Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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venerdì, febbraio 29, 2008, 17:59
Il vescovo caldeo di Mosul, mons. Faraj Raho, è stato rapito oggi. Le tre persone che erano con lui sono state uccise. Lo riferisce ad AsiaNews, l’agenzia stampa del Pontificio istituto missioni estere, mons. Rabban al Qas, vescovo di Arbil che ha ricevuto la notizia direttamente da Mosul. I rapitori avrebbero già stabilito un contatto e avanzato delle richieste. Il sequestro - riporta il canale Ishtar Tv - è avvenuto intorno alle 17.30; mons. Raho era appena uscito dalla Chiesa del Santo Spirito. «Il vescovo è in mano ai terroristi – dice mons. al Qas – ma non sappiamo in che condizioni di salute, i tre uomini che erano con lui in macchina, tra cui il suo autista, sono state uccisi È un momento terribile per la nostra Chiesa, pregate per noi». Secondo l'agenzia di stampa Reuters, che cita fonti della polizia locale, il sequestro sarebbe avvenuto nel distretto di al-Nour, a est di Mosul, dopo che il prelato è uscito da una chiesa. Uomini armati avrebbero aperto il fuoco contro la sua auto e ucciso altre tre persone - una delle quali era il suo autista - che si trovavano con lui. Poi lo avrebbero caricato su un veicolo facendo perdere le proprie tracce.
mercoledì, febbraio 20, 2008, 13:43
 Il tempo di Alessandra Cellini è due volte maledetto. Come può esserlo solo quello delle vedove di guerra in un Paese in pace che non conosceva guerre da mezzo secolo. Maledetto perché ogni bara avvolta nel tricolore che torna su un C-130 impedisce alla ferita di cominciare anche soltanto a cicatrizzarsi. Maledetto perché il lutto, privato, non si fa mai memoria condivisa, collettiva. Resta un terribile fardello da trascinare in solitudine. Occasione di chiacchiericcio malvagio, perché, oggi, nella provincia italiana di un Paese in guerra solo con se stesso, dove si fatica ad arrivare alla quarta settimana, si può anche invidiare una vedova di guerra, per quel che la guerra le ha tolto (un marito e un padre) e quel che la guerra le ha dato: un vitalizio, un contratto di lavoro a tempo indeterminato, una casa in cui far crescere un'orfana. Alessandra aveva 27 anni e una bimba di 10 mesi, Giorgia, quando il 21 gennaio del 2005, suo marito, Simone Cola, 32 anni, maresciallo dell'aviazione dell'esercito, veniva ucciso nei cieli dell'Iraq. Vivevano a Viterbo, allora, non lontani dalla caserma dove era di stanza Simone. Le immagini di quei giorni sono rimaste le prime e le ultime rubate a una giovane famiglia divisa per sempre. Simone Cola il giorno del matrimonio; Simone Cola in mimetica accanto alla fusoliera del suo elicottero; Alessandra con il capo reclinato sulla spalla del capo dello Stato il giorno dei funerali nel Duomo di Ferentino. Poi, più nulla. Il lutto pubblico ha un suo rituale. I suoi tempi. Tre giorni. Alessandra e la sua bimba sono state ricacciate nel buco di anonimato da cui non avrebbero mai voluto uscire. Oggi Alessandra ha trent'anni e da tre anni prova ogni giorno a ricominciare a vivere. "Dopo la morte di Simone io e Giorgia lasciammo la casa di Viterbo e tornammo qui dove sono cresciuta, a Ferentino. Da sola non ce la facevo. Ho la fortuna di avere un fratello e una sorella e dei genitori ancora giovani. Per un anno tornai a casa, insieme a loro. Poi, una mattina, capii che non era giusto. Non era giusto per me e soprattutto per mia figlia. Io, lei e Simone eravamo stati una famiglia. Io e lei da sole dovevamo tornare ad essere quello che di quella famiglia restava". Repubblica.it
giovedì, febbraio 14, 2008, 16:25
 Un uomo compra rose rosse a Baghdad.
martedì, febbraio 12, 2008, 19:55
Lo speaker del Parlamento iracheno, Mahmoud al-Mashadani, potrebbe sciogliere le Camere. E' sufficiente che lo chieda un terzo dei deputati. Secondo al-Mashadani, il Parlamento sarebbe incapace di decidere, praticamente paralizzato. La mancata approvazione della Finanziaria per il 2008 entro la fine dello scorso anno, afferma, e' gia' costata l'equivalente di 3 miliardi di dollari. Anche sulla data delle elezioni amministrative non c'e' accordo.
martedì, febbraio 12, 2008, 16:09

Un operaio al lavoro su un'impalcatura al minareto di Kerbala, 110 km a sud di Baghdad
martedì, febbraio 12, 2008, 14:09
E' in corso in Iraq una ricerca a tutto campo dei due giornalisti della tv statunitense Cbs, spariti lunedì nella citta' di Bassora. Secondo la polizia sono stati rapiti e un portavoce del ministero dell'interno e' in corso "un'intensa operazione" per ritrovarli. Secondo l'agenzia irachena Answat al Iraq, un reporter britannico del network statunitense, Richard Butler, e il suo interprete sono stati assaltati da uomini armati vicino all'hotel Qasr al Sultan, l'albergo nel centro di Bassora in cui alloggiavano.
martedì, febbraio 12, 2008, 14:00
Le forze di sicurezza irachene e i militari Usa hanno arrestato il direttore dell’ospedale psichiatrico di Baghdad, accusato di collaborare con Al Qaeda e di aver reclutato le due donne disabili che il primo febbraio scorso funsero da kamikaze involontarie, venendo fatte saltare in aria in due mercati di animali della capitale irachena, uccidendo circa 100 persone. L’arresto è avvenuto domenica scorsa nella struttura ospedaliera situata nella zona orientale di Baghdad, dove i militari hanno perquisito per tre ore l’ufficio del medico e hanno sequestrato alcuni documenti. Alcune fonti hanno rivelato al Times di Londra che le due attentatrici disabili erano state ricoverate in passato nell’ospedale. «Le forze di sicurezza hanno arrestato il direttore facente funzioni - ha detto un funzionario dell’ospedale - accusandolo di essere al servizio di Al Qaeda e di reclutare donne con problemi psichici e di usarle per operazioni di attentati suicidi». L’ex direttore dell’ospedale, Ibrahim Muhammad Agel, venne ucciso lo scorso dicembre in un agguato. I colleghi sospettano che il movente dell’assassinio sia da ricercare proprio nel suo rifiuto di collaborare con l’organizzazione terroristica. Le forze americane ritengono che l’attacco del primo febbraio non sia il primo in cui Al Qaeda abbia fatto ricorso ad attentatori con disabilità. «Abbiamo buone ragioni per ritenere che non sia la prima volta che reclutano individui con handicap mentale», ha detto un funzionario. Il Times ha visionato le fotografie delle teste delle due attentatrici, da cui emerge che erano affette da sindrome di Down. Corriere.it
domenica, febbraio 10, 2008, 18:30
Solo nove giorni di tregua dalle bombe e dal sangue. Un' autobomba è esplosa nel pomeriggio tra i banchi del mercato di Balad, cittadina a circa 80 chilometri nord di Baghdad. Il bilancio è stato subito pesante e impreciso, per difetto: 23 morti è stata la stima iniziale, sono diventati 33 dopo poco e sono destinati a crescere. L'attentato è stato compiuto vicino a un posto di controllo dell'esercito iracheno. per ora si contano una quarantina di feriti. Nelle stesse ore è arrivato a Baghdad il segretario americano alla Difesa Robert Gates. Missione riservata, coperta dal massimo segreto, in agenda una fitta serie di incontri con i leader politici racheni. Niente può mettere in relazione l'arrivo del segretario Usa e l'esplosione a Balad. La coincidenza non può non essere notata. Repubblica.it
sabato, febbraio 09, 2008, 15:08
 Due morti e nove ricoverati in Iraq. Questa volta le bombe non c'entrano. A fare strage nella squadra di calcio dell'aviazione irachena è stata una torta avvelenata regalata dai tifosi. I nove calciatori sono stati ricoveati d'urgenza nell'ospedale di Amman. A rivelare la notizia è stato l'ambasciatore iracheno in Giordania, Saad al-Hayani, che ha confermato al giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat' la notizia della presenza dei calciatori in un ospedale del paese per ricevere le cure necessarie. L'avvelenamento sarebbe avvenuto circa dieci giorni fa, dopo aver vinto un incontro di calcio in Iraq. Alcuni tifosi avrebbero offerto in regalo una torta che però sembra sia stata prima avvelenata per motivi non precisati. Dopo aver avvertito i primi malori, i calciatori sono stati ricoverati nell'ospedale di Baghdad, ma essendo diventate critiche le loro condizioni di salute sono stati trasferiti in Giordania ad Amman. Alcuni calciatori hanno portato fette di torta nelle proprie case facendole assaggiare ai familiari. Uno degli atleti è morto subito dopo il ricovero a Baghdad e poco dopo è deceduto anche il figlio di un altro calciatore. Non è chiaro ancora di quale sostanza velenosa si siano serviti i tifosi. Il club calcistico dell'aviazione irachena è il più antico del paese ed è stato fondato nel 1931. Il Messaggero
sabato, febbraio 09, 2008, 15:07
 Altri 280 militari del Salvador in partenza per l'Iraq
giovedì, febbraio 07, 2008, 22:58
Il 16 marzo 1988 la città di Halabja, nell'Iraq nord occidentale, fu bombardata con proiettili contenenti gas velenoso. Secondo le analisi mediche condotte sui corpi si trattava di un gas a base di cianuro. Nel dettaglio di quella operazione di guerra, pare che uno scarno contingente di truppe irachene avesse evacuato la città di Halabja pochi giorni prima dell'attacco degli iraniani, che di seguito la occuparono, ma fu il governo di Tehran a sfruttare questa atrocità come strumento di propaganda contro gli iraqeni. La stampa e le televisioni occidentali furono invitate dagli iraniani a visitare la città di Halabja, occupata, e in quella occasione l'Iraq fu forse troppo frettolosamente accusato di gassare il proprio popolo. Subito dopo gli attacchi la Defence Intelligence Agency americana (USDIA) svolse un' indagine e scrisse un rapporto "classificato" in cui si dimostrava che sarebbe stato gas iraniano a uccidere i curdi e non gas iracheno. Il Prof. Stephen Pelletiere, "senior political analyst" della CIA sull'Iraq e coautore del rapporto, scrisse poi sul New York Times del 31 Gennaio 2003 una sintesi dello studio su quell'episodio [ segue su pipistro on line]. Naturalmente pochi conoscono la "verità", ma oggi le accuse per i fatti di Halabja farebbero senz'altro comodo ai warmonger USA più come strumento di propaganda contro l'Iran di Ahmadinejad, che contro Saddam Hussein, già "sistemato" per quella e per altre vie. Sotto questo aspetto l'intervista a George Piro [ info] non consentirebbe ai dirigenti neocon USA - per ora - di ribaltare le carte. Ma siccome l'improntitudine non ha limiti, non è detto che non lo si faccia in un prossimo futuro. In proposito sembra infatti che la lapidaria risposta di Saddam Hussein, proprio sul punto degli attacchi chimici ai Curdi (le cui conseguenze sono definite in quell'intervista genericamente e semplicemente "necessary"), possa lasciare spazio alla riesumazione strumentale di una pagina ambigua e terribile della guerra tra Iran e Iraq. Pipistro
mercoledì, febbraio 06, 2008, 14:39
 Sono l’ultima arma dei terroristi in Iraq. Bambini – dai 10 ai 14 anni di età – addestrati alla guerriglia e poi mandati in missione. La tv satellitare Al Arabiya ha diffuso le immagini che mostrano i bimbi durante le fasi nel training. Con il volto mascherato, armati, simulano l’assalto ad un edificio, preparano posti di blocco e catturano un ostaggio. Secondo l’emittente le immagini sono state girate nella provincia di Dyala, una regione dove le formazioni qaediste sono ancora forti. Pochi giorni fa Anat Berko, un'esperta israeliana da noi interpellata, ha sostenuto che la prossima ondata di attacchi sarà portata da bambini-soldato. Già in passato i terroristi hanno usato un quattordicenne per compiere un’azione suicida contro i capi di un clan tribale sunnita. Il video di propaganda assomiglia a quelli girati dai talebani durante il 2007. Anche allora si mostravano minori, bardati come attentatori suicidi, che dichiaravano la loro volontà al martirio. In un altro filmato un dodicenne partecipava all’esecuzione di una spia. Corriere.it
sabato, febbraio 02, 2008, 16:57
(…) Due donne kamikaze fanno una strage nel centro di Baghdad. La morte è sempre orrenda, la morte per attentato è peggio, la morte data da una donna è contro natura. Ma poi leggo che le kamikaze non erano due donne votate al suicidio. Erano due disabili, due down, scelte dai terroristi probabilmente senza la loro consapevolezza, per andare fra i civili a seminare la morte grazie ad un congegno azionato con telecomando, a distanza, da altri. Probabilmente uomini. Solo gli uomini riescono a fare cose così schifose. Claudio Sabelli Fioretti
venerdì, febbraio 01, 2008, 16:15
venerdì, febbraio 01, 2008, 12:08
Due attentatrici suicide hanno causato una carneficina a Baghdad, facendosi esplodere in due diversi mercati degli animali: il bilancio è ancora provvisorio, ma fonti citate dall'emittente tv al Arabiya parlano di 63 morti e oltre 100 feriti. L'attacco più sanguinoso è stato messo a segno nel mercato al Ghazil, aperto solo il venerdì e frequentato dalle famiglie nel giorno del riposo islamico. E' già stato preso di mira altre tre volte, nell'ultimo anno, con altrettanti attentati che hanno causato la morte di decine di persone. Qui, secondo quanto riferiscono varie fonti, il bilancio è di oltre 45 uccisi. Il secondo attacco è avvenuto in un mercato simile, nel quartiere Baghdad al Jedida (la Nuova Baghdad) e la tecnica è stata apparentemente la stessa: una donna che indossava una potente cintura esplosiva sotto l'abaya (una veste nera lunga dal capo ai piedi) si è fatta esplodere nel punto più affollato. Corriere.it
venerdì, febbraio 01, 2008, 11:16
Un sipario d'argento, come ali d'angelo, ha aperto ieri sera la porta della solidarietà più tenera, quella verso i bimbi. Al teatro Sistina un ponte immaginario ha raggiunto l'Iraq con lo show organizzato dalla onlus I bambini di Nassiriya e presentato da Alessandro Cecchi Paone e Manuela Moreno. La prima stella di solidarietà che ha brillato per costruire un asilo, un centro di alfabetizzazione per mamme e donne e una biblioteca è stata la grintosa Anna Tatangelo accolta dalle bimbe Lucrezia e Francesca che a tutti gli ospiti hanno donato un girasole simbolo di vita. L’energia di Riccardo Rossi ha incantato il parterre di ospiti, tra i quali Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Vanessa Gravina, Sebastiano Somma, Luana Ravegnini, Michele Cucuzza, Luca Giurato e Daniela Vergara. A intrattenere i più piccoli, la Cartoon Family delle amate fatine Winx. Tanta musica con Povia, Peppino Di Capri, Little Tony, Edoardo Vianello, Gaetano Curreri e Massimo Di Cataldo, Cinzia Tedesco e Pino Jodice. Sul palco, insieme al direttore artistico Giandomenico Anellino, anche Andrea Lucchetta e Annamaria Maravasi, Gianfranco Jannuzzo, le poesie di Daniela Moreschini, il fotoreporter Mario De Renzis, il colonnello dell'Esercito Giuseppe Nicola Tota, e Marco Lai e Luca Frigeri che hanno intonato una canzone scritta e composta da Lai, carabiniere a Nassiriya. In platea fra gli altri, Mauro Mazza, direttore del Tg2, l’inviato del Tg1 Pino Scaccia, l’allenatore della Lazio Delio Rossi, Cristiano Malgioglio, Fabrizio Bracconeri. Il Messaggero
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