Un bollettino di guerra. E' questa l'impressione che si ricava dalla lettura dell'ultimo rapporto sulla situazione umanitaria a Sadr City preparato dal Coordinatore Umanitario e dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA). Nel rapporto, che porta la data del 2 maggio, si legge che a Sadr City dal 27 marzo ci sono intensi combattimenti fra le milizie legate a Muqtada al Sadr e le forze di sicurezza irachene appoggiate dalle "forze multinazionali". Ovvero: si combatte da più di un mese. Per i suoi due milioni e mezzo di abitanti la situazione è drammatica, e va deteriorandosi assai rapidamente, in quello che – viene sottolineato – è "uno dei distretti più poveri e sovraffollati in Iraq". La parte sud-ovest di Sadr City, dice il rapporto delle Nazioni Unite, è occupata dalle forze irachene, e da quelle "multinazionali" (cioè dagli americani), che hanno costruito un muro di separazione che divide nove dei suoi settori e l'area del mercato di Jamil dal resto della città – un enorme slum, a stragrande maggioranza sciita, considerato una roccaforte del movimento di Muqtada al Sadr. Secondo i dati forniti da funzionari del governo iracheno, nella fattispecie il portavoce civile per il "piano di sicurezza" di Baghdad, sono 925 le persone uccise e 2.600 quelle ferite nelle operazioni militari a Sadr City, da fine marzo, quando sono iniziati i combattimenti, al 29 aprile. I dati della Missione di assistenza all'Iraq delle Nazioni Unite (UNAMI) parlano di 335 morti. Secondo le organizzazioni non governative locali, circa il 60% delle vittime sono donne e bambini. Osservatorio Iraq
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