Baghdad Cafè
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Racconti dal nuovo Iraq
Utente: scaccia
PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità

La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.

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Numero totale di vittime dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003): 97.563
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E’ il mio primo giorno a Baghdad. Non ho ancora idee precise su cosa ho trovato. Sono frastornato dal gran caldo e dal sonno. Sotto il mio albergo, che sta proprio attaccato al “Palestine”, ci sono due carri armati e i bambini che giocano insieme ai marines. Però i colleghi mi dicono che sparano spesso nella strada accanto e ieri hanno assaltato la casa vicina. Sparano anche ai marines. Dunque, una situazione ancora molto complessa. Davanti alla finestra ho il Tigri e il verde che circonda il fiume e’ gia’ un conforto in una città che, per quel che ho visto finora, di magnificenza ha solo il ricordo.
Baghdad, 26 aprile 2003
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mercoledì, aprile 28, 2004, 23:51

Dunque, sto in Lussemburgo. I belgi dicono che per riposarti devi venire qui, perche’ non succede niente, e’ come se andassi in pensione. Pensare che Bruxelles non brilla certo per frenesia. Da domattina seguiro’ il consiglio d’Europa in attesa dell’allargamento dell’unione. Da queste parti si “sente” davvero l’Europa. E ci si rende conto che abbiamo di fronte una grande occasione. Un’Europa “vera”, unita potrebbe costituire un grande contraltare allo strapotere degli Stati Uniti. L’Europa potrebbe competere a livello economico e militare, mentre sul piano culturale avrebbe tanto da insegnare agli attuali “padroni del mondo”. Personalmente ci credo, ma ci vorranno alcune generazioni per arrivarci. La nostra forza e’ anche la nostra debolezza: le culture nazionali sono cosi’ forti che superarle concettualmente non e’ facile. Piu’ facile e’ stato per gli americani partire da zero. La moneta comune che ha ben presto superato il dollaro ha bisogno adesso di essere accompagnata da una lingua comune. La scuola deve impegnarsi nel bilinguismo. Per esempio l’Iraq. Doveva essere l’Europa, tutta insieme, a decidere l’eventuale intervento dopo ampio dibattito al parlamento europeo. Sarebbe stato tutto diverso. Ci arriveremo?

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lunedì, aprile 26, 2004, 17:47

Un nuovo video con le immagini dei tre ostaggi italiani è stato trasmesso dalla tv araba al Arabiya, di Dubai. Nel video si minaccia nuovamente l'uccisione dei tre «se entro cinque giorni il popolo italiano non manifesterà la volontà di andarsene dall'Iraq». La cassetta video con gli ostaggi italiani è stata consegnata alla redazione di al Arabiya a Bagdad. Nel filmato non è specificata alcuna data di registrazione: difficile quindi dire se sia stato girato da molti o da pochi giorni. «Vi assicuriamo che daremo prova di buona fede e li libereremo - dice il messaggio diretto dai sequestratori al popolo italiano - se simpatizzerete con la nostra causa, ci mostrerete la vostra solidarietà e respingerete pubblicamente la politica del vostro primo ministro, iscenando una grande manifestazione nella vostra capitale per protestare contro la guerra». «Vi concediamo cinque giorni, scaduti i quali li uccideremo senza indugio e senza altri avvertimenti». 

Istintivamente. Confrontando questo nuovo video con il primo, l'espressione delle facce e' identica, adesso indossano vestiti arabi. Ma c'e' sopratutto una differenza agghiacciante: erano quattro, adesso sono in tre. Lo sapevamo, ma il confronto diretto da' tutte le dimensioni di quella che ormai e' diventata una grande tragedia.

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domenica, aprile 25, 2004, 14:35
Qualcuno ha risposto al cellulare di Umberto Cupertino, uno dei tre italiani sequestrati in Iraq, dopo due settimane di assoluto silenzio. "Hallo, hallo", ha detto una voce maschile che però ha subito riattaccato. E' stata la fidanzata di Umberto, Francesca, che ha tentato, per l'ennesima volta, di mettersi in contatto con il suo ragazzo. A differenza di tutti i precedenti tentativi qualcuno ha risposto ma subito dopo ha riagganciato.
Al di la' dell'emozione, la notizia potrebbe avere risvolti importanti. E' noto infatti che si riesce piuttosto agevolmente a localizzare un telefonino, specialmente quando e' acceso. E se i rapitori hanno fatto questo errore, forse si potrebbe riuscire a sapere dove tengono prigionieri i tre ostaggi.
Non c’è stata nessuna risposta al cellulare di Umberto Cupertino, uno dei tre ostaggi italiani sequestrati due settimane fa a Falluja. E’ quanto afferma la fidanzata di Umberto, Francesca, che oggi aveva per l'ennesima volta tentato di mettersi in contatto con lui chiamandolo sul cellulare. «E’ scattatta una voce reghistrata che mi diceva che il numero è inesistente».Altri cellulari hanno ripreso a suonare. Come quello che era in possesso di Salvatore Stefio in Iraq, ma nessuno ha risposto. Il telefono portatile, che risulta essere stato in uso a Stefio durante la sua permanenza in Iraq, era rimasto muto dal giorno del sequestro a oggi. Nel primo pomeriggio, però, è tornato a squillare e, anche se con qualche difficoltà, è stato possibile prendere la linea più volte. Il telefono ha continuato a squillare, anche a lungo, senza che nessuno rispondesse. Il cellulare è dotato di una scheda telefonica in vendita in Iraq, di recente utilizzata da molti degli stranieri che si trovano lì per lavoro. Il raggio d'azione normalmente è limitato a Baghdad e dintorni.
Ecco allora risolto (tecnicamente) il mistero. Dall’Italia non e’ possibile chiamare un numero di cellulare irakeno (e’ possibile da li’ chiamare qui, invece). Per contattare i miei colleghi e Mahdi, il fido driver, devo chiamarli infatti sul Thuraya, cioe' il telefono satellitare, al cellulare locale posso raggiungerli solo quando sto a Baghdad. In realta’, suona libero ma e’ impossibile prendere la linea. Dunque, nessuna speranza. Naturalmente all’estero (dove c’e’ il ponte) e’ possibile chiamare un numero di cellulare italiano, come succede ad esempio nella zona di Nassiriya servita da una societa’ del Kuwait.
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sabato, aprile 24, 2004, 15:16
Il mondo cambia. E' vero che troppe voci, e troppo contraddittorie, continuano a riversarsi sulla vicenda degli ostaggi. Un giorno, forse, riassumero' anche quelle che mi arrivano direttamente dall'Iraq. Ma mi pare ancora il momento, e' vero, di tacere. Certo che il mondo, appunto, cambia se adesso anche i servizi segreti fanno i comunicati ufficiali. Dal Sismi, il servizio segreto militare, che dovrebbe essere il piu' segreto di tutti, arriva una nota in cui non si dice in apparenza granche' ma che forse costituisce il veicolo di qualche messaggio subliminale. Il loro riserbo e' non solo storico ma istituzionale. Gia': che sta succedendo?
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giovedì, aprile 15, 2004, 01:14
quattrocchiL’ostaggio ucciso e’ Fabrizio Quattrocchi. E' stato scelto a caso e freddato con un colpo alla nuca. Il ministro Frattini conferma. La famiglia e' gia' stata avvertita.
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martedì, aprile 13, 2004, 16:53

contractors

L'ambasciata italiana a Baghdad ha confermato che quattro italiani che lavorano per una compagnia privata disicurezza, l'americana Dts, mancano all'appello da ieri. I quattro sono stati ripresi in un filmato trasmesso dalla tv satellitare Al Jazira. Le immagini hanno mostrato i quattro connazionali in maglietta, in apparenti buone condizioni di salute mentre fanno vedere i propri passaporti. I quattro italiani rapiti hanno pronunciato i propri nomi ai microfoni di al Jazira. La registrazione è confusa e disturbata. Questi i quattro nomi così come li hanno pronunciati: Stefio Salvatore, di Siracusa, Umbertino Umberto, Fabrizio Quattrocchi, Maurizio Aldan. In particolare questo ultimo cognome è probabilmente incompleto. Nel messaggio letto sulle immagini i rapitori - appartenenti alle «Brigate del Profeta Maometto» - pongono alcune condizioni. La prima sono le scuse ufficiali del presidente del Consiglio Berlusconi agli iracheni ed ai musulmani attraverso i canali satellitari. La seconda è la richiesta al governo di Roma garanzie sul ritiro delle forze italiane e la definizione di una tabella di marcia per tale ritiro. Inoltre si domanda la liberazione di alcuni iracheni detenuti dalle forze italiane a Nassiriya. Una volta accettate tali condizioni, sarà comunicato agli italiani come procedere per le trattative per il rilascio dei quattro.

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martedì, aprile 13, 2004, 16:52
Continuo a prestare, vedete, particolare attenzione all’Iraq. Per una serie di motivi. Intanto perche’ quello adesso e’ il centro del mondo, dove si decidono i nostri destini occidentali. Poi perche’ li’ adesso ho tanti amici e colleghi. Poi perche’ ci tornero’, e’ gia’ fissato il mio turno: il quarto, da quando e’ scoppiata la guerra. Ma forse soprattutto perche’, per chi c’e’ stato e conosce quei posti e quelle persone, seguire da vicino le drammatiche, interminabili vicende irakene e’ un po’ come continuare a starci perche’ ogni situazione e’ come se la vedessi con i miei occhi. Oltre che con la testa. E con l’anima.

Il capo dell'ufficio di Bagdad dell'imam radicale sciita Moqtada Sadr, Hazem al Araaj, è stato arrestato da soldati americani nella capitale irachena. Il leader sciita sarebbe stato fermato dalle forze della coalizione mentre si trovava all’hotel Palestine dove era giunto per una conferenza stampa dopo aver partecipato a un incontro di leader tribali al vicino hotel Sheraton. Le guardie del corpo di Araaj e anche diversi giornalisti occidentali, con gli americani in prima linea, hanno cercato di evitare l’arresto, ma sono state respinte dai militari. Diverse persone presenti nella sala conferenze hanno gridato «Allah Akbar!» (Dio è grande) e hanno dato spintoni ai soldati mentre portavano via il portavoce a Bagdad di Al Sadr. Hazem al Araaji nel corso dell' intervista ha minacciato una rappresaglia contro i militari italiani di stanza a Nassiriya. Domenica scorsa i soldati italiani, che cercavano armi e documenti, hanno compiuto un'irruzione nella sede del movimento guidato dal leader radicale sciita. >>>

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venerdì, aprile 09, 2004, 16:49

Un gruppo armato iracheno ha rivendicato il rapimento di altri sei stranieri. Secondo l'agenzia di stampa Agi 4 degli ostaggi sono italiani e due americani. Il rapimento sarebbe avvenuto nei dintorni di Baghdad. Uno dei sequestrati sarebbe ferito a una spalla. Un giornalista di Reuters ha visto due degli stranieri catturati: è lui stesso a riferire di aver saputo dai sequestratori che i quattro fossero italiani. Il sequestro sarebbe avvenuto in una moschea di un villaggio del distretto di Abu Ghraib, a nodr-ovest della capitale irachena. Uno dei due era ferito a una spalla. Entrambi stavano piangendo. Sempre secondo quello che avrebbe riferito uno dei guerriglieri allo stesso cronista della Retuters, gli italiani stavano viaggiando su un fuoristrada e avevano con loro delle armi. Per il momento dalla Farnesina nessuna conferma. Nessuno degli italiani appartenenti alle tre organizzazioni non governative che si trovano attualmente in Iraq - «Un ponte per...», «Intersos», e «Ics» - sarebbe stato rapito a Baghdad. Lo ha detto il presidente di «Un ponte per...» Fabio Alberti che si trova nella capitale irachena. «Abbiamo sentito la notizia anche noi - ha spiegato Alberti - ma per ora non sappiamo nulla. L'unica cosa che possiamo dire è che noi ci siamo tutti».

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lunedì, aprile 05, 2004, 18:36

Scontri a fuoco sono avvenuti questa notte a Nassiriya (sud dell'Iraq) tra miliziani del leader religioso radicale sciita Moqtada Sadr e soldati italiani. Dodici bersaglieri italiani sono rimasti feriti anche se in maniera non grave, mentre 4 veicoli militari italiani sono stati incendiati. Due miliziani di Sadr sono rimasti uccisi, mentre ci sarebbero altri 6 feriti sempre tra gli iracheni. Lo scambio di colpi di arma da fuoco è iniziato attorno alle 04:00 locali, le 02:00 in Italia, ed è proseguito anche questa mattina. L'ipotesi di un ritiro dei tremila militari italiani dall'Iraq non viene nemmeno presa in considerazione. Lo ha puntualizzato oggi il ministro della difesa Antonio Martino, che prima della riunione informale coi colleghi dell'Ue a Bruxelles ha anche detto ai giornalisti che non e' previsto un aumento del contingente. "Al momento - ha detto - non riteniamo che sia necessario". “la politica dell'appeasement , cioe’ della debolezza, non paga”, ha aggiunto Martino.

Sono d'accordissimo con il ministro. Sarebbe come dire ai terroristi: abbiamo paura, avete vinto.

MINACCIATI I CARABINIERI.  Minacciati di morte, i militari italiani si ritirano da Nassiriya. Lo ha annunciato l'inviato a Baghdad della tv araba Al-Arabya che ha spiegato come il nostro contingente nella provincia meridionale irachena, protetto dagli elicotteri, si sarebbe ritirato dal centro della città dopo che i miliziani del cosiddetto 'esercito del Mahdi', i seguaci del leader sciita radicale Muqtada Sadr, hanno occupato questa mattina la sede della prefettura locale. La mossa delle forze italiane sarebbe dovuta a un ultimatum lanciato ieri dai seguaci di Sadr ai nostri militari, minacciati di morte nel caso avessero mantenuto la loro presenza in città. Ieri gli scontri che avevano procurato il ferimento di un carabiniere nella base Libeccio e l'agguato in cui erano rimasti feriti altri due militari dell'Arma, in un villaggio ad una ventina di chilometri dalla città.

Intanto, e' una notizia data dalla stampa araba. Dunque non esattamente attendibile. Poi bisogna chiarire. La storia della caserma dei carabinieri al centro della citta' ha sempre sollevato perplessita'. Ma se pure si trasferissero nel comando italiano, vicino all'aeroporto, a dodici chilometri dalla citta', non significherebbe abbandonare Nassiriya. Sarebbe solo una misura di sicurezza.

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