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Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
PINO SCACCIA Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori. pinoscaccia@gmail.com |
Il giornalista indipendente Ahmed Al-Majoun, presidente della sezione locale del Sindacato dei giornalisti iracheni della città di Tikrit (nord di Bagdad), è stato liberato dalla base americana di Speicher (15 km a nord di Tikrit), dove era detenuto, in compagnia del figlio, dal 24 giugno scorso. Secondo l’Osservatorio della libertà di stampa in Iraq, Ahmed Al-Majoun è stato a lungo sottoposto a interoogatori di cui il giornalista non è stato autorizzato a rivelare nessun aspetto. L’esercito americano non ha rilasciato nessun commento sulle ragioni che hanno portato all'arresto del giornalista.
Un'auto-bomba nella piccola citta' di Dhuliiya, in Iraq centrale, ha causato la morte di almeno 7 poliziotti e il ferimento di altri due. L'esplosione e' avvenuta alle 7:30 ora locale, a circa 70 chilometri a nord di Baghdad, nella provincia di Salaheddin, da sempre focolaio della resistenza sunnita ispirata dai clan un tempo vicini a Saddam Hussein, che era originario del capoluogo Tikrit. Secondo una prima ricostruzione, la pattuglia di agenti era stata attirata sul posto da una telefonata che segnalava una macchina abbandonata, ma quando e' arrivata c'e' stata l'esplosione. L'attentato avviene in contemporanea all'ultimatum lanciato dalle autorita' locali agli estremisti perche' consegnino le armi entro l'8 luglio.
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Mazen Al-Tayar, corrispondente iracheno della televisione satellitare in ligua araba Al-Hurra, è stato fermato e interrogato per ore dalle forze di sicurezza. Il giornalista si trovava a Al-Jabaich, tra Bassora e Nassiriya. per realizzare un reportage su una malattia rara nel Paese. Il capo della polizia ha ordinato il suo arresto perchè non aveva chiesto l'autorizzazione per filmare. Mazen ha affermato: "La polizia dovrebbe proteggerci, invece non ha rispetto dei giornalisti".
Nascoste dietro il velo nero, le poliziotte irachene affiancano i colleghi uomini nelle operazioni di sicurezza. Sono 115 le donne graduate che a Karbala, 80 chilometri a sud di Baghdad, hanno dato prova della loro abilità militare in occasione della cerimonia di fine corso all'Accademia della Polizia della cittadina dell'Iraq. Immagini
I soldati dell'esercito iracheno hanno ucciso 14 guerriglieri sciiti durante un'operazione di rastrellamento casa per casa a Nassiriya. Gli scontri a fuoco sono iniziati poco prima dell'alba. Questo e' il primo conflitto a fuoco di una certa intensita' dal giorno in cui e' stato siglato l'accordo di cessate il fuoco con Al Sadr, leader radicale sciita dell'Esercito di Al Mahdi.
"Quando fummo catturati, vennero fatti due interrogatori a Stefio e Quattrocchi. Io e Cupertino non fummo interrogati. Quattrocchi, quando venne fermato, aveva il porto d’armi inglese, il badge, il giubbotto antiproiettile. Era l’unico ad essere armato. Stefio era l’unico di noi che parlava inglese correttamente e ha fatto da interprete anche nell’interrogatorio di Fabrizio...». Chi parla si chiama Maurizio Agliana, nato a Prato, classe 1967, di mestiere body-guard. E’ uno dei quattro rapiti in Iraq nel 2004, detenuto 58 giorni dalle Falangi Verdi di Maometto, salvato in un rocambolesco blitz di soldati americani. In tre si salvarono, uno morì. Per tutti resta un mistero perché i terroristi abbiano scelto proprio Quattrocchi. Forse per lo sguardo troppo fiero? O per via delle armi? Improbabile. In Iraq tutti erano armati. Gli investigatori hanno approfondito, tra le altre, soprattutto una pista: Quattrocchi pagò perché i rapitori lo credettero una spia degli israeliani. Gli altri tre infatti si sfilarono dai guai potendo dimostrare che erano arrivati in Iraq da appena quattro giorni. Quattrocchi, no. Nei fatti, lo isolarono. Il computer Dei rapitori, Agliana non parla volentieri. E’ come se volesse rimuovere quell’esperienza. Ma è impossibile eludere le domande di chi ha il dovere di scavare in quella storia, i magistrati. C’è poi un particolare che agli occhi degli investigatori potrebbe essere la chiave della tragedia. «Solo Salvatore Stefio - risponde infatti Agliana a una domanda specifica - si era portato un computer portatile. segueLe autorità giordane restituiscono al governo iracheno oltre duemila manufatti archeologici, trafugati in seguito all'invasione del paese. Lo annuncia la ministro del Turismo di Amman, Maha Khatib, secondo cui “ora che la stabilità del Paese è stata ripristinata, la Giordania è pronta a rimandare quelle antichità nel luogo da cui provengono: l'Iraq, la culla della civilità”. La consegna dei 2466 manufatti, che comprendono anche monere d'oro, gioielli e manoscritti antichissimi, è avvenuta nel corso di una cerimonia in presenza del ministro del Turismo iracheno, Mohammed Abbas al Oraibi. Si tratta di reperti di inestimabile valore storico ed economico: sumeri, assiri, babilonesi... alcuni risalenti a oltre 3mila anni prima di Cristo, che le autorità del regno hanno sottratto dalle mani dei contrabbandieri e da quelle dei ricettatori. Sostengono infatti di averli recuperati sventando 22 tentativi di piazzarli sul mercato nero, cosa che li avrebbe fatti sparire, forse per sempre, nelle collezioni private in Europa, Stati Uniti e nei paese del golfo. Tutte le persone implicate in questo tipo di traffici, garantiscono le autorità giordane, sono state arrestate. fonte
Dieci persone sono rimaste uccise in un attentato a Sadr City, il grande sobborgo sciita di Baghdad. Tra i morti vi sono anche quattro americani, due militari e due funzionari del governo, uno inviato del dipartimento di Stato e l'altro del ministero della Difesa. Ne hanno dato notizia fonti locali e militari degli Stati Uniti. L'attentatore ha avuto come obbiettivo una riunione del consiglio municipale di Sadr City, roccaforte dell'imam radicale Moqtada al Sadr. Secondo il comando Usa, proprio tra gli uomini dell'esercito del Mahdi che fa capo ad al Sadr vanno cercati i mandanti della strage. Non sono ancora chiare invece le modalita' con cui hanno agito gli esecutori. Secondo la polizia irachena si e' trattato di un attentato suicida, mentre il comando americano ha riferito di avere catturato un sospettato che si allontanava dall'ufficio del vicepresidente del consiglio municipale, dove e' avvenuta la deflagrazione. L'uomo aveva addosso tracce di esplosivo e questo fa ritenere che possa avere depositato l'ordigno e cercato poi di fuggire. Fra le vittime, anche un italiano di origine irachene che lavorava per il dipartimento della Difesa Usa come consigliere culturale: parlava bene l'arabo e il suo compito era di fare da collegamento tra i funzionari e i militari Usa e la popolazione locale. Baghdad. Nel 2003, Saad Eskander aveva appena finito il suo dottorato alla London School of Economics quando decise di tornare a Baghdad. Il regime ba’athista di Saddam Hussein era appena stato rovesciato e il dittatore si era dato alla macchia. Tredici anni dopo aver chiesto asilo politico in Gran Bretagna, l’ex guerrigliero kurdo tornava a casa per aiutare a ricostruire il suo Paese. "A Londra facevo parte di un gruppo di pittori e scrittori iracheni che aveva deciso di andare a Baghdad per vedere cosa si poteva fare in tema di cultura", ricorda. Sembra un progetto spudoratamente utopistico, insinuo, da intraprendere in una città che ribolle di truppe straniere, milizie confessionali, spari, e autobombe. "E’ estremamente importante", dice Eskander, guardandomi da sopra gli occhiali con un accenno di sorriso “Senza cultura non si riesce a riemergere decentemente dalla dittatura di Saddam Hussein. Non si riesce a opporre resistenza alle idee del fondamentalismo religioso". Ma rimane comunque un tentativo quasi senza speranza e follemente pericoloso. "Tutti i miei amici sono tornati a Londra", ammette. "ma io ho deciso di rimanere". Sono passati 5 anni, ed Eskander, che è nato a Baghdad, lavora ancora nella capitale irachena, e continua a insistere che la cultura è uno dei più importanti strumenti per ricostruire la nazione irachena, rispetto alla quale si è trasformato in un patriota. "Un mese dopo il mio arrivo, mi hanno detto che c’era un incarico, e mi hanno chiesto se mi interessava candidarmi". L'incarico si rivelò essere quello di direttore generale della Biblioteca Nazionale irachena e dell’Archivio di Stato. "Sotto Saddam Hussein, era un braccio della dittatura. Il [nuovo] Ministro della Cultura voleva assicurarsi che il direttore non fosse del partito Ba’ath. Gli serviva qualcuno che potesse ammodernare la biblioteca, conosceva il mio background – la lotta nel movimento di resistenza kurdo nel nord dell’Iraq, gli studi di storia a Londra. Ero la persona giusta al posto giusto". OsservatorioIraq
Una kamikaze si e' fatta esplodere oggi a Baquba, uccidendo13 persone e ferendone almeno 32. Nella citta', capoluogo della turbolenta provincia centro-settentrionale irachena di Diyala, e' particolarmente attiva la branca locale di 'al-Qaeda'. L'attentatrice suicida ha azionato la carica esplosiva, nascosta sotto la sua veste, al passaggio di una pattiglia della polizia, a pochi metri dall'ingresso di due palazzi governativa.
Ho parlato a lungo con una suora oggi. Parte tra una decina di giorni per Erbil, Iraq. Non va a fare nessuna missione, anche se andare lì ora significa soprattutto quello: fare una missione. Perchè non si sa davvero se tornerà viva. Va a casa sua. E’ una suora irachena, infatti. Quando gli americani con l’appoggio degli italiani e dei tedeschi e degli inglesi, presero l’ Iraq con il pretesto di… aiutare il popolo iracheno, lei era li… dovette venire via. La suora mi raccontava di cosa ha lasciato. Un Paese europeo mi dice. Come organizzazione e come cultura. Come bellezza. Baghdad era bellissima, mi racconta. “Ero insegnante presso l’Università della città. Insegnavo vestita da suora, cristiana, e insegnavo a sciiti e musuilmani. Mi chiamavano Sorella. Ero benvoluta, tutti mi adoravano. C’era acqua, elettricità nelle case, ma soprattutto c’era la sicurezza. II bene più importante”. Ora mi racconta, ha paura quando torna. C’è gia tornata. E malgrado stia in un villaggio al nord, dove ancora la guerra vera diciamo non è arrivata, ha paura. Di girare di guardarsi intorno. Racconta che prima dei liberatori dormivano con la porta aperta. Tutta la notte tutti i giorni. Ora sono solo catene, e porte sbarrate. La gente ha paura e non ha più rapporti con il prossimo. Dice: “non sai piu chi è l’amico o il nemico”. Mi racconta di quel Paese cosi bello e cosi lucido. Ora, devastato da una guerra che nessuno, loro per primi, non hanno chiesto, alla domanda ma dica la verita, Madre, era cosi cattivo Saddam?” mi risponde, con il bianco del suo camice: “Nessun dittatore pensa prima al popolo e poi a se stesso. Ognuno ha i suoi difetti. Lui era il nostro, e perlomeno stavamo bene. E al sicuro”. Gia, al sicuro. Gli americani sono andati a liberarli e aiutarli… ma da chi? Padre Brown Commenti sul blog Tg1
Sequestro record della polizia irachena Mario Lozano non fu l'unico a sparare contro Nicola Calipari, il dirigente del Sismi ucciso a Bagdad il 4 marzo 2005 dopo la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, sequestrata il mese prima dalla Jihad islamica. Gli altri «cecchini» non furono identificati perché la scena del «delitto» fu ripulita in fretta dagli americani, per impedire all'Italia di investigare. segue Non si può processare in Italia postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
Sono almeno 51 le vittime e 75 i feriti a Baghdad per un'autobomba esplosa ieri pomeriggio. Lo riferiscono fonti della polizia. L'esplosione è avvenuta alle 17,30 (le 16,30 in Italia) nei pressi di una stazione degli autobus nel quartiere nord-occidentale della capitale irachena di al-Hurriya abitato in prevalenza dagli sciiti. In giornata una moto carica di esplosivo era scoppiata nel quartiere di al-Sulek causando la morte di quattro miliziani anti-Al Qaeda a un posto di blocco del gruppo I figli dell'Iraq. Altri quattro miliziani e due civili sono stati feriti.
Un gesto crudele, in un momento di festa. Un'attentarrice suicida si è fatta saltare in aria in mezzo ai tifosi iracheni che stavano esultando in strada a Qara Tappah, cittadina della turbolenta provincia di Diyala situata poche decine di chilometri a nord di Baghdad, per festeggiare la vittoria per 2-1 della nazionale di calcio in Cina, in una partita valida per le qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2010 in Sudafrica: la kamikaze ha attaccato un bar zeppo di avventori, azionando davanti all'ingresso la carica esplosiva che portava nascosta sotto alla veste. Almeno 34 i morti, una trentina i feriti dei quali alcuni in gravi condizioni. Lo hanno reso noto fonti della polizia locale, secondo cui tra coloro che hanno riportato lesioni ci sono anche sei agenti.
Boom di palestre a Baghdad. La passione degli iracheni per il bodybuilding è risaputa. Sin dagli anni Ottanta, ricorda oggi il Washington Post, quando Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger diventarono celebrità mondiali, i giovani iracheni si sono trasformati in cultori dei bicipiti possenti. Ma dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 il numero delle palestre nella capitale è cresciuto a dismisura, anche perchè le agenzie di sicurezza hanno cominciato a reclutare il personale nella comunità di culturisti di Baghdad. E proprio per questa ragione i "bodybuilders" sono finiti presto nel mirino dei gruppi estremisti in lotta contro le forze Usa. «In molti sono stati uccisi perchè lavoravano per gli stranieri», spiega Haider Adil, 24 anni, proprietario di un negozio di integratori proteici nel centro di Baghdad. Per un po' i culturisti della capitale hanno mantenuto un profilo basso. Hanno smesso di frequentare le palestre e hanno iniziato a indossare abiti larghi per nascondere i muscoli. Nell’ultimo anno però le condizioni di sicurezza in città sono migliorate, grazie anche alla «surge strategy» di Bush e all’arrivo di rinforzi americani, e l’industria delle palestre ha conosciuto un vero e proprio boom. Molti ragazzi hanno cominciato ad allenarsi e a seguire diete iper-proteiche per gonfiarsi i muscoli, con la speranza di trovare un impiego come agenti privati della sicurezza. Come Younis Imad, ad esempio, un ragazzo di 18 anni che da alcuni mesi frequenta assiduamente la palestra Future Gym in Palestine Street. «Ero sovrappeso ed ero molto arrabbiato per questo», racconta il giovane. Imad ha iniziato ad allenarsi intensamente sotto la guida di Ali Torkey, e nel giro di quattro mesi si è rimesso in forma e ha trovato anche un lavoro come guardia di sicurezza presso la stazione radio di Baghdad.
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