Il premier ha chiesto il silenzio stampa sugli ostaggi. Non posso che essere d’accordo, visto che lo stavo auspicando da molto tempo. La richiesta e’ stata giustificata da alcune “parole di troppo” e in effetti troppe parole sono state dette. Ma ora la preoccupazione dei familiari e’ un’altra: “non vorremmo essere abbandonati”, dicono. Non vorrebbero cioe’, come tutti, che calasse il silenzio totale su una vicenda sempre piu’ ingarbugliata. Il silenzio e’ sacrosanto quando riguarda le trattative, ma non dimentichiamo che ci sono tre uomini italiani ancora in mano a non si sa bene quali guerriglieri e soprattutto con quali intenzioni. Innanzitutto i parenti, certo, ma tutti noi vorremmo essere informati.
Sequestrati il 13 aprile 2004, l'8 giugno con un blitz sono liberati Stefio, Agliana e Cupertino. Una grande gioia, offuscata dalla drammatica uccisione di Fabrizio Quattrocchi. Ma anche molti dubbi sull'operazione dei servizi segreti internazionali.
Il Tg1 ha mostrato in esclusiva uno spezzone del filmato della liberazione degli ostaggi italiani in Iraq. E' un documento importante che apre finalmente la luce su una vicenda oscura. Il filmato dimostra innanzitutto una circostanza. Gli ostaggi erano soli, cioe' "incustoditi" come si dice tecnicamente. Pochi secondi per entrare nel covo (che sembra una scuola piu' che una casa) senza incontrare minimamente resistenza, proprio nessuno. Nessuno scontro, nessun colpo, tre o quattro militari appena. Dunque un "prelievo", piu' che un blitz. Le immagini, girate da una minicamera piazzata sull'elmetto di un incursore americano, staccano prima di arrivare agli ostaggi. Quel salto presumibilmente scaturisce dalla protezione dell'uomo-chiave, quel carceriere pentito che avrebbe favorito la liberazione. Il filmato insomma dimostra che c'e' stato un accordo. Resta da capire chi siano i quattro terroristi arrestati dagli americani, come ha comunicato il generale Kimmit. Li' al covo non c'erano. L'unica ipotesi plausibile e' che siano stati catturati prima, dietro indicazioni del pentito. La Torre di Babele
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