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Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
PINO SCACCIA Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori. pinoscaccia@gmail.com |
E' stata la decisione di un giudice federale di Washington, presa un mese fa, ad aprire la strada ad una causa collettiva presentata da ex prigionieri contro i contractors coinvolti nelle torture e negli abusi di Abu Ghraib e di altre carceri irachene amministrate dai militari statunitensi. Centinaia di vittime innocenti si sono fatte avanti. la settimana scorsa, per puntare l'indice contro i loro torturatori, dopo che il giudice distrettuale James Robertson ha negato il mese scorso alla Caci International l'immunità che gli sarebbe servita per rigettare il ricorso. Gli avvocati di quest'ultima si erano opposti con l'argomentazione che la compagnia lavorava per conto dell'esercito Usa, ma il giudice ha disposto che una giuria civile dovrà ascoltare il caso perchè la Caci aveva la propria catena di comando e perchè in taluni casi non rispondeva direttamente ai militari. Alcuni analisti legali ritengono che la decisione potrebbe influire anche su altre compagnie di contractors accusate di aver recato danni ai civili. Anche se il governo statunitense non vuole o non può perseguire individiui nelle corti penali. Un precedente potrebbe crearsi in special modo nella gestione del caso 'Blackwater', protagonista, a settembre in Iraq, di un incidente in cui persero la vita 11 civili. PeaceReporter
Secondo il ministero degli Interni iracheno, negli ultimi mesi gli attacchi terroristici messi a segno a Baghdad sono diminuiti almeno del 70 per cento e la maggior parte dei rifugi di Al Qaeda in Iraq sono stati distrutti. Il portavoce del ministero, Abdul Karim al Khalaf, ha dichiarato che "i terroristi che fanno riferimento a Osama bin Laden si sono trasferiti in altre zone del Paese lasciando Baghdad, dove da tempo il numero dei cadaveri ritrovati ogni mattina in strada è sceso da circa venti a una media di tre, massimo cinque. Anche i rapimenti sono diminuiti notevolmente, del 72 per cento, e gli omicidi del 79", ha aggiunto al Khalaf, affermando che negli ultimi mesi Siria e Arabia Saudita "hanno collaborato seriamente", rafforzando i controlli alle frontiere comuni con l'Iraq e limitando così notevolmente l'infiltrazione di combattenti integralisti islamici.
In un nuovo messaggio appena diffuso via Internet, Osama bin Laden esorta i sunniti in Iraq a non prender parte ad alcun organo di governo nel paese che combatta Al Qaida e a respingere qualsiasi alleanza con le altre etnie. Il leader di Al Qaida esorta invece ad unirsi all' organizzazione terrorista per combattere gli americani. Lo rende noto il network televisivo americano Nbc. Il messaggio, secondo la Cnn, é una registrazione audio che accompagna vecchie immagini di Osama bin Laden. L'intervento del leader di Al Qaida, secondo il titolo del messaggio, è dedicato a indicare 'la via per far cadere la cospirazione in Iraq'. Secondo bin Laden, gli Stati Uniti stanno cercando di creare una nuova unità nazionale, che va combattuta. Aiutare il governo iracheno, per il capo di Al Qaida, significa aiutare Washington e l'amministrazione Bush.
Anche il 2007 si chiude con un bilancio pesantissimo: 106 gli operatori dei media uccisi durante l'esercizio della professione: 86 giornalisti e 20 assistenti. Il tributo maggiore è stato pagato in Iraq dove solo quest'anno ci sono state 48 vittime (240 dall'inizio della guerra, nel 2003). In Somalia otto morti, sei nello Sri Lanka, tre in Afghanistan. Sicuramente è stato fra gli anni peggiori. Nel 2006 le vittime erano state 107, 69 nel 2005, 89 nel 2004 e 64 nel 2003. Complessivamente i morti negli ultimi cinque anni sono stati 435, una cifra spaventosa. Non è niente secondo il bilancio di Reporter sans Frontieres che stima in quasi 1500 i reporter uccisi in azione negli ultimi quindici anni.
Ci sono poi le altre vittime, quelli che non ci lasciano la vita ma che sono percossi, umiliati, incarcerati. Attualmente sono 207 i reporter in prigione: 135 giornalisti, 7 assistenti e 65 bloggers. Il triste primato spetta nettamente alla Cina con 83 reporter dietro le sbarre, seguita da Cuba con 24, Eritrea con 17, Iran con 14, Vietnam e Azerbajian con 8, Etiopia con 7, Burma con 6, Iraq con 3. postato da latorredibabele · permalink · commenti (2)
Attentato a Baghdad: colpito un autobus
Baghdad, i cadaveri di membri del 'Sunni Awakening'
Un parco giochi in Iraq presidiato dalla polizia
Jalal Hourmoz, 48 anni, responsabile del monastero cristiano caldeo, indossa un costume da Babbo Natale mentre distribuisce i regali agli studenti della scuola di al Abtikar,nella parte orientale di Baghdad. postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
Natale di sangue nel nord dell'Iraq. Un'autobomba è esplosa questa mattina a Baiji, provocando numerosi morti: almeno venti secondo le stime delle forze di sicurezza, ma il numero dei decessi potrebbe ulteriormente salire visto che l’attentato ha fatto un'ottantina di feriti tra civili e militari. Si è trattato di un’azione kamikaze. Il terrorista era al volante di un furgone imbottito di esplosivo che si è andato a schiantare contro un posto di blocco dell’esercito iracheno. Baiji - 200 km a Nord di Baghdad - è una città in cui sorge una grande raffineria. Ai primi di dicembre era stata teatro di un altro attentato molto sanguinoso. Secondo l'interpretazione degli americani, i ribelli iracheni hanno spostato di recente verso il Nord la loro operazioni terroristiche dopo essere stati scacciati dalle tradizionali aree di influenza nel centro del Paese. Gli alberi di Natale sono tornati in vendita nei negozi di Baghdad, scrive oggi il Los Angeles times,descrivendo alcuni rimi timidi segni di miglioramento nella situazionedella minoranza cristiana. Sajid Rasool Shakir non aveva neanche provato a vendere alberi di Natale l'anno scorso: nessuno nella comunita' cristiana si sentiva in animo di festeggiare e le strade erano troppo pericolose per tenere aperto il suo commercio. Ma quest'anno le cose vanno un po' meglio e Shakir ha tirato fuori gli alberi dal suo magazzino. Prima della guerra ne vendeva anche venti o trenta al giorno, ora non piu' di quattro. "Ho ancora qualche albero, cosi' ho deciso di venderli. Poi smetterò'",racconta."La situazione e' migliore e ora speriamo nel futuro. Per questovogliamo festeggiare. L'anno scorso c'erano solo bande edesplosioni.", spiega Ganim Tawfeeq, un cristiano iracheno entrato nelnegozio. Ma il suo non sara' un Natale come in passato: dieci membridella sua famiglia sono emigrati in Siria e la festa si svolgera' solocon la moglie e i figli.Un negoziante di giocattoli del quartiere di Karada ha invecerinunciato alla vendita degli addobbi natalizi: alcuni musulmani ,racconta, hanno rubato pupazzi di Babbo Natale per i loro bambini dopoaverlo visti nei film americani.
La Francia, nonostante le numerose richieste del governo di Baghdad, non ha ancora restituito gli oltre venti milioni di dollari trasferiti da Saddam Hussein e quindi proprieta' dello Stato iracheno, secondo una risoluzione dell'Onu del 2003. "La Francia - ha affermato un diplomatico iracheno - e' il solo Paese a non avere ancora restituito il denaro sottratto da Saddam". Persino i paradisi fiscali, come il Lussemburgo, hanno trasferito a Baghdad il denaro rubato da Saddam Hussein. La Svizzera ha restituito all'Iraq una sontuosa villa a Cannes che apparteneva al genero di Saddam, impiccato questo anno in Iraq. Il valore della villa e' stato stimato in 12 milioni di euro ed era stata intestata da Saddam al suo autista, ad una delle guardie del corpo ed al cuoco, i quali avevano successivemente ceduto le loro proprieta' alla societa' fiduciaria svizzera Logarche'o. "Speriamo - ha dichiarato a 'Le Figaro' l'avvocato del governo iracheno Ardavan Amir-Asiani - che dopo le buone relazioni tra la Francia del Presidente Sarkozy ed il governo iracheno, si possa giungere ad una soluzione".
La Turchia ha bombardato oggi nuovamente con aerei e poi con l'artiglieria le basi del Pkk in Nord Iraq. Lo ha comunicato lo stato maggiore delle forze armate turche. I bombardamenti sono avvenuti a due riprese, secondo il comunicato dei militari turchi: in una prima fase gli aerei turchi hanno bombardato per 35 minuti (dalle 14,25 alle 15 locali, 13,25-14 italiane) le basi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e poi e' stata la volta dell'artiglieria a bombardare per circa un'ora e un quarto (dalle 16,55 alle 17,10 locali). ''I risultati dell'operazione saranno resi noti nei prossimi giorni'', afferma lo stesso comunicato che aggiunge poi che nel corso del precedente bombardamento del 16 dicembre sono stati ''neutralizzati (uccisi) centinaia di terroristi del Pkk''. Lo stesso comunicato afferma poi che nei prossimi giorni sara' diffuso un video di quell'operazione per documentarne ''l'efficienza''.
A pagare il prezzo della violenza in Iraq sono ancora i bambini, che, a oltre quattro anni dall'invasione del Paese guidata dagli Usa, in due milioni soffrono per malattie, malnutrizione, e mancanza di istruzione. L'allarme è stato lanciato dall'UNICEF, che in una nota (in italiano) diffusa oggi ha documentato le gravi condizioni in cui vive l'infanzia in Iraq, a causa della situazione di violenza e insicurezza che prevale nel Paese, situazione che quest'anno è peggiorata. Nel 2007, "centinaia di bambini hanno perso la vita o sono rimasti feriti a causa della violenza, e molti altri hanno avuto la persona che manteneva la famiglia rapita o uccisa".Secondo la nota, una media di 25.000 bambini al mese è costretta a lasciare le proprie case, al seguito delle famiglie che fuggono da violenze e intimidazioni. A fine anno, sono 75.000 i bambini che attualmente vivono in campi profughi o in rifugi temporanei, un quarto dei quali sfollati dopo l'attentato del febbraio 2006 contro la moschea al Askariya di Samarra, che ha scatenato una ondata di violenze confessionali senza precedenti. Questa situazione ha un impatto particolarmente grave sull''accesso all'istruzione e alla sanità, sottolinea l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia. Molti dei 220.000 bambini sfollati in età scolare ne subiscono le conseguenze, in un Paese dove in circa 760.000 (il 17%) già non frequentano la scuola elementare. Anche la sanità in queste condizioni diventa un lusso. Secondo l'UNICEF, i bambini che vivono in zone lontane e difficili da raggiungere spesso non vi hanno accesso. Fuori dalla capitale, Baghdad, solo il 20% vive in posti dove i servizi fognari funzionano, e un altro problema grave è rappresentato dall'accesso all'acqua pulita. Non basta: in Iraq i bambini vengono anche arrestati. Nel 2007 in 1.350 sono stati fermati dalle autorità di polizia e da quelle militari, molti per presunte violazioni della sicurezza. osservatorio iraq
Ali Shafeya Al-Moussawi, 23 anni, è stato trovato morto nel suo domicilio nel quartiere di Habibiya, zona nord-est di Bagdad, dopo che aveva avuto luogo un raid delle forze dell'ordine irachene. Secondo il rapporto di autopsia, il giovane giornalista è stato crivellato con 31 colpi di arma da fuoco alla testa e al petto. Raggiunto al telefono da Reporters sans frontières, Brian Conley, fondatore del sito Internet 'Alive in Baghdad', dove lavorava Al-Moussawi, ha affermato che il giornalista stava indagando da alcuni mesi su 'affari sensibili' che avrebbero potuto causare la sua morte. 'Alive in Baghdad', che raccoglie moltissime testimonianze essenziali sulla situazioni degli iracheni in patria e all'estero, ha vinto quest'anno il premio come miglior Videoblog in occasione della quarta edizione del concorso internazionale di blog (BOBs) organizzato a Berlino dalla Deutsche Welle. Ali Shafeya Al-Moussawi è il 48° giornalista ucciso nel Paese dall'inizio dell'anno. Di altri 15, rapiti, non si hanno più notizie da tempo.
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Alcuni giovani iracheni si divertono in un Parco dei Divertimenti a est di Baghdad. Un'immagine di spensieratezza da un Paese costretto a vivere un presente ancora difficile tra violenze, terrorismo e ricostruzione. Secondo il rapporto trimestrale del Pentagono, però, la situazione in Iraq ha fatto registrare negli ultimi mesi «progressi significativi» sul piano della sicurezza, della riconciliazione tra le varie fazioni e dell'economia
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