Baghdad Cafè
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Racconti dal nuovo Iraq
Blogger: scaccia
PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità

La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.

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Numero totale di vittime dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003): 95.723
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E’ il mio primo giorno a Baghdad. Non ho ancora idee precise su cosa ho trovato. Sono frastornato dal gran caldo e dal sonno. Sotto il mio albergo, che sta proprio attaccato al “Palestine”, ci sono due carri armati e i bambini che giocano insieme ai marines. Però i colleghi mi dicono che sparano spesso nella strada accanto e ieri hanno assaltato la casa vicina. Sparano anche ai marines. Dunque, una situazione ancora molto complessa. Davanti alla finestra ho il Tigri e il verde che circonda il fiume e’ gia’ un conforto in una città che, per quel che ho visto finora, di magnificenza ha solo il ricordo.
Baghdad, 26 aprile 2003
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Cartoline irachene
































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venerdì, gennaio 23, 2004, 11:21

DSC02792

Il mio terzo viaggio nel cuore dell’Iraq ferito e’ cominciato da un colpo mortale. Appena arrivato a Nassiryia, direttamente da Pisa, sono andato a vedere cos’era rimasto della caserma dei carabinieri. Il cratere adesso e’ pieno d’acqua, ci sono ancora lembi di vestiti, e’ impressionante come sia stata ridotta una struttura che era fra le piu’ robuste della citta’. I carabinieri che mi hanno accompagnato erano ancora molto scossi : e sono passati due mesi e mezzo dalla tragedia. La nuova caserma sta al di la’ dell’Eufrate. E’ superprotetta ma garanzie di sicurezza da queste parti non esistono.

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lunedì, gennaio 19, 2004, 14:17

eufrate

La mia testa e' gia' li'. Penso a piazza della liberta' piena di gente. E di paura. Ripenso alla mia stanza allo Sheraton sperando che sia la stessa, perche' da' sul Tigri e soprattutto perche' il satellite funziona e poi anche perche' e' fuori tiro dei razzi. La partenza e' fissata per stanotte a Pisa. Voleremo direttamente a Nassiryia: almeno nove ore di c130 che non sono il massimo della comodita'. Nel blog di Alberto, che e' uno dei capi della Croce Rossa, responsabile del campo di Baghdad quando c'ero io, ho trovato un bel racconto sul Borgo. Una storia di vagabondi, come sono io. Da un lato capisce cosa significa fare una vita del genere, dall'altra ci invidia. E' un omaggio ai pazzi e mi piace riprenderlo quando sto per rituffarmi nel Borgo. Mi dispiace solo che quel Borgo adesso non c'e' piu', ma andro' a trovare i miei amici all'ospedale. Ma intanto domani incontrero' un altro zingaro, il colonello Scalas, a Nassiryia, vecchio amico. Ritrovero' l'Eufrate. Ma non ritrovero', purtroppo, tanti amici carabinieri, uccisi dall'odio.

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domenica, gennaio 18, 2004, 13:50

A Baghdad è di nuovo strage. Una autobomba, imbottita con 500 kg di esplosivo è saltata in aria nella capitale irachena, davanti alla sede della coalizione, presso la cosiddetta Porta degli Assassini, provocando una strage: 25 persone sono morte, 23 iracheni e due americani. È il primo attentato compiuto nella capitale dall'inizio dell'anno. La vettura della morte, un pick-up secondo un testimone, si era accodata dietro la fila - lunga 100 metri circa - delle altre auto che aspettavano di entrare nell'ex palazzo presidenziale di Saddam Hussein, dove Bremer ha installato gli uomini della Difesa. Poi l'esplosione, alle otto ora locale. I feriti sono 131, tra cui diversi in condizioni molto gravi.

Ogni volta che sto per tornare a Baghdad, come adesso, mi chiedo: stavolta sara' tranquilla? Le esplosioni che scuotono e insanguinano l'Iraq non pongono dubbi: la situazione e' ancora difficile, drammatica. Per uno che conosce la zona e' anche peggio, queste notizie arrivano dentro. Quante volte ho fatto quella fila per andare al comando americano? Pensare che nella fila possa nascondersi un'auto bomba e' una preoccupazione in piu'. Molto pesante. Forse la gente si e' "abituata", ma andare li' continua a non essere uno scherzo.

Cinquecento morti, cinquecento lettere. Maggie Caldwell l’ha ricevuta un giorno di settembre: veniva dalla Casa Bianca, con il nome di suo marito Todd in grande e l’autografo di George Bush. Tod non è sopravvissuto all'Operazione Libertà in Iraq. Per lui niente maglietta con scritto «I survived Operation Iraqi Freedom», di quelle che si trovano su Internet per 15 dollari e 99. Ma un messaggio: «L'America è orgogliosa...». E poi la firma di Bush. Una lettera prestampata, uguale per tutti.

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venerdì, gennaio 16, 2004, 20:17

Allora, fra tre giorni torno in Iraq. Ancora una volta. Cinque mesi dopo, che Paese trovero’? Certamente con una differenza: ritrovo l’Iraq senza Saddam. Proprio oggi hanno diffuso nuove foto del rais che appare proprio come un vecchio signore abbrutito e mi da’ l’idea che quasi quasi dev’essere stato contento di mollare quel nascondiglio peregrino dopo anni di grande potere e soprattutto di grande lusso. Non c’e’ piu’ Saddam, ma ancora si muore perche’ l’assestamento non e’ completo. L’unico dato certo e’ che a Baghdad si puo’ trasmettere tranquillamente, dunque non ci perderemo affatto di vista. 

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lunedì, gennaio 05, 2004, 16:22

SalamPax_011203_2_orizLa paura di essere scoperto e arrestato dagli uomini del regime, la sorpresa per l'attenzione suscitata dal suo blog in tutto il mondo, la gioia per la caduta di Saddam ma anche la critica alla posizione americana ed alla gestione del dopo-guerra che vede precipitare l'Iraq nel caos. Intervistato dal corrispondente da Londra della Rai, Antonio Caprarica, parla l'autore del blog (una sorta di diario pubblicato su Internet, come lo definiscono i navigatori del web) forse più famoso del mondo una delle pochissime fonti che durante la guerra in Iraq ha descritto la vita quotidiana e le emozioni di chi viveva nella Baghdad bombardata. Per un certo periodo, si è pensato persino che Salam Pax (pseudonimo nato dalla parola "pace" sia in arabo che in latino) non esistesse. Si tratta invece di un cittadino iracheno che effettivamente vive a Baghdad. La sua storia e quella del suo blog possono essere considerati uno dei eventi più simbolici del mondo della Rete. L'intervista

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