Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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domenica, agosto 31, 2003, 00:56
Leggo. Leggo tutte le notizie sull'Iraq. Leggo le vostre mail. E i commenti, densi di analisi, anche intelligenti. Insomma, esisto.Ma ancora sono frastornato, ho bisogno di riprendermi per coniugare esattamente i pensieri. Stasera vicino casa mia, sul mare, c'erano i fuochi d'artificio. Al primo botto, quello d'avvio, ho fatto un salto. Mi sembrava di stare ancora a Baghdad. Non mi era mai successo.
sabato, agosto 30, 2003, 13:50
E' di almeno 125 morti e 142 feriti il drammatico bilancio dell'attentato dinamitardo che, venerdì, ha colpito Najaf, la città santa degli sciiti, situata nell'Iraq centrale, 180 chilometri a sud di Baghdad. Fra le vittime anche la principale autorità sciita irachena, lo ayatollah Mohammad Bager al-Hakim, leader della più importante organizzazione politico-religiosa della sua comunità, il Supremo Consiglio per la Rivoluzione Islamica in Iraq. Migliaia di sciiti scendono in piazza e giurano vendetta. Cosa succedera’ adesso in Iraq?
sabato, agosto 30, 2003, 11:24
Ancora sono frastornato dal ritorno e dalla stanchezza. Ma so che almeno vi devo un cenno. Eccomi qua, sano e salvo, mentre seguo l'evolversi della strage di Najaf, segno che l'Iraq lo si puo' abbandonare fisicamente ma non con la testa. Lì si sta scrivendo la storia prossima ventura e in qualche maniera ho il rimpianto di non raccontarvi da li'. Insomma, un attimo di pazienza e ne riparliamo. Di Baghdad e di altro, come sempre.
venerdì, agosto 29, 2003, 04:18
Aeroporto di Dubai, in attesa di prendere l'aereo per Amman. Ciao ragazzuoli. Il cielo e' limpido.
giovedì, agosto 28, 2003, 21:33
 Dubai come e’ adesso, di notte. Luci e colori. Qui sono gia’ le 23,30, abbiamo la sveglia alle 3 ma tanto sappiamo che sara’ molto difficile dormire. Prima tappa a Dubai, poi Roma. Siamo stanchissimi. Oggi abbiamo soprattutto dormito, salvo il rito ormai delle duecento docce e trecento bagni nella vasca, con il bagnoschiuma stile Hollywood. Ah, dimenticavo: abbiamo anche mangiato molto, tutti gli sfizi… aragosta, innanzitutto. Poi un piccolissimo giro per il centro commerciale solo perche’ fuori si scoppiava dal caldo. Piccoli soliti vizi da zingari. E solita strada del ritorno. Consapevoli che sara’ pure quella della prossima partenza e poi ancora del ritorno. Tutto uguale? No, la magia e’ questa. Mai uguale. Senno’ non saremmo gabbiani. Ogni volta la terra, con le persone che vi abitano, sembra diversa vista dal cielo.
Ripensando al caldo atroce, anche a quest'ora, riflettevo. Qui siamo nel Golfo. Stessa terra dei teatri di guerra, stesso deserto, stessa cultura, stesse facce, stesso maledetto petrolio. Ma qui il petrolio ha fatto ricchi almeno tutti quelli che hanno la fortuna di abitarci (cioe' gli arabi, gli altri sono trattati come schiavi ma comunque guadagnano bene e hanno una vita dignitosa), nelle altre terre invece la ricchezza e' rimasta patrimonio di pochissimi. Questi arabi qui, degli Emirati, sapete gia' che non mi piacciono ma almeno i soldi del petrolio li hanno spesi per rendere il Paese com'e', oggettivamente bello e comodo, fin troppo comodo. Li' i signorini Udai e Qusai, pace all'anima mussulmana loro, i soldi li spendavano per i capricci. Mentre gli irakeni non hanno praticamente niente. Acqua, luce, da mangiare...niente. Al di la' delle colpe degli americani, piu' ci penso e piu' Saddam non mi piace.
giovedì, agosto 28, 2003, 17:02
Ho seguito il tuo servizio in tv circa l'attacco subito dai cosiddetti ladroni che hanno sparato prima alle gomme della vs auto, poi ad altezza d'uomo. maggiori dettagli li ho avuti dai giornali. Ma non vi è stata assegnata una scorta armata ? l'azione subita non potrebbe essere un avvertimento messo in atto da qualche fazione in campo per servizi giornalistici poco graditi ? ritenevo che dopo la caduta di Saddam la situazione in Iraq potesse essere ricondotta lentamente all'ordinaria amministrazione, invece mi sto rendendo conto che ancora c'è molto da fare per raggiungere una parvenza minima di vivere civile. Giancarlo
Sono entrato nel tuo sito tramite *splinder* in quanto proprio l'altro ieri sono andato a farmi anch'io la mia pagina *blog*. Che dire? Innanzitutto i miei migliori auguri per la tua permanenza in Iraq, e poi vorrei dire tante di quelle cose per quanto riguarda questa schifosa guerra che tanto hanno voluto gli americani, che temo di andare sopra le righe. Spero soltanto che tutto finisca piu' presto possibile anche se penso che cio' durerà per molti anni. Sono addolorato nel vedere le persone comuni patire per questa ennesima violenza che noi occidentali abbiamo in quel paese portato. Sono addolorato per le vittime della guerra, sia per gli iraqueni che per i gli americani ed inglesi. Ma il popolo irakueno questa guerra non l'ha voluta, difendono solo il loro territorio e l'occupazione americana, si dico solo americana in quanto solo loro l'hanno fortemente voluta. Ma che lasciassero perdere anzitempo e recuperare il salvabile e farla finita una volta per tutte, con questa arroganza e spavalderia che vanno seminare morte in tutto il mondo. Vincenzo
I MORTI SONO SEMPRE TROPPI E SEMPRE INUTILI. Streghina
Siamo praticamente tornati in patria contemporaneamente. Io faccio fatica a tornare ai ritmi occidentali, tutto qui è scontato.. mi sembra strano poter fare la doccia e dormire su 1 materasso. Mi manca tutto della Thailandia..Barbara
giovedì, agosto 28, 2003, 16:32
Al Tg2 qualche giorno fa hanno presentato un "esperto di questioni internazionali" (ora, io non ci capisco nulla di calcio, di semiotica e non faccio parte del circolo degli accademici di italianistica... Ma sulle questioni internazionali ho un'informazione un po' superiore alla media, leggo regolarmente le riviste, vado ai convegni, seguo le pubblicazioni, ecco quel signore mi risultava un assoluto sconosciuto) che e’ riuscito a contraddirsi due volte in pochi secondi: prima ha detto: "Il vero problema in Iraq e’ che non pare esistere un'unica regia dietro gli attacchi alle forze anglo-americane...", l'intervistatore pochi secondi dopo gli chiede: "E se ci fosse una sola regia?" e tu t'aspetti che il tipo dica "Beh, allora si potrebbe...". No, con aria olimpica di megaesperto e usando un linguaggio che lo porterebbe alla bocciatura al primo esame di Relazioni Internazionali: "Allora sarebbe un fatto gravissimo che...". Ovviamente nessuna spiegazione del perche’. Ho notato (almeno le eccezioni sottolineamole) che tu Pino non usi quasi mai il termine "terrorista" nei confronti della resistenza irachena. Cosa che invece fanno i tuoi colleghi. Un inviato Rai di cui non ricordo il nome ha addirittura detto piu’ di una volta che le tattiche irachene sono "terroristiche" (imboscate, agguati, ecc.) quando ovviamente si tratta di "guerriglia". Alberto Stracuzzi
giovedì, agosto 28, 2003, 10:07
Ok Pino, leggo che tu, Norberto e gli amici, rientrate. Fine turno anche per voi e credo che in questo turno ne avete passate abbastanza. Ho lasciato il Borgo, l'ospedale attendato qualche giorno prima di voi, ma la mia mente bagola ancora per i vicoli del Borgo, microcosmo di sofferenza, in un macrocosmo che non ho ancora capito (e forse non capirò mai) se sarà capace di metabolizzere il suo conflitto, se esploderà come esplose Beirut, o se invece sarà capace di sopravvivere a se stessa, agli americani, a noi occidentali ecc. Comunque sia ci si rincontrerà ancora,...ai piedi di una montagna che frana, ..davanti ai resti di un aereo,...o a cercarfe di capire perchè solo una fottuta scuola piena e crollata alla prima scossa della terra. Ci rincontreremo Pino, magari a baruffare con Moscardini o a chiaccherare in una mensa che ricorda più un bagno turco che non un luogo di ristoro. Comunque ci rincontreremo, perchè questo e il nostro lavoro, noi a rabberciare autisti, scavare macerie, dare una tenda e un pasto a chi a perso tutto e tu, anzi voi tutti a raccontare, ciò che accade. Non smettete mai di raccontare,...anche quando le cose no succedono, se c'è una speranza che meno cose accadano e solo che la gente si renda conto, che se forse le cose non sono evitabili, i danni si, quelli si si possono ridurre. Alla prossima Pino.
Alberto (ora) da Milano - Croce Rossa Italiana
Un giorno scrivero' molto di questi eroi. Alberto lo chiama il Borgo, con affetto, quasi con dolcezza, dando a quel posto infernale un nome quasi civettuolo. Era (e') in realta' uno spiazzale di cemento infuocato, al centro della zona piu' critica di Baghad, dove ogni notte piovono decine di pallottole in ricaduta. E dove la fila del dolore e' interminabile. Quel posto, "italian red cross", e' diventato il posto dell'ultima speranza. Bambini bruciati, donne in fin di vita, uomini crivellati. E per tutti l'estremo tentativo di salvezza, anche quando le speranze erano pochissime. Mesi chiusi la' dentro. Terribile. Molto peggio di noi. Tutti volontari. Gente speciale, molto speciale.
giovedì, agosto 28, 2003, 00:04
Dopo ore di deserto, qualche piccola paura, un lungo viaggio sul C-130, un po’ di problemi alla dogana degli Emirati per i satellitari, una corsa in taxi da Abu Dhabi…ed eccomi a Dubai. Stravolto. Ma lo spettacolo dalla finestra e’ stupendo: il mare. Le luci. Giusto un saluto. Ma sono squassato dalla stanchezza. Qui sono le due di notte e la giornata oggi e’ cominciata prestissimo. Stamattina stavo ancora a Baghdad e gia’ mi sembra di stare sulla Luna. Ma non dimentico l’Iraq, come potrei? Intanto vi penso.
mercoledì, agosto 27, 2003, 00:16
Nella guerra contro il terrorismo "nessun Paese può restare neutrale". Lo ha oggi detto, parlando a St. Louis, nel Missouri, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Anche la missione in Iraq rientra nella guerra al terrorismo. Per questo "una ritirata dall'Iraq equivarrebbe a una sconfitta di fronte al terrorismo: non ci sarà alcuna ritirata".
Il terrorismo. Come se tutti gli afghani fossero terroristi, o gli irakeni … e se si accorge che anche in Francia c’e’ un sacco di gente balorda? E tutti gli islamici che arrivano in Italia? Tutto rientrerebbe nella guerra al terrorismo. Siano fritti.
martedì, agosto 26, 2003, 23:49
Lascio l’Iraq sapendo di allontanarmi da una situazione ancora difficilissima e pericolosa, ma anche molto stimolante per chi ha voglia di capire e di raccontare. Forse stavolta Baghdad mi e’ entrata piu’ dentro, rispetto alla prima volta che l’ho rifiutata. Probabilmente perche’ la conosco ormai e dunque so sopportarne anche gli aspetti negativi.
Per uno che fa il mio mestiere non e’ mai un addio. Perche’ questi sono posti dove tornare. Certo che l’Iraq, come l’Afghanistan, continuero’ a seguirlo con molta attenzione perche’ ogni notizia che leggero’ da lontano potro’ “vederla” con gli occhi di chi riconosce luoghi e persone. Se sapro’ di una bomba, avvertiro’ il vero senso di quello che succede, perche’ so perfettamente che significa svegliarsi (o addormentarsi) con un’esplosione.
Domattina ripercorrero’ la strada per Nassiryia cercando di non incontrare altri predoni. Finche’ proprio non decidero’ che, insomma, questi bagagli tocca farli, staro’ ancora un po’ qui con voi. Poi ci risentiremo da Dubai. Insciallah.
L’ultima foto l’ho scattata oggi pomeriggio dalla mia finestra dello Sheraton. Di fronte, il Palestine. Sotto, il Tigri: un fiume indimenticabile.
martedì, agosto 26, 2003, 18:10
Con la morte odierna di una soldato Usa il numero dei militari statunitensi morti dopo la fine ufficiale della guerra ha superato quelli deceduti durante il conflitto. Secondo le cifre ufficiali del Pentagono, dal 20 marzo al primo maggio ci sono state 138 vittime, mentre dal primo maggio al 26 agosto 139(ma c’e’ chi dice 146); per un totale di 277. Dunque, da quando il presidente Usa, George W. Bush, ha annunciato al mondo la vittoria sull'Iraq i militari americani sono morti al ritmo di 1,18 al giorno.
martedì, agosto 26, 2003, 08:56
Dall’ultima intervista a De Mello, quasi un testamento, trasmessa ieri sera da Raiuno.
"Ci troviamo a Baghdad e ci rendiamo conto, qui e adesso, dove al di là della tragedia della dittatura sanguinaria di Saddam Hussein, c'è un progetto ambizioso della costruzione di una società democratica, aperta, tollerante, fondata su una costituzione. Un progetto che accomuna gli iracheni, la coalizione, le Nazioni Unite".
lunedì, agosto 25, 2003, 23:17
Insciallah…domani dovrebbe essere l’ultimo giorno di “Baghdad 2, il ritorno”. Dopodomani mattina, mercoledi’, dovrei infatti andare all’aeroporto di Talil per volare fino negli Emirati e poi …insomma finalmente a casa. Onestamente sono felice di partire per molti motivi, soprattutto uno: la stanchezza. Quest’agosto irakeno e’ stato molto duro, sia professionalmente (ma questo mi spinge a tornare ancora) sia a livello ambientale e climatico. Per ambiente intendo le sparatorie, i morti e tutto quello che vi ho raccontato giorno per giorno, compresa la grande paura personale. Per dare l’idea della temperatura basta dire che siamo andati da un minimo di cinquanta a un massimo di sessanta gradi (all’ombra).
Fra le immagini che porto via c’e’ senz’altro questa, abituale: un venditore di ghiaccio. Ti si mettono all’improvviso davanti l’auto (quando vedono un’auto grossa) e ti offrono un pezzone di ghiaccio che puoi mettere in un contenitore del portabagagli. Cosi’ quando vuoi bere trovi l’acqua fresca. Se non c’e’ il ghiaccio dopo un minuto e’ bollente. Non so quanto costi il pezzo di ghiaccio, ha sempre pagato Mahdi, ma deve costar poco: ho sbirciato, pochi biglietti da 250 dinari (per fare un dollaro ce ne vogliono sei, anche sette).
Quando uno di noi (zingari) va via non fa mai i bilanci ma pensa a tutto quello che non ha fatto. Ho ancora un giorno per vedere le cose che non ho visto neppure stavolta e per parlare con tutte le persone con cui non ho parlato. Sembra sempre l’ultima volta. Talvolta lo e’, spesso si ritorna.
lunedì, agosto 25, 2003, 19:03
Quello che e’ successo a Najaf puo’ mettere in crisi un’unione difficile, faticosamente raggiunta, forse e’ in ballo il futuro stesso dell’Iraq. C’e’ molta rabbia oggi nella citta’ santa, e minacce. L’attentato all’ayatollah al Hakim e’ considerato un atto contro tutta la Mariaiyah, il gran consiglio, e gli sciiti promettono morte ai nemici. Certo l’Iraq continua a ribollire. Anche oggi ci sono stati attacchi contro le truppe americane, a Samarra, Kirkuk e a Ramadi mentre Baghdad ha vissuto una giornata di grande paura. E’ stato scoperto un grosso quantitativo di esplosivo sotto uno dei ponti principali del Tigri, quello della Repubblica.Forse e’ stata sfiorata la strage.Al di la’ del ponte c’e’ l’ex palazzo presidenziale, base ora del comando americano. Tutti sono ormai a rischio. Anche la Croce Rossa internazionale che ha ricevuto minacce dirette ed ha deciso di ridurre drasticamente il personale come mi ha confermato la portavoce, Nada Doumani. “Resteranno 750 dipendenti , di cui soltanto una piccola parte, cinquanta, stranieri, gli altri sono tutti irakeni”. Nonostante i rischi (e’ arrivata intanto la terza rivendicazione della strage firmata da un gruppo legato ad al Qaeda) hanno ripreso a lavorare a pieno ritmo i funzionari delle Nazioni Unite, raccogliendo l’esempio di un grande uomo di pace, De Mello. Queste sono le sue ultime parole, quasi un testamento. "Trasformare le sofferenze del passato in una vita libera, sicura, tollerante e democratica. Questo e' il progetto della Nazioni Unite per il nuovo Iraq"
lunedì, agosto 25, 2003, 09:02
Ti conosco per qualche servizio visto su questa e altre guerre, come del resto tante altre persone. Non so come mi sono imbattuto su questa cronaca quotidiana "alternativa" che seguo su internet ormai ogni giorno e che apprezzo perchè fuori dall'ufficialità del linguaggio televisivo. E' incredibile come questa guerra lontana ( ma lo sarà poi così lontana?) stavolta mi abbia preso così tanto.... Non lo so! Ho deciso di accettare la proposta della croce rossa italiana di raggiungere la missione militare italiana a Nassyrja per continuare a fare il mio lavoro di medico li, in un posto scomodo. E' la mia prima missione all'estero importante, fino ad ora le guerre erano passate da li ma al mio arrivo ve ne erano solo le conseguenze sulla popolazione. Stavolta è diverso! Speriamo bene... Di mio ci metto tutto quello che so fare da 5 anni a questa parte e la buona volontà, per il resto..... sono in buone mani! Sono sicuro che ci vedremo li per una stretta di mano. Stelio
Ce ne fossero ancora di persone cosi’.
domenica, agosto 24, 2003, 19:58
Cosa si nasconde dietro la nuova, feroce ondata di terrorismo? Damanda di stringente attualita' alla quale risponde "Vinta la guerra, persa la pace", lo Speciale del TG1 in onda stasera, , alle 22.50 su Raiuno. Collegamenti con Pino Scaccia da Baghdad, Claudio Pagliara da Gerusalemme, Monica Maggioni da New York e Marco Varvello da Londra.
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