Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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martedì, ottobre 31, 2006, 23:11
Dopo una settimana di ''assedio'' delle forze Usa al mega-quartiere sciita Sadr City di Baghdad, il premier iracheno Nuri al Maliki ha fatto oggi la voce grossa: ne ha pubblicamente ''ordinato'' la revoca. Gli abitanti della zona sono scesi in strada a festeggiare, ma la loro gioia e' durata poco. Alcune ore dopo, poco distante, un' autobomba ha fatto strage ad un banchetto di nozze: almeno 15 morti e 19 feriti, tra cui molte donne e bambini. La misura era stata decisa in seguito al rapimento il 23 ottobre di un soldato americano, nel quartiere Karrada, pure a maggioranza sciita. Due giorni dopo, le forze americane avevano anche condotto un raid aereo su Sadr City, con lo scopo dichiarato di catturare il presunto capo di uno 'squadrone della morte', Abu Deraa. L'attacco e' pero' costato la vita ad almeno dieci civili e ha profondamente irritato al Maliki, che e' sciita e che ha poi denunciato con forza la mancanza di ''coordinamento'' delle forze Usa con l'autorita' civile e l'uso eccessivo della forza. ''Noi siamo favorevoli all'arresto di criminali ricercati...ma questa - aveva affermato - non e' stata un'operazione di arresto: non si usano gli aerei per arrestare qualcuno''. Continuano a sbagliare tutto, ma proprio tutto. L'eserciio del cow-boy (che hanno esportato in altre aree di crisi) ormai non paga più, dovrebbero averlo imparato. Lo scrivo da tempo. Bombardare quartieri civili è un atto criminale. E' come se per catturare Totò Riina o Bernardo Provenzano avessimo raso al suolo Palermo. Ansa.it
lunedì, ottobre 30, 2006, 23:05
Ennesima strage a Baghdad. Un kamikaze si è fatto esplodere tra la gente che affollava un mercato di Sadr City, il quartiere sciita della capitale irachena, provocando un massacro. Le vittime sono una trentina, oltre 50 i feriti. L’ordigno è esploso nei pressi di alcuni chioschi con prodotti alimentari intorno alle 6,15 (le 4,15 in Italia) dove a quell'ora gli uomini di solito si radunano in cerca di lavoro. Non si ferma intanto la violenza a Baghdad: in diversi quartieri della capitale irachena sono esplose cinque autobomba. Il bilancio, che include quello dell'attacco a Sadr City, è di almeno 42 morti e 105 feriti.
domenica, ottobre 29, 2006, 15:57
Per chi lo guarda da fuori può sembrare solo un format alternativo, una fusione dei due reality show, «Il grande Fratello» e «Survivor» più famosi del mondo. Ma in realtà è un programma che supera i confini catodici e accende una speranza in chi desidera che la tragedia irachena prima o poi possa avere una fine. Il reality si chiama «Beit Beut» («Playing house») e la notizia incredibile è che è girato in Iraq e i protagonisti sono tutti iracheni: i giovani si affrontano in competizioni in modo leale e sincero, vivendo in pace e armonia nella stessa casa. Può un reality show salvare una nazione? Sembra una domanda banale, ma l'alto gradimento ottenuto dallo show sembra dare ragione ai proprietari di Al-Sharqiya, il network che trasmette il reality. In una nazione sconvolta dalla guerra civile è incredibile vedere sciti, sunniti, curdi e cristiani vivere sotto lo stesso tetto e competere tra loro in modo amichevole e sincero. Il programma trasmesso in prima serata tutti i weekend invia un chiaro messaggio attraverso i partecipanti dello show che sono originari di regioni e città etnicamente diverse come Bagdad, Kirkuk, Hillah e Diyala: «Uniti noi resistiamo, divisi noi crolliamo». Corriere.it
venerdì, ottobre 27, 2006, 22:55

Il settimanale "Left" oggi in edicola pubblica le foto esclusive del carcere di Nassiriya preso in consegna dagli italiani nel 2003, dopo la disastrosa gestione degli iracheni.
giovedì, ottobre 26, 2006, 11:00
Tornano in azione i caccia americani in Iraq, dove la notte scorsa il sobborgo di Sadr City - roccaforte a Baghdad degli sciiti radicali del cosiddetto Esercito del Mahdi - e' stato attaccato anche dal cielo nel quadro di un'operazione che ha causato vittime e proteste. Un raid criticato dallo stesso premier iracheno, lo sciita moderato Nuri al-Maliki, il quale - in una conferenza stampa - ha promesso il pugno duro contro ribelli e terroristi e non ha esitato a denunciarne i legami con ''Stati vicini'', ma ha al contempo respinto l'idea di far dipendere il destino del suo governo da scadenze fissate a Washington per il ripristino di un minimo d'ordine nel caos dilagante delle violenze settarie. Un caos alimentato dal conflitto fra sunniti e sciiti, ma pure dal contrasto interno al mondo sciita, ancora in atto malgrado le offerte di compromesso avanzate dal premier al-Maliki e le parole concilianti pronunciate appena ieri dal giovane leader dell'Esercito del Mahdi, Moqtada al-Sadr. Ed e' proprio contro i sadristi che nelle scorse ore si e' concentrata l'ultima incursione militare, nata come una perlustrazione a Sadr City, ma conclusasi con l'intervento dell'aviazione e un bilancio di almeno sei morti e una ventina di feriti. Secondo le informazioni diffuse dai comandi Usa, l'operazione era stata affidata inizialmente a reparti delle forze regolari irachene, appoggiati da ''consiglieri'' americani. Obiettivo: la cattura di un capo-milizia del Mahdi, additato come istigatore di ''squadroni della morte''. Ma l'irruzione nel fortilizio sadrista, un'area densamente popolata, ha scatenato la reazione dei miliziani, con un intenso fuoco di sbarramento. Di qui la decisione di far ricorso ''alla copertura aerea per minimizzare la minaccia''. Il risultato, stando all'agenzia irachena Nina, e' stato che fra le vittime non sono mancate donne e bambini. Tra la collera e le lacrime della gente del quartiere la quale dinanzi alle telecamere se l'e' presa ancora una volta con ''gli occupanti'', ma anche con ''le promesse tradite'' del governo al-Maliki. Accuse che il premier non ha potuto ignorare nel corso di una conferenza stampa a tutto campo organizzata a Baghdad oggi stesso. E che lo hanno indotto a criticare il bombardamento e a negare indirettamente le affermazioni del quartier generale Usa secondo cui il governo ne era stato informato. ''Chiedero' spiegazioni su quanto e' successo a Sadr City'', ha replicato al-Maliki, lamentando al contrario carenze di ''coordinamento'' - che ''non devono piu' ripetersi'' - con l'autorita' civile. Verso Washington il primo ministro ha indirizzato pure un secondo messaggio. Respingendo ogni ipotesi di legare la durata del suo governo a un calendario fissato dagli americani per la stabilizzazione del Paese. ''Il nostro e' un governo eletto'', ha tagliato corto al-Maliki, liquidando il riferimento all' esistenza di un calendario fatto ieri dall'ambasciatore Usa a Baghdad, Zalmay Khalilzad, ''non come un annuncio ufficiale'', ma come un omaggio alle ''elezioni interne americane''.
Poi bsognerebbe chiedersi quali diritto hanno gli Stati Uniti, in una situazione tecnicamente non di guerra, di bombardare una città colpendo abitazioni civili. Ma le regole, si sa, le fanno loro.
mercoledì, ottobre 25, 2006, 22:55
Con una iniziativa senza precedenti, più di cento soldati americani hanno firmato una petizione rivolta al Congresso per chiedere "un pronto ritiro dall'Iraq". "Rimanere in Iraq non funzionerà e non vale il prezzo pagato. È tempo che le truppe americane tornino a casa", si legge nel testo, citato oggi dal Washington Post.I promotori puntano a raccogliere almeno 2mila firme entro gennaio, quando la petizione sarà presentata a deputati e senatori. L'appello è uno dei tanti segnali della crescente ostilità dell'opinione pubblica americana alla guerra in Iraq, che potrebbe pesare fortemente sulle prossime elezioni del 7 novembre per il parziale rinnovo del Congresso. L'iniziativa è sostenuta da attivisti contro la guerra, fra cui Iraq Veterans Against War, Veterans for Peace e Military Families Speak Out.
mercoledì, ottobre 25, 2006, 22:55
«La mia pazienza non è infinita». Il presidente statunitense, George W. Bush, è tornato a parlare della situazione irachena sollecitando il governo iracheno, nel corso di una conferenza stampa alla Casa bianca, a fare i passi necessari per contrastare la violenza e avviare un processo di riconciliazione nazionale. Bush ha riconosciuto che «le soluzioni militari da sole non bastano» e che le decisioni da prendere sono «difficili», ma, appunto, ha anche avvertito che la sua «pazienza non è infinita».A impensierire il presidente americano sono i ripetuti episodi di violenza che nelle ultime settimane hanno gettato il Paese nel caos: Bush ha parlato di «seria preoccupazione», ma ha ribadito che la vittoria in Iraq resta cruciale per evitare che il Paese diventi un santuario per terroristi come lo era l'Afghanistan dei talebani. Il capo della Casa Bianca ha inoltre annunciato che le perdite militari americane in Iraq a ottobre sono state finora «93, le più gravi dall'ottobre 2005».
La sua pazienza ha un limite. Figuriamoci la nostra.
martedì, ottobre 24, 2006, 00:01
E' stata ribattezzata la "madre di tutte le truffe in Iraq". E a ragione visto che si tratta della sparizione misteriosa di 500 milioni di dollari, forse addirittura 800. Tutti destinati a combattere la ribellione in Iraq, rubati da responsabili del ministero della Difesa iracheno prima delle elezioni del 2005. A sostenerlo è la rete televisiva americana Cbs che ha scoperto il caso. Secondo il corrispondente a Bagdad della rete, Steve Kroft, il sospettato numero uno è Ziad Cattan, ex responsabile per gli acquisti al ministero della difesa iracheno, dotato allora di oltre 1,2 miliardi di dollari. Lo ha spiegato nel corso della popolarissima trasmissione dell'emittente, "60 Minutes", citando una inchiesta irachena. Cattan, che si trova attualmente a Parigi e si sta facendo costruire - guarda caso - una mega villa a Varsavia, era stato lodato per le sue capacità dall'allora proconsole americano in Iraq, l'ambasciatore Paul Bremer. Pesantissime accuse vengono rivolte dall'ex ministro delle finanze iracheno, Ali Allawi, secondo cui la somme rubata potrebbe essere addirittura pari a 750 milioni di dollari, se non 800 milioni. Un giudice che sta investigando sul caso, Radhi al-Radhi, sostiene inoltre che le somme non rubate sono servite ad acquistare materiale militare obsoleto, lasciando intendere che ci sarebbero stati numerosi pagamenti di 'mazzette'. Nel mirino di Allawi sono finite in particolare le autorità degli Stati Uniti e Gran Bretagna - come anche quelle di alcuni paesi arabi vicini - che secondo l'ex ministro non hanno praticamente fatto nulla, nè per recuperare la somma, nè per individuare i responsabili che sarebbero riusciti in gran parte a lasciare il paese.
sabato, ottobre 21, 2006, 23:22
Una donna irachena di 22 anni, accusata di adulterio, è stata condannata a morte dai seguaci di Al Qaeda e poi lapidata in pubblico ad Al-Qaim, una cittadina situata 320 chilometri a nord-ovest della capitale Baghdad. Lo hanno riferito fonti giornalistiche nella capitale irachena, che hanno anche precisato che la donna è stata lapidata di fronte all'intera popolazione della cittadina a ridosso del confine con la Siria, chiamata ad assistere all'esecuzione, secondo una consuetudine dei Taleban già adottata in Afghanistan. Sempre in Iraq i seguaci di Al Qaeda - raccolti nel Consiglio dei Mujaheddin - hanno distribuito volantini vicino alle moschee e alle scuole della cittadina di Hit (260 chilometri da Bagdad) in cui hanno intimato alle ragazze dai 14 anni in su di non frequentare le scuole. Nei volantini, il braccio iracheno di Al Qaeda ha inoltre vietato l'istruzione mista nelle scuole di ogni grado e ha minacciato di morte chiunque violerà il divieto.
Questo è il risultato di una guerra sbagliata e condotta malissimo. Dopo anni di combattimenti e migliaia di morti al Qaeda spadroneggia, al sud il ribelle al Sadr toglie il controllo di una città agli inglesi e gli americani non riescono a entrare neanche in tutti i quartieri di Baghdad. Bush ha avuto qualche dubbio, addirittura ha rievocato il Vietnam, poi dopo un consulto con i generaloni ha confermato la stessa strategia.

La lapidazione pubblica è una barbarie che nell’immaginario comune viene spesso associata all’Afghanistan dei talebani o alle province più remote del Pakistan. Certo non ci si attendeva che la morte di una giovane ragazza di 22 anni si aggiungesse agli orrori della guerra in Iraq. Peacereporter
giovedì, ottobre 19, 2006, 18:22
giovedì, ottobre 19, 2006, 18:19
Le vedove di sette militari caduti a Nassiriya nell'attentato del 12 novembre 2003 hanno dato mandato a un avvocato, la leccese Francesca Conte, di agire davanti alla procura militare di Roma per sapere la verita' su quanto e' successo ai loro mariti. Ad annunciarlo e' Alessandra Savio, vedova del maresciallo Filippo Merlino, residente a Viadana, nel mantovano. Le altre sono le mogli di Carrisi, Cavallaro, Fregosi, Intravaia, Ragazzi e Trincone. ''Araz, l' indagato per la strage, quando l'anno scorso e' stato arrestato - dice la Savio - ha raccontato di aver visto questa base senza difese, su cui sventolava il tricolore, e ha organizzato l'attacco per 300 dollari . Questo significa che e' stata un' aggressione politica, e non militare. E soprattutto che questi ragazzi sono morti per il tricolore. Perche' non meritano la medaglia d'oro? Cosa dovevano fare di piu'?''. E aggiunge: ''Adesso basta, mi devono dire come e' morto mio marito perche' dopo tre anni non so ne' l'ora, ne' il modo ne' il perche' e' morto. Mi hanno detto che e' deceduto per flagellamento, che significa che e' saltato in aria. La sua collega Marilena Iacobini mi ha raccontato che erano in ufficio insieme e che si sono buttati a terra e poi che sono scesi insieme dalle scale. C'e' un filmato che mostra mio marito soccorso e portato via su una rete da alcuni ragazzi iracheni, e con del sangue. Ho poi saputo che tre dei nostri sono morti per fuoco amico ma nessuno ne parla''.E conclude: ''Guarda caso, hanno bloccato la fiction che doveva essere trasmessa in tv''.
domenica, ottobre 15, 2006, 15:26
Quarantasei civili sunniti uccisi tra ieri e oggi in un'area a 80 chilometri a nord della capitale irachena. In tutto sono 63 le vittime delle violenze che hanno insanguinato la regione a maggioranza sunnita negli ultimi giorni. Dal ministero dell'Interno di Baghdad si fa sapere che sono state inviate nella zona nuove forze di polizia. Insomma, è cominciata quella che tutti si aspettavano: la resa dei conti. E poi si parlerà di "pace".
domenica, ottobre 08, 2006, 14:34
Una famiglia in cui tutti i figli seguono la carriera militare. E sono costretti ad andare in guerra. Non è la trama del film di Steven Spielberg «Salvate il soldato Ryan», ma quanto sta accadendo a tre fratelli del Texas, tutti e tre arruolati nell'esercito Usa e tutti e tre appartenenti alla stessa unità, che hanno avuto l'ordine di partire per l'Iraq con la loro Ironhorse Brigade. E, pur avendo diritto di chiedere di essere separati, Michael, Allen e Reginald Mooton, che sono originari di Houston e sono di stanza a Fort Hood, hanno lo stesso deciso di partire insieme. Reginald, 31 anni, sergente, è paramedico. Allen, 40 anni, è sergente maggiore. Michael, 42 anni, è sergente maggiore anch'egli: il fatto di stare insieme nella loro unità, forte di 3.800 uomini, sembra confortarli, piuttosto che angosciarli, a giudicare dalle dichiarazioni rese alla stampa locale.
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