Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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domenica, dicembre 14, 2003, 20:20
Qui in Somalia sono le due e mezzo del pomeriggio, in Italia le dodici e trenta. Trovo, con grande difficolta’, la linea e non risponde nessuno in redazione. M’infurio. Riprovo. Dopo qualche tentativo finalmente rispondono. “Hanno preso Saddam”. Capisco. Poi guardo alla Cnn quella faccia da vecchio, la rivedo mille volte, e proprio non riesco ad associarla al pericolo numero uno del mondo, al massimo il numero due dopo Bin Laden. Bush sara’ contento adesso. E, da vecchio cronista, ho il rimpianto di non aver assistito direttamente all’evento. Pensare che a gennaio tornero’ in Iraq. Potevano aspettare le feste, almeno.
mercoledì, dicembre 03, 2003, 15:28
Oggi è domenica. Ancora mi ostino a tenere il conto dei giorni, ma non serve. Ogni giorno è uguale all'altro qui nel deserto. Sono al lavoro dalle sette e mezzo dopo aver finito ieri a mezzanotte. Se non farà molto freddo, alle 18 avrò da distrarmi con il torneo di beachvolley che gli americani hanno organizzato. Iraqi
Ieri per il giornale ho dovuto mettermi in contatto con la madre di un tenente dei carabinieri che si trova a Nassirya. Ho bussato alla sua porta. Non ha voluto parlare. Solo qualche parola per presentarmi, forse nemmeno il tempo di farle capire l'intenzione di raccontare la missione di suo figlio. Il tenente fortunatamente sta bene, non si trovava nei pressi dell'attentato, era a qualche km di distanza. (queste informazioni le abbiamo avute dai suoi superiori...). Mi sono stupita. Alessandra
Perche' stupirsi? I giornalisti non sempre sono amati, specie in certi momenti.
Cosa succede in Iraq? perchè attacccano continuamente e tutti quei morti ,ora anche italiani (non che "valgano" di più) ci aiuti a capire. sono molto angosciata non mi resta che pregare Streghina
Te che conosci bene quelle zone, cerca di scovare dove sono quel disgraziato di Saddam, Bin Laden e compagnia. Bisogna fargliela pagare. Oreste
Mi sopravvalutate. Cosa succede in Iraq e' abbastanza evidente, dove sono Saddam e Bin Laden lo sa solo Allah. Forse.
Caro Pino, guardo i suoi servizi del tg, consulto il suo blog. Ho imparato a stimarla come giornalista e come persona forse perché quando il mio ragazzo era in Afghanistan lei, caro Pino, con i suoi articoli e le sue parole ha avvicinato Roma a Khowst. Ieri quella tragedia in Iraq. Ho pianto tanto perché immagino cosa voglia dire aspettare la persona che sia ama per mesi e poi perderla per una guerra crudele e senza regole. Mi sento vicina a quelle famiglie e tutti loro sono nelle mia preghiere. Non si dovrebbe morire quando ci si ama. Daria
Poco tempo fa il mio ragazzo è tornato dall'Iraq dove era da giugno; superfluo dire quanto questa notizia mi abbia scosso. Non riesco a non pensare a queste vite spezzate, non riesco a non pensare al dolore di queste famiglie! Non riesco a non pensare a quanto alto era il rischio che correvano realmente questi ragazzi. Non riesco a non pensare che, se il Destino avesse voluto, il bambino che sta crescendo in me non avrebbe avuto un padre. Davvero questa vita possiede due facce opposte; una è gentile, tenera come uomo che amo, l'altra è ingiusta, impietosa, inesorabile come la morte di queste persone.Solo una cosa ancora vorrei dire; i ragazzi che sono lì sono prima di tutto singole persone che credono nella pace. Maria
IO HO PIANTO TANTO DURANTE LA NOTTE. TI SPIEGO IL PERCHE', SON MORTI QUESTI SOLDATI ITALIANI GIUSTO? LA TELEVISIONE AMERICANA NON HA SPRECATO NEMMENO UNA PAROLA, CNN UN PAIO DI MINUTI, CIAMPI E' IN WASHINGTON E QUI NESSUNO DICE NIENTE, HO UNA RABBIA E ME LA SONO ANCHE PRESA CON DANIEL CHE NON C'ENTRA NIENTE. DANIEL HA CHIAMATO LA STAZIONE TELEVISIVA CHIEDENDO COME MAI NON SI E' FATTO NESSUN CENNO AI SOLDATI ITALIANI MORTI,CONSIDERANDO CHE LA TELEVISIONE ITALIANA SEMPRE COMUNICA SE QUALCHE SOLDATO AMERICANO MUORE, E SAI COSA HANNO DETTO, CHE E' UNA NOTIZIA IRRILEVANTE, NON RIGUARDA I FATTI DICIAMO DI CASA NOSTRA!!! HO UNA RABBIA CHE NON TI DICO, CONTINUO A GUARDARE RAI INTERNATIONAL E QUELLA AMERICANA CONTEMPORANEAMENTE SPERANDO AD UN ACCENNO DA PARTE DEGLI AMERICANI, MA NIENTE PARLIAMO DI ALTRE COSE. Ecco cosa mi ha scritto una mia amica compaesana che vive in America. Lei è sposata con un americano che ha conosciuto a Sigonella (Sicilia) e che ha prestato servizio militare di carriera ed è stato anche lui in Iraq fino a pochi anni fa e che adesso siccome ha contratto una malattia grave in guerra e si tratta di un contagio chimico di natura sconosciuta e adesso e disoccupato e percepisce una misera pensione di 800$ al mese e che in America fanno quasi la fame adesso, tanto non ha più niente da dare e fra non poco sopraggiungerà per lui anche la morte. Si la morte, in quanto gli vengono delle crisi dove anche alle volte anche il cuore gli si blocca e non può svolgere nessun tipo di lavoro per le cause già spiegate. Lascio a te ed a chi altri mi leggono per trarne un giudizio. Enzo
Sono un ufficiale dell'aeronautica che ha partecipato a missioni all'estero. Voglio esprimere il rispetto piu alto per i militari deceduti ed anche per quelli sopravvissuti, inoltre voglio sottoliniare che le polemiche di questi giorni non hanno luogo di esistere in quanto una cosa sono le scelte politiche ed altra cosa sono i militari i quali esguono semplicemente il loro dovere in patria e all'estero e la stragrande maggioranza di loro, vi posso assicurare, lo fa per amore del proprio lavoro solo per questo. Inoltre voglio ricordare che noi italiani quando andiamo in missione sappiamo piu di ogni altro contingente apportare davvero solidarietà ai popoli martoriati. Quindi basta ad offendere le scelte che quei valorosi uomini hanno fatto. Meritano rispetto ed un ringraziamento in quanto il loro sacrificio ci ha fatto ricordare che siamo italiani, gente straordinaria. Quello che ha mio parere andrebbe criticato non sono le missioni all'estero che ci fanno onore, ma le questioni interne ed il nostro buonismo nei confronti di certa gente che sul nostro territorio si permette di affermare frasi fuori luogo e fortemente contrastanti con le nostre tradizioni. Integrazione si, ma anche rispetto per la nostra storia e per le nostre origini, in quanto non dobbiamo dimenticare che l'Italia è nata con il sacrificio dei nostri nonni e della gente che l'ha resa grande lavorando, sacrificandosi ed apportando bene in ogni parte.Siamo fieri di essere italiani, e adoperiamoci affinche questo nome, anche in rispetto di chi come i carabinieri hanno dato la vita, possa splendere sempre.Francesco.
ho spento la tv, mi spiace ma non ho ho voglia di sentire chiacchiere, vedere le espressioni di circostanza..... preferisco stare qui dove ci sono cuori sinceri......Patrizia
Bieca e vile espressione dell’aberrazione umana, il terrorismo continua a manifestarsi, dopo l’atto sanguinis, in molteplici aspetti, e seguita a produrre e riprodurre i propri effetti per lungo tempo. Come un proiettile che, apertosi, sparge la propria polvere da sparo, così il terrorismo si spinge lontano, trascinato da venti e da correnti, ora favorevoli e ora contrarie. E allora Biagi e d’Antona, con le loro vite spezzate sulla strada di una involuzione che solo qualche idiota si cimenta nel chiamare rivoluzione; Biagi e d’Antona (per restare alla storia recentissima), sottratti alle loro famiglie per non si sa quale debito contratto con fantomatici e abietti salvatori del proletariato, non sono le uniche vittime della tragedia di menti allo sbaraglio. Ci pensavo stamattina, quando vagavo per agenzie di lavoro interinale alla ricerca di non so quale ultima briciola di quale contratto residuale. Ci pensavo stamattina, con la rabbia e lo sgomento di chi ha dentro di sé l’impotenza e l’angoscia di un orizzonte sempre più lontano. Dentro di me producevo ed elaboravo, sulla scia di vissuti incrociati sul mio cammino, tesi ed antitesi contro quella che tutti conosciamo come Legge Biagi. E ricordavo, nel frattempo, di quando mi fu dato dell’amico dei terroristi per il solo fatto di aver verbalmente protestato contro una legge che ritengo dannosa e incivile. Ecco, signori terroristi,io metto sul vostro conto questo ennesimo capo d’accusa: con le vostre pistole ci avete tolto anche il diritto alla vita, politica e sociale. Voi che pronunciate la politica, nei vostri documenti, e non vi accorgete di come quel vestito vi stia male addosso, come un incendio della macchia mediterranea. Ivano LaVocedelSud
martedì, dicembre 02, 2003, 21:04
La notte è trascorsa nell'oscurità. Il nostro campo era intenzionalmente lasciato al buio. Ogni luce era spenta. Il cielo che si vedeva era diverso, pieno di stelle. Alzando lo sguardo in alto sono rimasto per un pò a pensare. Ragazzi come me, che hanno trascorso gli ultimi mesi in questo posto, vivendo questa parte della loro vita tra sforzi e disagi, per poi lasciarla andare via..."... e capire di essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale."
Questo e’ un post importante. E’ tratto dal blog “Iraqi” scritto da un militare italiano a Nassiryia. Righe scritte con l’anima. E poi l’ultimo post di ieri che da’ il senso della missione in Iraq e soprattutto da’ delle risposte.
Ci sono momenti in cui il bene ed il male si confondono, ci sono momenti in cui la rabbia prevarica l'idea originaria, ci sono momenti in cui è naturale chiedersi perché... Essere in un paese ostile per il bene dello stesso.. è un paradosso... Ma bisogna tenere in mente che non è il paese ostile, ma una minoranza di chi lo popola... Essere militari significa credere fortemente nella pace, al contrario di quello che alcuni pensano. Iraqi
Un posto maledetto. Lo hanno sempre definito un posto maledetto, crocevia durissimo di traffici e malaffari. Nassiryia, un milione e mezzo di abitanti, economia prevalentamente agricola ma vocazione a ogni tipo di mercato, soprattutto quello illecito che viene dal sud, ha sempre rappresentato un grande paradosso. La convivenza di una popolazione totalmente sciita con la frangia piu’ dura dei feddayn, i guerrieri di Saddam. Lo sanno bene gli americani che proprio qui hanno trovato l’unico autentico ostacolo all’avanzata verso Baghdad: quattordici giorni e molti morti per superare uno dei tanti ponti sull’Eufrate. Battuti i feddayin, sono rimasti gli sciiti con cui i militari italiani sono riusciti subito a stabilire un ottimo rapporto nell’unico modo efficace per conquistare stima e sicurezza: ripristinando i servizi essenziali, ricostruendo strade, ospedali, scuole. Raccogliendo riconoscenza e garanzia di sicurezza come ci ha spiegato lo sceicco piu’ importante della zona, un capotribu’. “Finalmente gli italiani portano la pace” ci ha detto ripetendo quello che dice la gente, al suk. Ma non e’ bastato evidentemente, perche’ l’Iraq resta un Paese ingestibile, dove gli sciiti fanno la guerra agli americani ma prima ancora si fanno la guerra fra loro come dimostrano la strage di Najaf e appena due giorni fa l’omicidio di un dirigente a Sadr city, l’enaclve sciita di Baghdad. Un Iraq dove poi ci sono i sunniti, gli ultimi fedelissimi del regime, i curdi. E poi l’incubo di al Qaeda.
Attacco annunciato? C’e’ chi sostiene che l’allarme c’era stato. Un allarme preciso su un attentato contro i militari italiani. Lo sceicco piu’ potente, dicono, di Nassiryia, Ali Al Munshed, avrebbe mandato un fax alla polizia irakena cinque giorni fa. “Non erano certo indicati l’ora, il tipo di attentato e l’obiettivo ma voci ricorrenti che parlavano di un attacco diretto ai vostri soldati” chiarisce ora lo sceicco. Ma quel fax alle autorita’ militari italiane non e’ mai arrivato. Sicuramente la polizia irakena non lo ha inoltrato ne’ ha informato nessuno, secondo le dichiarazioni del portavoce del contigente, colonnello Gianfranco Scalas. “Nessuna informazione, assolutamente” conferma. “I rapporti con gli sceicchi sono frequenti ma nessuno ci ha avvertito. L’ultimo incontro e’ avvenuto il 9 novembre ma in quell’occasione ci hanno chiesto armi, come spesso succede”. L’informazione non era arrivata neppure, attraverso le fonti di intelligence, ai comandi dei carabinieri e dello stato maggiore della difesa, come hanno dichiarato pubblicamente il generale Bellini e il generale Fraticelli. L’ipotesi della strage annunciata sembra dunque smentita. Al di la’ delle minacce di tipo generale e dei rischi ben noti, non c’era stata nessuna indicazione diretta. Segnali fisiologici, insomma, per una zona di fatto in guerra. Nessuno sapeva che l’altro ieri mattina all’improvviso si sarebbe scatenato l’inferno. Soprattutto nessuno lo ha detto agli italiani.
Il dolore di Ciampi. Un abbraccio lunghissimo, stretto. Parole piene di lacrime appena sussurrate all’orecchio. Il presidente Ciampi ha pianto insieme al padre del maresciallo Trincone, ne ha raccolto la disperazione, ha tentato parole di conforto. Il capo dello stato e’ rimasto oltre mezz’ora nel sacrario del Vittoriano. Insieme alla moglie Franca si e’ inchinato e ha pregato su ogni bara. Ha abbracciato vedove e orfani, con ognuno ha parlato, ha chiesto da dove venissero offrendo a tutti la disponibilita’ a fare qualcosa, ha cercato di trasferire coraggio in persone colpite da un dolore infinito, rappresentando i sentimenti di tutto il Paese. Sono stati momenti di grande cordoglio. L’Italia che si stringe attorno alle ultime vittime del dovere. Oltre a Ciampi stamattina alla camera ardente dei caduti di Nassiryia c’erano le piu’ alte cariche istituzionali: il presidente del consiglio Berlusconi, i presidenti delle due camere Pera e Casini. E poi ministri e leader di partito. Un lungo abbraccio, senza distinzioni, una commozione piena di un silenzio che, mai come stavolta, e’ stato molto piu’ pesante delle parole.
Il coraggio. "Non fuggiremo davanti a dei terroristi assassini, anzi li fronteggeremo con tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l'impegno dell'Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, e' orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignita' per ogni popolo, cultura e religione". E' uno dei passi centrali dell'omelia pronunciata dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei nella messa di esequie per i caduti di Nassiriya”.
Stanotte non ho voglia di parole. Ne ho sentite e dette tante. Domani ne sentiremo e ne diremo molte altre. Il presidente Ciampi ha dimostrato che i silenzi spesso sono piu' forti. Sono andato a guardare le foto scattate qualche mese fa a Nassiryia. Mi ha colpito questa dell'Eufrate: ricordo il momento in cui l'ho catturato, stavo a pezzi. E' il mio modo di non abbandonare un evento, e un grande dolore, evitando pero' di parlarne.
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