Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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giovedì, luglio 31, 2003, 22:47
 Adesso vi aspettate che vi racconti ancora di morti agguati paure sangue. E potrei raccontarvene molti, anche oggi. Invece mi piace parlarvi di un treno. Un vecchio treno in una vecchia stazione, bellissima, nonostante le macerie.. Intanto l’atrio, luminoso, pieno di colonne. Dove “vedevo” persone e sogni, in quel deserto in penombra. Sono andato verso i binari e ho visto molti treni. Soprattutto uno, lungo, dicono di Saddam perche’ qui tutto era di Saddam Come adesso e’ tutto degli americani. Era il primo treno, dopo quattro mesi, ad arrivare dall’estero, dalla Siria. Ma non e’ questo il treno che vi voglio raccontare. Non stava sui binari ma fuori la stazione poggiato per terra, come un monumento. E’ un monumento. E’ la locomotiva del primo Orient Express, 1940, Baghdad-Londra. L’ultima volta e’ partito nel 1951. Abbas, il mio interprete, che non e’ piu’ giovane, e’ salito su quel treno, da ragazzino. Mi ha raccontato: quindici giorni di viaggio per arrivare in Europa. Sara’ perche’ sono cresciuto con Agatha Christie, ma quel vecchio treno mi ha emozionato. Forse anche perche’ me lo sono trovato davanti inaspettato, come se a Baghdad non potesse accadere ormai piu’ niente di bello.
mercoledì, luglio 30, 2003, 23:13
Sto nei sotterranei dell’albergo nella notte proibita di Baghdad. Fuori c'è il coprifuoco, e comunque sarebbe da pazzi uscire. Il cielo è pesante. Si sentono spari: alcuni lontani, altri vicinissimi. Il caldo è soffocante. Fuori ci sono i carri armati (quattro) sempre in movimento, sopra volteggiano ininterrottamente gli elicotteri. La guerra non è mai finita. E neppure la paura, come i disagi. Appena arrivato, ho già fatto il primo pezzo per il telegiornale e la difficoltò è stata quella di mettere in fila la litania degli attacchi agli americani. Da queste parti è difficile fare il mio mestiere, soprattutto è difficile vivere. Non è cambiato niente, anzi l'atmosfera mi sembra a pelle ancor più gonfia di insidie. Non riesco a metter su l'accrocco satellitare, ma Internet Cafè mi garantisce comunque il rapporto. Qui con voi mi sento meno solo, e meno stanco.
mercoledì, luglio 30, 2003, 16:12
Beh, ci sono. Viaggio, come previsto,allucinante per il caldo, i problemi tecnici (qui le auto si fermano ogni cento chilometri per non parlare della benzina che non si trova) e i rischi di predoni sempre molto presenti. Unico sollievo un minor controllo alla frontiera che adesso e' gestito dai poliziotti irakeni, con gli americani che stanno distaccati a controllare. Non so se e' una Baghdad diversa rispetto a un mese fa. Mi sembra che le file siano diminuite, ma sto da troppo poco per capire se ci sono stati in realta' cambiamenti. Mettere su l'armamentario satellitare costa tempo e allora intanto mi sono precipitato all'Internet Cafe', questa si' che e' una grossa novita'. Come dire che adesso e' garantito, non vi libererete di me in quest'agosto torrido.
martedì, luglio 29, 2003, 17:43
Sono stato tutto il giorno ad Amman, in attesa della lunga tirata di domani. Sveglia alle tre di notte, che in Italia sono le due. Bisogna attraversare rigorosamente l’Iraq di giorno mi ha ricordato, e ammonito, l’autista. Gia?mi vengono i brividi (di rabbia) a pensare al passaggio del confine. Ore di caldo e di discussioni inutili, trattative estenuanti. Spero, tra un mese, di uscire dal Kuzait. Potrei raccontarvi dei monumenti ma non ho occhi da turista. E allora vi posso dire della vita che ad occhio e?quella di tutte le citta?arabe: poverta?assoluta, condizioni ai limiti della sopravvivenza (parlo della gente normale), e poi queste isole fantasmagoriche regalate agli occidentali. Tutto uguale, da queste parti. Amman come Islamabad: sembra di stare nella stessa citta', se non fosse qui per i ruderi che costituiscono una ricchezza turistica. Fra le tante foto che ho scattato nel pomeriggio, vi dedico questa perche?mi ha riportato indietro di tanti anni (tantissimi) quando ero bambino. L’autoscontro. Le ragazzine salgono sulle macchinine come i maschi. Ma le differenze restano. Le ragazzine non possono salire sulla stessa macchina con i ragazzini. Fanno solo finta di essere uguali. Prima o poi cambiera? Forse.
QUANDO IL MONDO ISLAMICO CAMBIERA’
Prima o poi cambier¨¤, purtroppo, ma inshallah io spero di no. Anzi, spero che cambi, s¨¬, ma nel senso inverso. Che posti come quelli, posti come Amman, Islamabad o Sharm possano diventare posti in cui non ci sono ricchi n¨¨ poveri, citt¨¤ islamiche, in cui le ragazzine non si pongano il problema di essere come le ragazzine d'Occidente, in cui la donna sia fiera del suo apparire e del suo portamento, del suo vestito, del suo velo e del suo cibo. Delle sue preghiere. Della sua semplicit¨¤.
Ho anch'io i miei ricordi d'autoscontro. Di catechismo, di primi amori proibiti e di confessionale. Ma l'islam con tutto questo non ha nulla a che fare, ve lo posso garantire. Niente di morboso, lussurioso o peccaminoso. Hai il tuo ragazzino a quattordicianni? Bene, vi sposate stasera e andate con l'autoscontro insieme domani, inshallah! L'islam ¨¨ semplice! Non esiste il ma-dopo-se-litigano-e-come-si-fa? Ognuno ¨¨ responsabile delle proprie azioni, si possono fare alcuni errori nella vita e questo ¨¨ normale, ma si possono fare a quarant'anni come a quattordici e prima o poi bisogna prendere la vita seriamente... Meglio prima. E cmq seriamente non significa "tristemente", anzi!
Il mondo islamico non ¨¨ triste, maschilista e anacronistico. Al contrario ¨¨ un mondo in fermento, egualitario e per molti aspetti avanguardistico rispetto a quello occidentale. Ha regole diverse, questo ¨¨ chiaro. Alcune conquiste della donna contemporanea come l'istruzione, il divorzio e il mantenimento appartenevano al diritto islamico gi¨¤ nel 622. Certo, se guardiamo la Nigeria o, lo ammetto - simpatie a parte - l'Afganistan, ¨¨ evidente che questi diritti sono stati in realt¨¤ totalmente negati, ma anche in Italia ogni giorno la Costituzione viene negata, o per un motivo o per l'altro, ma questo non significa che non esiste e che non sia comunque un fondamento, un punto di riferimento sia per le istituzioni che per i cittadini... Provocatoria come al solito, lo so. Il problema ¨¨ che ci¨° che tu desideri per i miei fratelli (una democrazia di tipo occidentale, giusto?), io lo rifiuto con tutte le mie forze, perch¨¨ per me non esiste democrazia senza teocrazia. Una contraddizione? Dio ci ha fatto liberi di scegliere, ma la vera libert¨¤ sta nel divenire totalmente sottomessi al Suo ordine cosmico. Musulmani, appunto.
Anch'io a quattordici anni andavo con le macchinine con il tipo che mi piaceva. Ogni sera aspettavo che arrivasse e mettevo i gettoni da parte per consumarli tutti con lui. Non c'era chiss¨¤ cosa. Niente di male. Ma era un'esistenza complicatissima e credevo che non sarei cresciuta mai e che non mi sarei mai sposata e che non avrei avuto figli e che avrei viaggiato tanto e che sarei diventata ricca e famosa. E avevo il peso di tutte le aspirazioni dei genitori, dei parenti e degli amici di famiglia e ti senti che devi essere quasi un trofeo, la speranza di una generazione. E invece.
lunedì, luglio 28, 2003, 22:39
Pranzo a Parigi, cena ad Amman. Poi dicono che gli inviati se la passano male. Sono i momenti come questo, con il tramonto che esalta la bellezza sinuosa e sacra delle moschee, che vale la famosa battuta: “fare il giornalista? E’ sempre meglio che lavorare”. Anche domani mi fermo in Giordania, prima di affrontare i mille chilometri duri e pericolosi fino a Baghdad. Li’, sara’ un’altra storia. Un marine ucciso anche oggi, situazione al limite del caos, caldo soffocante, rabbia, dolore, fame. In Iraq sara’ come stare in un altro mondo. Ma torno volentieri, nonostante rischi e disagi, pronto a raccontarlo.
lunedì, luglio 28, 2003, 22:33
Non gli bastava far torturare i calciatori della nazionale irachena se perdevano le partite. Una particolare crudeltà Uday Hussein la mostrava nei confronti dei suoi rivali in amore. Un ex boia del figlio del raìs ha raccontato la storia di due studenti dati in pasto ai leoni per aver posato gli occhi sullo stesso oggetto del desiderio del primogenito di Saddam. Secondo il boia, il cui racconto è stato riportato dal Sunday Telegraph di ieri, ad essere sbranati dalle belve sono stati due studenti di 19 anni. Non appena giunti alla lussuosa villa di Uday, i due ragazzi sono stati portati davanti alla gabbia dei leoni e costretti a entrare. «Ho visto la testa del primo studente venire letteralmente staccata al primo morso», ha detto l'uomo. «Quando hanno finito era rimasto ben poco, salvo ossa e pezzi di carne che non hanno voluto», ha aggiunto. Il boia ha detto di aver partecipato a decapitazioni di massa su ordine del primogenito di Saddam. In un solo pomeriggio ha visto rotolare 36 teste, inclusa quella di una donna incinta. La rivista statunitense “Newsweek” rivela invece che nella valigetta che Uday aveva con sè quando è stato ucciso c’erano scorte di Viagra, profumi e un profilattico. Inoltre Uday e il fratello Qusay avevano circa 100 milioni di dollari e dinari in contanti.
domenica, luglio 27, 2003, 19:25
Muoiono e tutti ne parlano. / Contenti o dispiaciuti, ne parlano. / Muoiono, alla fine, come muoiono gli eroi. / Qualcuno potrebbe anche permettersi di chiamarli "martiri", prima o poi... / Hanno fatto festa a Wall Street pronunciando i loro nomi. / Ma era proprio necessario ammazzarli? / Non più di quanto fosse necessario sterminare un popolo intero. / Lì,in Afghanistan. / Per le strade. / Nelle case di fango. /Sotto la polvere. /Nelle caverne. /Dentro le carceri. /Loro. /I "democratici"! /Centomila. /Duecento. /Mila. /Un milione... /Qualcuno lo sa quanti ce n'erano lì di Pashtun? /Qualcuno sa quanti sono stati i civili afgani morti sotto quei bombardamenti? /Qualcuno sa quanti erano quelli di altre Nazioni /che già c'erano /o che sono arrivati dopo per aiutare i Pashtun? /Morti, tutti morti. / Ragazzini. /Diciotto anni, /diciannove. /Ventiquattro. /Uomini. /Fratelli. /Pensate davvero che fossero talmente cattivi /da meritare la morte? /Addirittura più cattivi di questi due? /Cattivi perchè facevano sgozzare le persone in mezzo ad una piazza? /Gli Americani non ce l'hanno una piazza che possa contenere tutto il mondo! / Per questo usano la tivvù. /Per questo ci fanno vedere le foto. /Mica però ci viene in mente di sterminarli tutti, /quei criminali, /perchè sono incivili /e mica ci viene in mente che dobbiamo andare lì, /in America, /ad insegnargli un po' di democrazia, /a questi barbari sanguinari!!?! /Io non piango per Uday e per Qusay, /non ho tempo. /E non mi va. /Ma condanno con tutte le mie forze il terrorismo /senza legge, /senza tribunali, /senza regole... /Condanno quei terroristi americani /che hanno compiuto e rivendicato la strage di Mossul. /Quattro persone morte, /tra gli altri anche un ragazzino di quattordici anni. Alhamdulillah
Anch’io sono, naturalmente, dalla parte della vita contro la morte. Ma sono costretto a ricordarti soltanto che Qusay, da quel che si dice in Iraq soprattutto Udai, non sono tipi da piangere. Perche’ hanno fatto piangere molte volte.
domenica, luglio 27, 2003, 13:10
Parto domattina all'alba. Solito tragitto: Parigi, Amman poi Baghdad. Non servono molte parole. E' il ritorno di un cronista in un Iraq ancora pieno di lutti e di interrogativi. Cerchero' come al solito di raccontare tutto con coscienza e liberta'. Non sono cosi' presuntuoso da promettere verita', ma avro' gli occhi molto aperti e l'anima gonfia di curiosita'. L’appuntamento, naturalmente, e’ qui su questa pagina che si arricchira’ presto di nuove storie e di nuove immagini. Spesso ci si chiede cos'e' il blog. Per me e' questo, l'idea della comunita' , della condivisione, dello scambio. Senza filtri, se non quelli delle proprie opinioni, tutte rispettabilissime. Da tempo questo gruppo di amici lo definisco "tribu'" Mi e' arrivata poco fa una mail: credo che le rappresenti tutte.
LA TRIBU Ha posto fondamenta solide, sulla sua esperienza. La tribù è cresciuta; qualcuno la definisce virtuale, io preferisco pensarla agglomerato di carne e parole. Immagino un futuro, un luogo dove sarà possibibile crescere insieme. Come nel villaggio di Asterix: cordialità, rispetto della differenza, grandi falò e banchetti..magicamenente ognuno si trasforma in cantastorie, per confrontarsi e aiutare i meno fortunati. Per condividere piccoli universi. b*
giovedì, luglio 24, 2003, 17:00

Era proprio necessario uccidere i figli di Saddam? Si puo' gioire per la loro morte? E soprattutto: era giusto diffondere le foto impressionanti dei cadaveri sfigurati? L'orrore dell'odio
mercoledì, luglio 23, 2003, 14:52
È ufficiale, i due figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay , sono rimasti uccisi in uno scontro con le truppe americane vicino a Mosul. In una conferenza stampa, il comandante delle forze anglo-americane in Iraq, generale Ricardo Sanchez, ha confermato ufficialmente la notizia, dopo che “fonti multiple” hanno riconosciuto i due eredi del dittatore fra le quattro vittime dell’attacco americano in una casa che apparteneva al cugino del raìs.
Ho sempre detto, e lo ripeto, che l’incapacita’ di amare gli animali e’ spesso – per me - il sintomo preciso di poverta’ d’animo. Non so perche’, ma fra le tante nefandezze di Uday Hussein, e anche fra le tante sue stranezze da supericco (quell’auto tutta d’oro, per esempio) , ne ricordo una tutto sommato minima. Mi sono rimasti dentro, infatti, gli occhi spauriti dei suoi sette cuccioli di leone. Li ho conosciuti allo zoo di Al Zhaura, il grande giardino, dove li hanno portati subito dopo la fuga della famiglia Hussein. Pensate che nei primi giorni quei leoncini hanno patito le colpe dello scellerato padrone: nessuno gli dava da mangiare per odio contro il regime. Poi un inserviente giovane e generoso, Hashin, ha cominciato a curarli. “Hanno tanto bisogno di affetto” mi ha detto “si vede che non l’hanno mai avuto, erano solo un trofeo da esibire”. Certo, c’e’ di molto peggio nella storia di Uday, come del fratello Qusay, due tipacci di cui aveva paura, pare, addirittura il padre: cioe’ Saddam il sanguinario, ed e’ tutto dire. La cattiveria, per fortuna, non sempre si eredita e le colpe dei due dannati fratelli sono tutte loro. Altra storia, per esempio, riguarda le sorelle, Raghad e Rana, poco piu’ che trentenni, che hanno chiesto asilo politico in Gran Bretagna. Mentre tutta la famiglia abitava in ville a dir poco lussuose, loro se ne sono sempre state in un modesto appartamento di periferia, con i loro nove figli, in appena due stanze. Neanche a dire che hanno preso dalla madre che invece seguiva orgogliosa il marito rais, sfoggiando gioielli di tremila anni fa, come una regina. E non merita certo compassione.
domenica, luglio 20, 2003, 22:58
“Ci sarò certamente ogni giorno.. cerco ogni notizia possibile dall'Iraq da quando una persona a me molto cara è partita per partecipare alla missione Antica Babilonia.. forse questo mio interesse improvviso denota poca sensibilità, perchè solo ora, che tocco con mano il dolore di sapere qualcuno a cui tengo in Iraq, vedo diversamente le immagini che arrivano da quei luoghi! Siamo talmente abituati a vedere scorrere immagini di morte e distruzione in ogni telegiornale, che non ci si ferma a "vederle" davvero. Forse è più comodo non farlo! Adesso cerco di cogliere ogni sfumatura, ogni piccola notizia diventa importante e cerco di analizzarla. Spero di potermi presto mettere in contatto con questa persona, ma sicuramente questa esperienza mi sta insegnando ad essere piu’ sensibile”. (dai commenti, anonimo)
venerdì, luglio 18, 2003, 19:52
Allora, salvo imprevisti, la partenza per la nuova avventura irakena per ora e' fissata per domenica 27 luglio. Solito percorso: Amman, poi Baghdad (piu' tardi anche Nassiryia). Dunque per tutto agosto, per chi non sta in vacanza, e comunque e' attaccato al web l'appuntamento e' con questo diario. Cerchero' ancora di raccontarvi un Paese dove la guerra e' finita solo sulla carta, ma dove si continua invece a morire e soprattutto a star male.
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