Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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domenica, febbraio 22, 2004, 14:03
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha reso visita al deposto presidente iracheno Saddam Hussein. Lo ha annunciato un portavoce del Cicr. Saddam Hussein ha consegnato al gruppo della Croce rossa internazionale che gli ha fatto visita un messaggio per la famiglia. La visita, ha precisato la portavoce del Cicr, Nada Doumani, è avvenuta «in Iraq». «Due delegati del Cicr, fra cui un medico, hanno fatto visita a Saddam Hussein oggi in Iraq e sono potuti restare con lui un tempo sufficiente per esaminare il suo stato fisico e morale», ha detto la Doumani.
Segreto? Dove sta Saddam lo sanno anche i bambini in Iraq. Sta nel posto piu' sicuro di Baghdad, nella base dell'aeroporto, dove e' andato tranquillo anche Bush. Ricordo la portavoce della Croce rossa internazionale, Nada Doumani. Gentilissima, sempre disposta a rispondere a qualsiasi domanda. Meno che a una: perche' la Croce rossa internazionale lascia il campo? Nessuna risposta. Era la stessa portavoce che invece qualche mese prima mi chiedeva: "ma perche' e' venuta la Croce rossa italiana? Gia' ci siamo noi". Ha risposto la storia: perche' la Croce rossa italiana e' rimasta. E sta ancora a Bagdhad. A curare i bambini irakeni, feriti spesso dagli americani, e non a visitare Saddam.
sabato, febbraio 14, 2004, 15:58
Sono almeno 21 i morti provocati da un attacco di uomini armati a Falluja. Sono stati presi di mira la sede della polizia e il municipio. Un precedente bilancio parlava di dieci morti. L'attacco è avvenuto da più parti: i guerriglieri, che erano a bordo di veicoli, hanno usato lanciagranate e armi automatiche, ingaggiando una battaglia davanti alla stazione di polizia e al municipio. Il bilancio è di almeno ventuno morti, tra cui poliziotti e civili e due o tre degli attaccanti. Gran parte dei feriti, una trentina, sono agenti. Tra di loro c'erano altri due uomini del commando, che sono stati arrestati. Le ambulanze continuano a giungere all'ospedale con sempre più feriti, ha detto una fonte della sicurezza. Durante l'attacco, un numero imprecisato di prigionieri sono fuggiti dalle celle nel commissariato.
venerdì, febbraio 13, 2004, 15:57
È una foto dell'avvenimento dell'anno, la guerra in Iraq, a vincere il World Press Photo 2003, il premio di fotografia assegnato ogni anno ad Amsterdam ai migliori «scatti» di cronaca e costume. L'immagine (sopra) mostra un prigioniero di guerra iracheno, con il volto mascherato e con in braccio il figlioletto di 4 anni: è stata realizzata dal fotografo francese dell’Associated Press Jean-Marc Bouju. L’immagine vincitrice, scattata il 31 marzo a Najaf, è stata selezionata tra oltre 63.000 scatti inviati da 4.176 fotografi. La foto, racconta l’autore, vuole mostrare uno dei rari momenti di umanità in una zona di guerra, quando a un padre catturato dalle forze Usa è stato permesso di tenere con sé il suo bambino di 4 anni, anche lui prelevato dai soldati insieme al papà. Bouju non riuscì a capire il nome dell'uomo e non sa dove oggi si trovino lui e il bambino.
martedì, febbraio 03, 2004, 23:46
La guerra in Iraq potrebbe aver fatto un'altra vittima, sia pure ad effetto ritardato, tra i giornalisti che l'hanno raccontata. Dennis O'Brien, un reporter del quotidiano americano Virginian-Pilot, si e' tolto la vita in quello che secondo molti suoi colleghi e' stato un suicidio legato all'esperienza vissuta per sei mesi nel Golfo. O'Brien, 35 anni, sposato e padre di una bambina di due anni, aveva vissuto con una compagnia dei marines dal gennaio al giugno 2003 e in un'occasione era rimasto coinvolto in un'imboscata. ''Ho perso 14 chili - aveva scritto al suo rientro negli Usa - e probabilmente ho anche perso un po' di cervello, ma sto tornando e sono grato che questo sia tutto cio' che ho perso''. La morte di O'Brien arriva proprio nei giorni in cui il Pentagono si appresta a pubblicare un primo rapporto ufficiale su una serie di suicidi tra i militari in Iraq, che sembrano indicare l'esistenza di una qualche 'sindrome del Golfo'. A gennaio il vicecapo del Pentagono per i servizi medici, William Winkenwerder, aveva reso noto che nel 2003 sono stati 21 i soldati Usa che si sono tolti la vita in Iraq, ma secondo gli organi di stampa sarebbero molti di più.
Dedicato a chi pensa che sia facile. A chi crede che sia solo un film. E soprattutto a chi non capisce quanto siano brutte le guerre. Per tutti.
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