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Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
PINO SCACCIA Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori. pinoscaccia@gmail.com |
Almeno 175 mila reduci dalla guerra in Iraq soffrono di problemi digestivi, mal di testa persistente, difficoltà cognitive, dolori cronici. E' la sindrome della guerra del Golfo. Una malattia da oggi riconosciuta anche da un rapporto commissionato dal Congresso, il Research Advisory Committee on Gulf War Veterans, che ha raccolto, in sei anni di indagine, centinaia di testimonianze e cartelle cliniche dei soldati reduci. "Esposti a tossine chimiche durante il conflitto del 1991, oltre 175 mila reduci sono affetti dalla sindrome della guerra del Golfo". Il rapporto appena diffuso negli Stati Uniti, ha concluso che la sindrome è quindi una condizione fisica "reale" e distinta dallo "shock da esplosione" di cui soffrono ex combattenti in altre guerre. Dalle medicine contro la sindrome, ben pochi militari hanno avuto miglioramenti, ma la conclusione dell'indagine consentirà ai soldati malati di ottenere quell'assistenza dal governo federale che finora non ha erogato perchè quelle "inspiegabili sindromi neurologiche" non erano riconosciute come malattia vera e propria. Secondo il rapporto sono due le possibili cause della sindrome della guerra del Golfo: un farmaco dato ai militari per proteggerli dal gas nervino, o l'esposizione a pesticidi usati abbondantemente durante la guerra. Altra possibile causa presa in considerazione e non escluse è l'esposizione ai fumi dei pozzi petroliferi in fiamme. I sintomi variano dal mal di testa persistente, dolore cronico, difficoltà cognitive, fatica cronica, eruzioni cutanee, diarrea e problemi al sistema digestivo e respiratorio.
Il governo iracheno ha approvato oggi l'accordo di sicurezza con gli Stati Uniti che prevede il ritiro totale delle truppe americane entro la fine del 2011. Lo ha riferito una fonte ufficiale. L'accordo è stato approvato con 28 voti favorevoli su 38. C'era bisogno di una maggioranza di due terzi perché si potesse procedere a presentare l'accordo al parlamento. In questa sede per l'approvazione basta la maggioranza semplice. L'accordo è il risultato di un negoziato durato un anno e che spesso è stato condotto con toni aspri. Prevede la partenza dei circa 150mila soldati americani, che attualmente sono distribuiti su oltre 500 basi. Dalle città i soldati se ne andranno entro il 2009 e da tutto il territorio iracheno entro la fine del 2011, vale a dire otto anni dopo il crollo del regime di Saddam Hussein. La riunione del consiglio dei ministri è durata circa due ore. Il premier Nuri al-Maliki, che ha fortemente voluto l'accordo, era già praticamente certo di ottenerne l'approvazione perché poteva contare sul sì della coalizione sciita e dei partiti curdi, che insieme hanno 19 ministri. Aveva anche l'appoggio degli indipendenti e di una parte dei ministri sunniti. Il parlamento deve ora procedere a una doppia lettura con un voto definitivo a distanza di almeno sei giorni. Seguirà la ratifica da parte del consiglio presidenziale e solo a questo punto si potrà procedere alla firma ufficiale dell'accordo, presumibilmente a Washington, da parte di Maliki e del presidente americano George W. Bush. La Casa Bianca ha definito il testo un buon accordo, soddisfacente per entrambe le parti. Anche il grande ayatollah Sistani, maggiore autorità religiosa sciita del paese, ha dato un suo informale consenso. L'accordo dà un quadro giuridico certo alla presenza militare americana in Iraq alla scadenza del mandato Onu, alla fine di quest'anno.
Blog Tg1. “La notte è trascorsa nell’oscurità. Il nostro campo era intenzionalmente lasciato al buio. Ogni luce era spenta. Il cielo che si vedeva era diverso, pieno di stelle. Alzando lo sguardo in alto sono rimasto per un pò a pensare. Ragazzi come me, che hanno trascorso gli ultimi mesi in questo posto, vivendo questa parte della loro vita tra sforzi e disagi, per poi lasciarla andare via…”… e capire di essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale. (…) Ci sono momenti in cui il bene ed il male si confondono, ci sono momenti in cui la rabbia prevarica l’idea originaria, ci sono momenti in cui è naturale chiedersi perché… Essere in un paese ostile per il bene dello stesso.. è un paradosso… Ma bisogna tenere in mente che non è il paese ostile, ma una minoranza di chi lo popola… Essere militari significa credere fortemente nella pace, al contrario di quello che alcuni pensano”. Iraqi, un soldato italiano (12 novembre 2003). Il mio terzo viaggio nel cuore dell’Iraq ferito è cominciato da un colpo mortale. Appena arrivato a Nassiryia, direttamente da Pisa, sono andato a vedere cos’era rimasto della caserma dei carabinieri, dove ogni sera andavamo a chiacchierare. Il cratere adesso è pieno d’acqua, ci sono ancora lembi di vestiti, è impressionante vedere come sia stata ridotta una struttura che era fra le più robuste della città. I carabinieri che mi hanno accompagnato erano ancora molto scossi, dopo anni. La nuova caserma sta al di la’ dell’Eufrate. E’ superprotetta ma garanzie di sicurezza da queste parti non esistono. I bambini stanno intorno, incuriositi, come sempre. postato da scaccia · permalink · commenti (1)
Due esplosioni a breve distanza l’una dall’altra, in un mercato ad Adhamiyah, la parte sunnita di Baghdad, hanno causato almeno 25 morti e decine di feriti. Lo ha riferito la polizia. Agghiacciante la dinamica dell’attacco terroristico: un’autobomba è esplosa nel distretto di Kasra, sul riva orientale del fiume Tigri e quando la gente è accorsa a portare aiuto alle persone coinvolte, un kamikaze si è fatto esplodere nella folla. |