Baghdad Cafè
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Racconti dal nuovo Iraq
Blogger: scaccia
PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità

La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.

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Numero totale di vittime dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003): 95.723
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14 maggio 2008)
Iracheni 91.094
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Mesopotamia
E’ il mio primo giorno a Baghdad. Non ho ancora idee precise su cosa ho trovato. Sono frastornato dal gran caldo e dal sonno. Sotto il mio albergo, che sta proprio attaccato al “Palestine”, ci sono due carri armati e i bambini che giocano insieme ai marines. Però i colleghi mi dicono che sparano spesso nella strada accanto e ieri hanno assaltato la casa vicina. Sparano anche ai marines. Dunque, una situazione ancora molto complessa. Davanti alla finestra ho il Tigri e il verde che circonda il fiume e’ gia’ un conforto in una città che, per quel che ho visto finora, di magnificenza ha solo il ricordo.
Baghdad, 26 aprile 2003
Il libro
Cartoline irachene
































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martedì, settembre 14, 2004, 23:55

Ci giovavano spesso sull’omonimia. “Per entrare a un Ponte per… intanto bisogna chiamarsi Simona”. Quando mi chiamavano al telefono era la solita storia: “Sono Simona, ti passo Simona”. L’ultima volta che ci siamo visti di persona, lo ricordo bene, era il giorno di ferragosto. Erano venute al “Palestine” a mangiare con tutti noi italiani, quei quattro gatti di giornalisti presenti a Baghdad. Avevamo bisogno dei loro sorrisi, in quell’inferno. Avevamo mangiato pollo e patatine sul bordo della piscina. Un pranzo in fretta perche’ noi dovevamo tornare a lavorare e loro avevano un impegno. Pero’ avevamo avuto modo di parlare di cose serie e anche di noi. Con Simona la romana della nostra citta’, con Simona la riminese delle vacanze in Romagna. Ci eravamo poi sentiti spesso perche’ per due volte avevano mandato migliaia di litri d’acqua a Najaf. Erano molto orgogliose di poter aiutare quella gente. Avevamo anche un appuntamento: per il 24 agosto mattina per la chiusura del loro programma nelle scuole di Baghdad. Avevano annunciato una grande festa, con i bambini. Ma quelli erano i giorni della grande angoscia per Baldoni e avevo dovuto rinunciare. Avevamo anche parlato della sicurezza. Sapevo dove abitavano, quella casa assolutamente alla portata di tutti, proprio dietro piazza della Liberta’, un viottolo di fronte a quello che una volta era il “borgo” della croce rossa. Ricordo che per trovare gli uffici di Intersos ero entrato tranquillamente, avevo girato tutta la villetta, indisturbato. Avevo espresso i miei dubbi. Ma loro, tranquille (sorridevano sempre: che belle!) avevano replicato: “Ma ti pare che prendono proprio noi che stiamo aiutando gli irakeni?”. Due giorni fa un colpo di mortaio ha sfiorato la loro casa. “No, non ce l’hanno con noi”, avevano ribadito. Invece l’Iraq e’ diventato proprio un posto maledetto. Dove non solo non esistono piu’ regole, ne’ posti sicuri ma dove non c’e’ proprio piu’ rispetto per nessuno. Neppure per i buoni. Anzi, i veri nemici sono i buoni. Perche’ vogliono quella cosa incredibile che si chiama pace.

Simona Torretta e Simona Pari: sequestrate il 7 settembre 2004, liberate ventuno giorni dopo.

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