tiro. Ho avuto paura della sua paura. Sono rimasto immobile. Quando finalmente si e’ deciso a togliermi l’arma dalla testa, gli ho detto grazie, ironicamente. E lui: “Ma hai visto che ora e’?”. Ma io sto lavorando, ho risposto. E lui: “Anch’io sto lavorando”. Ho smesso di discutere. Aveva proprio paura. Sicuramente piu’ di me.
Domattina si ricomincia. Dalle 9,30 italiane sono di nuovo al campo per un collegamento nel corso della sfilata della Repubblica. E poi la sera c’e’ “Porta a porta” dedicata ai militari italiani. Al pomeriggio festa in ambasciata di saluto. Poi bagagli e all’alba di martedi’ partenza per Amman, pensando gia’ ai mille problemi che sorgeranno alla frontiera con la Giordania. Cercano reperti, dicono. Mi sono tenuto un pezzo della statua di Saddam distrutta. Spero che passi. La mettero’ accanto a un pezzo del muro di Berlino e a un pezzo della lavanderia dove e’ stato deposto il cadavere di Che Guevara e a chissa' quanti altri ricordi di una vita (fantastica) da gabbiano. Mercoledi' pomeriggio dovrei tornare a casa. Ma gia' pronto per giovedi' sera da piazza di Siena, a Roma, dove faro' la telecronaca della festa dei carabinieri. E indovinate con chi mi colleghero'? Con Baghdad. Aho', non riesco proprio a staccarmi.
domenica, giugno 01, 2003, 23:40
Ho appena letto del 'disinteresse' di Bush per le armi chimiche di Saddam "questione ormai superata" (Repubblica, h. 12.09). Che dire? Quando scoppia la "pace" la guerra è un ricordo, sono immagini, qualche dossier, poi cala il sipario e rimangono frasi dette e speranze sbiadite. Avere (creare) un nemico è la migliore ragione per togliere ogni alibi al cambiamento e creare questo stato di sospensione nel quale vivo (viviamo?) di fronte alla costante banalità del male. Che fine faranno (hanno fatto) le bandiere della pace, è vero. Ma che fine ha fatto l'indignazione? E lo chiedo anche a me stesso, certo. E non è la prima volta. La politica del fatto compiuto, dell'eterna equazione forza uguale ragione, mi lascia dentro un senso di vuoto. Vedo un muro, i nostri graffi, il ritorno ad una quotidianità di desolante solitudine, sonno, della ragione. Testimoniare può bastare? E per quanto tempo ancora? Non era forse questo il momento di urlare, per le oceaniche nostre manifestazioni? Quanti graffi occorreranno per guardare oltre il muro e avere la forza di dire non solo sì ad un mondo nuovo e possibile, ma anche di sostenerne nel tempo la sua lenta e precisa costruzione? Non trovi che viviamo in un mondo di oscurantismo, di un prodotto-informazione che consumiamo come gli yogurtvitasnella e che poi buttiamo via, nel cestino stracolmo della dimenticanza, passando con un click dalle soldate Jessiche alle Veline nostrane? E intanto si muore, e male si vive: dove non poté la guerra, può con perizia e calcolo, lo scoppio di questa cosa strana e viscida che tanti chiamano pace. Gianni Splinder
Come ti capisco. Ormai a parlare dell’Iraq si fa fatica. Lo vedo anche qui: sembra di dare fastidio tra una vittoria della Ferrari e magari il sobbalzo per il fattaccio del giorno. Ma un giorno, appunto, poi basta: si passa ad altro.
Io non amo la politica però quella guerraccia in iraq mi ha davvero colpito fatto incazzare. Sai io amo gli animali sopra ogni cosa e penso a quanti ne saranno morti. I cammelli impazziti i gatti del deserto etc etc. Lo so la gente deve fare piu' pena. Non a me. Io amo gli animali e son condannata alla solitudine. Biancaneve Diazepam
… Tutti gli animali rubate dagli irakeni predatori. E le gazzelle mangiate dagli americani….
Esco sulla terrazza, sono scossa. Sento gridare un bambino. Quando sento gridare o piangere qualcuno vado a vedere se c'è da sporcarsi le mani. Due adulti nella casa di fronte si insultano, urlano che è sempre la stessa storia e si rinfacciano l'un l'altro la loro stanchezza. Il bambino continua a piangere e grida "mamma". Suo fratello grida al padre di smetterla di gridare contro di lui, il padre insulta la moglie. Il bambino piccolo piange e grida "mamma, no". Il padre dice al figlio grande "ti sei divertito tutto il giorno". Il figlio grande parla e piange e dice "mi sgridi sempre". La madre grida al padre. Il piccolo piange. Forse lei lo prende finalmente in braccio, perché smette di piangere. Allora comincio io, seduta per terra, sulla terrazza. Ma perché li fate nascere se poi non li ascoltate... Valeria Urbanrat
domenica, giugno 01, 2003, 23:30
Grazie alla nostra determinazione, sia ieri al confine che oggi durante l’ occupazione all’ambasciata italiana ad Amman, siamo riusciti ad ottenere un permesso per poter entrare domani in Iraq. E’ dunque possibile per dei cittadini che si organizzano e creano le condizioni per farlo riuscire ad entrare in Iraq nonostante la posizione dei militari americani. Il comunicato in Altremappe >>>
domenica, giugno 01, 2003, 11:50
Stasera, ore 20.45. La Repubblica domani compie 57 anni. Anche quest'anno gli italiani aspetteranno le celebrazioni del 2 giugno con un anticipo di festa. Stasera andra', in onda su Raiuno alle 20,45, una serata speciale del titolo "Fratelli d'Italia". Una festa che avra' come protagonisti il cuore e la fantasia degli italiani. Fra gli ospiti, volti noti e vincenti, ma anche quelli meno noti che hanno segnato con storie di solidarieta' ed eroismo quest'anno di Repubblica. In diretta dal Teatro 5 di Cinecitta', Milly Carlucci ospitera' personaggi dello spettacolo e dello sport e si colleghera’ con Baghdad.
Domattina, ore 9. In diretta dai Fori Imperiali, Raiuno e TG 1, in collaborazione con Rai Quirinale, trasmetteranno la tradizionale parata per la "Festa della Repubblica" alla presenza delle principali autorita' dello Stato.
Domani sera, ore 23. Anche "Porta a Porta", nella ricorrenza dell' anniversario della Repubblica italiana, dedica una puntata all' impegno italiano nelle missioni di pace nel mondo. Fra gli ospiti di Bruno Vespa, il ministro della difesa Martino.
In tutte e tre le occasioni, tra oggi e domani, mi colleghero’ dal campo della Croce rossa italiana a Baghdad. Sara’ l’ultimo sforzo irakeno prima di rientrare in Italia.
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