Baghdad Cafè
Racconti dal nuovo Iraq
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
La luna di Baghdad e’ diversa da tutte le altre perche’ non e’ una luna, sono due. Accanto alla solita luna ce n’e’ un’altra, di colore rosso. E’ il fuoco perenne della raffineria di Al Dhora, un po’ simbolica perche’ rappresenta forse i motivi della guerra. La seconda luna sta sempre li’, accanto alla luna vera e illumina (e angoscia) le nostri notti. Nei momenti piu’ brutti chiudo le tendine. E’ un gesto istintivo. Non so se lo faccio per nascondermi o per nascondere quello che succede fuori.
pinoscaccia@gmail.com
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lunedì, novembre 19, 2007, 19:34
La Farnesina ha appurato che non ci sono italiani fra i contractors arrestati oggi a Baghdad per aver sparato su un gruppo di civili e aver ferito una donna. Le verifiche effettuate dal nostro ministero degli Esteri hanno smentito la notizia data da fonti dell'esercito iracheno.Un funzionario dei servizi di sicurezza di Baghdad aveva riferito che tre italiani dipendenti di una società di sicurezza privata straniera erano stati arrestati dopo che "per aprirsi la strada mentre erano a bordo di un convoglio di tre veicoli, avevano sparato sulla folla e ferito una donna" quartiere di Karrada, poco lontano dalla Zona verde. La fonte aveva aggiunto che le strade erano affollate e la gente aveva rapidamente circondato i veicoli per impedire loro di proseguire. Dopo pochi minuti erano arrivati dei militari iracheni che avevano fermato i tre italiani. Anche il generale Kassim Atta aveva parlato di italiani arrestati, aggiungendo che erano sotto custodia e che le autorità avevano aperto un'inchiesta.In precedenza si era appreso che la scorta di un alto dirigente della società egiziana Orascom aveva aperto il fuoco su un gruppo di persone. E l'agenzia Nina aveva riferito dell'arresto di alcuni contractors ma senza precisarne la nazionalità.La Farnesina ha subito tenuto a sottolineare che in Iraq non sono presenti società italiane di sicurezza privata. E si è attivata per effettuare le verifiche del caso. Poi la smentita.
martedì, settembre 18, 2007, 23:48
venerdì, maggio 11, 2007, 16:31

Un poliziotto iracheno si ripara dal sole con un ombrellone a un posto di blocco a Mahmoudiya, cittadina 30 km a sud di Bagdad (Reuters). Mahmoudiya è uno dei posti più pericolosi dell'Iraq, lo chiamano il crocevia della morte. Lì, tra l'altro, hanno rapito Enzo Baldoni.
domenica, settembre 24, 2006, 22:17
domenica, settembre 24, 2006, 15:11

Nassiryia (Iraq) - Finalmente, all'ottava (e forse ultima) volta che vengo in Iraq, sono riuscito a visitare la Ziggurat. Domani ripartiamo e siamo riusciti a ritagliarci una giornata da turisti. E' stato emozionante salire in cima al tempio, sfidando il caldo che oggi è tornato a livelli impossibili. "L’alta costruzione voleva significare la volontà dell’uomo di avvicinarsi sempre di più al cielo. Alla sommità di essa i sacerdoti offrivano i sacrifici agli dèi e di lassù scrutavano il cielo stellato, per trarre poi gli auspici per gli uomini." Mi ha sempre turbato tornare indietro nel tempo, è una sensazione indefinibile, immergersi nell'antichissima civiltà Ur, tutto sembra come allora, seimila anni fa. Qui senti dentro tutti i passaggi della Mesopotamia. E poi la casa di Abramo, più che la storia, la nascita stessa dell'uomo. Ho preso un piccolo sasso, me lo porterò a casa e andrà vicino a quei pezzetti presi a Cartagine, al muro di Berlino, alla tomba boliviana del Che, a Ground Zero, a Babilonia, a Bam. Accarezzerò anche questo, come gli altri, chiudendo gli occhi. E prima di andar via chiederò ai custodi del tempio di pregare il cielo per un mondo di pace.

venerdì, settembre 22, 2006, 20:47

Nassiryia (Iraq) - Adesso sta in cielo. Arriverà a casa intorno a mezzanotte. Avvolto nel tricolore. Morto in extremis, praticamente a missione finita. Quel pattugliamento forse era l'ultimo in assoluto del contingente italiano perchè dopo poche ore l'incidente è stato siglato il passaggio di consegne agli irakeni, insomma la fine della missione Antica Babilonia. Oggi a Camp Mittica, oltre al grande dolore, c'era molta rabbia anche per questa consapevolezza. Massimo, ragazzo del sud, 26 anni tra poco meno di due mesi era scapolo. I genitori lo aspettavano per festeggiare il compleanno e anche la fine dell'ultima avventura. E Massimo, caporalmaggiore mitragliere, di missioni ne aveva già fatte tante: quattro volte in Kosovo e poi in Afghanistan e l'anno scorso già qui, in Iraq. "Se non lo faccio adesso che non ho famiglia, quando lo faccio?" diceva. Lo ricordavano oggi alla chiesa del campo i suoi compagni di reggimento, disperati, il suo capitano che piangeva senza pudore. La messa, poi il viaggio breve in elicottero prima di quello su quel bestione del C-130. Un viaggio lunghissimo, l'ultimo.
giovedì, settembre 21, 2006, 20:50

Nassiryia (Iraq) - La missione militare italiana nella regione di Dhi-Qar era cominciata il 23 giugno del 2003 con la brigata Garibaldi. La casualità ha voluto che gli stessi bersaglieri si occuperanno di quello che è ormai ufficialmente il viaggio di ritorno. Il rimpatrio di fatto è cominciato gia da tempo, da 3700 il contingente è ridotto attualmente a 1500 unità: La fase si concluderà definitivamente, come è stato annunciato, prima di Natale. Certamente l’area di Nassiryia, a differenza di altre zone dell’Iraq, vive ormai una condizione di sicurezza sufficiente, il rischio è sempre alto ma la situazione tutto sommato è sotto controllo.”Merito degli italiani – ha ammesso il primo ministro al Malaiki -. La loro opera è stata fondamentale come molto importante è il patrimonio di esperienza che ci lasciano. Sotto il loro addestramento il nostro nuovo esercito e la rinnovata polizia possono ora fare da soli”. Anche perché se la missione militare è conclusa, l’Italia non abbandonerà certo l’Iraq, ha tenuto a sottolineare il nostro ministro della difesa Parisi. “Continueremo ad appoggiarlo, sul piano economico e soprattutto politico”.
giovedì, settembre 21, 2006, 20:45
Purtroppo quella che doveva essere una giornata di festa è stata funestata da un nuovo lutto. In un incidente stradale allì’alba, poche ore prima della cerimonia, è morto il caporalmaggiore scelto Massimo Vitaliano, 26 anni a novembre, in forza al 19esimo reggimento Guide di Salerno, alla settima missione all’estero. Era addetto a una mitragliatrice quando durante un pattugliamento intorno alla base il mezzo su cui viaggiava si è scontrato con un autocarro irakeno. L’urto è stato violentissimo e Vitaliano, scapolo, abitava con i genitori a Galatole in provinciali Lecce, è deceduto per le gravi ferite riportate. Già stanotte qui a Camp Mittica sara allestita la camera ardente. Il rimpatrio potrebbe avvenire domani o al massimo sabato. E’ la trentaduesima vittima militare, oltre ai cinque civili, in questi tre anni e mezzo di impegno italiano in Iraq.
giovedì, settembre 14, 2006, 20:27

Nassiryia . Giornata di ordinaria emergenza a Camp Mittica. A dispetto di quanti pensano che in Iraq la situazione sia sulla via della normalizzazione oggi è stato un allarme continuo, anche di livello alto. Rispettando la procedura abbiamo passato la giornata blindati, con giubbotto antiproiettile ed elmetto indossati. E se qui al sud comunque la situazione è sostenibile, a Baghdad si continua a morire. Gli attentati non conoscono soste. E non casuali, ma ormai con obiettivi precisi. Stamattina una bomba ha ucciso quattro persone (ferite venti) fra quelle in fila per il visto. Una strategia precisa, insomma, che colpisce tutti quelli che cercano di cambiare il Paese. O di fuggire dall'inferno.
mercoledì, settembre 13, 2006, 09:40
Nassiryia - Stando chiuso e protetto al campo spesso dimentichi che questa resta, al momento, una delle terre più difficili e pericolose del mondo. E' vero quello che ci hanno raccontato i responsabili delle forze armate irakene della regione: qui non siamo proprio alla pace (il rischio missili è quotidiano) ma certamente il controllo è garantito. Ma nel resto del Paese, soprattutto a Baghdad, l'orrore continua. Ieri l'attentato alle reclute, stamattina l'attacco a un commissariato e poi ancora una pattuglia della polizia colpita. Una strategia terroristica precisa che ha come obiettivo chi dovrebbe mettere ordine in Iraq. Allungando notevolmente i tempi della "ricostruzione".
lunedì, settembre 11, 2006, 18:23

Nassiryia - La chiamano semplicemente la cerimonia, cioè il giorno del passaggio delle consegne dal contingente italiano alle forze armate irakene. La data ancora è riservata ma il momento che di fatto segna la conclusione della missione Antica Babilonia è ormai prossimo.In questi giorni il nostro comandante generale De Pascale sta intensificando i rapporti con le autorità locali. A Camp Ur assistiamo a un vertice dell’esercito irakeno. Incontriamo il generale Saad Alehrbia, comandante della terza brigata. “Siamo pronti a raccogliere l’eredità, la grande eredità lasciataci dagli italiani – ci dice -. Adesso siamo pronti a governare il Paese anche se la situazione è ancora difficile ma soltanto grazie all’insegnamenti e alle dotazioni forniteci dagli italiani siamo in grado dopo piu di tre anni di fare da soli. La loro esperienza sarà decisiva”. Non si nasconde le difficoltà anche il capo della polizia della regione di Nassiryia, generale Abdul Tamir: “Il cammino verso la stabilizzazione dell’Iraq è ancora lungo ma abbiamo fiducia. Qui la situazione è sotto controllo ma non lo è ancora nel resto del Paese”. Proprio stamattina l’ennesimo attentato, a Baghdad, contro le reclute: 14 morti fra i giovani che avevano deciso di arruolarsi. E’ l’ultimo tentativo dei terroristi di interrompere la voglia dei giovani di contribuire alla rinascita dell’Iraq.
domenica, settembre 10, 2006, 15:36
sabato, settembre 09, 2006, 21:51
Nassiryia (Iraq) - Il benvenuto è un allarme. Tutti con il giubbotto antiproproiettile e al sicuro. Fonti di intelligence segnalano la possibilità dell'arrivo di un razzo. Li sparano anche da quindici chilometri, ci dicono al campo. Con il fido Norberto siamo tornati dunque in Iraq. Per ora il collegamento è precario, ma c'è la possibilità di aggiornarvi e questo mi conforta. Fa un caldo boia: cinquanta gradi che nel deserto non sono proprio una piacevolezza. Vita da caserma, in attesa intato di preparare i collegamenti per lunedì.
Qui stiamo due ore avanti, è ora di andare a dormire dopo la notte in bianco di ieri e la previsione di un'alzataccia all'alba per domani. C'è la luna stasera, sono stato a lungo a guardarla come a interrogarla. Anche con il comandante a cena abbiamo parlato di Enzo. Abbiamo ragionato un pò per cercare di capire. Lui è stato a lungo l'ufficiale di collegamento con gli americani. Finalmente, prima di tuffarsi in branda, è possibile farsi una doccia perchè i tubi non mandano più acqua arroventata. Ho incontrato un colonnello che ci salutò la notte prima del nostro agguato. In Iraq non si riesce a parlare che di morte, anche se il Paese disperatamente cerca una via per la vita. Una destino, forse. La Torre di Babele
lunedì, agosto 23, 2004, 23:50

Il 26 agosto 2004 l'annuncio: Enzo Baldoni è stato ucciso, addirittura prima della scadenza dell'ultimatum. Una morte tuttora avvolta dal mistero. Dolorosa, inspiegabile. A Enzo ho dedicato un sito: Blog paralleli. Come parallela è stata la nostra storia in Iraq. Purtroppo per lui interrotta troppo presto.
L'ultima email. "Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato". (Enzo G. Baldoni)
Ho perso un amico. Qualcosa in comune sicuramente c’era. Altrimenti non ci saremmo ritrovati insieme davanti al buco di quella granata, nel giardino del “Palestine”, quella notte. Ma non ci siamo piaciuti subito. Intanto perche’ quella che ci aveva tanto spaventato io la chiamavo bomba e lui rosa scarlatta. Enzo Baldoni non era normale. Cercai di capire chi era, perche’ stava li’. “Sono un viaggiatore pigro e un ficcanaso, oppure un fesso che scrive, fai te”. Pigro? Faceva foto, sempre, dappertutto. Aveva una certa genialita’ nel rivoltare la frittata: “E’ la quinta volta che vieni in Iraq, ma chi te lo fa fare?”. Inutile spiegargli che e’ il mio mestiere. Scoprimmo almeno di avere una cosa in comune, anzi due: la voglia di capire e i blog. Io cominciai a leggere il suo e scoprii che aveva grandi intuiti da cronista. Lui scopri’, leggendo il mio, che “anche i giornalisti hanno un’anima”. Il giorno che lascio’ l’albergo per trasferirsi nella casa di Ghareeb (non l’avesse mai fatto) mi lancio’ un messaggio di amicizia. Scrisse: “Pino è un navigatore scafato, io un viaggiatore sempliciotto: ci stiamo annusando e ancora non abbiamo capito se ci piacciamo. Siamo così diversi e opposti che o ci piaceremo molto o non ci piaceremo per niente”. Ci parlammo molto in quei giorni senza vederci. Per telefono (malissimo) e per e-mail. Discussioni feroci. Mi accusava di aver rinunciato al primo viaggio a Najaf. Io a spiegargli: tu rispondi solo a te stesso, io non posso lasciare Baghdad per una settimana (era quello il programma). Facemmo pace quando al ritorno lo andai ad intervistare in ospedale. Scrisse: “Che carino, è venuto a trovarmi sfidando le battaglie che oggi bloccano Baghdad: quattro ponti bloccati, sparatorie in strada, elicotteri che sparano sui viali”. Poi al telefono rise. “Mi hai mandato a reti unificate, manco fossi il presidente”. Inguaribile. Litigammo ancora, piu’ seriamente per il secondo viaggio. Alle due di notte, per un’ora, e dovevamo svegliarci alle cinque. Quelli che a lui piacevano, non piacevano a me. Pero’ quando la mattina c’incontrammo ci fu un abbraccio. In silenzio. Quando, qualche chilometro dopo, ci scoppio’ quella mina sotto il sedere non ebbe piu’ il coraggio di chiamarla rosa scarlatta. Quando poi arrivammo tra cecchini e carri armati in quella stradina di Najaf , mentre faticavo a parlare al microfono per i botti che rimbombavano, mi scatto’ un sacco di foto (che non ho visto ne’ vedro’ mai) e sorrise: “Ma lo sai che fai proprio un mestiere di merda?”. Era la consacrazione di un’amicizia. Del resto, so per esperienza che i rapporti fra noi “zingari” si saldano alla prima avventura in comune. Purtroppo e’ stata anche l’ultima.
domenica, agosto 22, 2004, 23:44

Non c’e’ stato ancona nessun riconoscimento ufficiale. Le voci si rincorrono ma, al momento, non c’e’ nessuna conferma che appartenga a Ghareeb, l’autista di Enzo Baldoni, il corpo di un uomo ucciso nei giorni scorsi in un agguato nella cittadina di Malmudyia, cinquanta chilometri da Baghdad. Cioe’ la stessa zona dove all’andata un mina colpi’ la colonna della croce rossa verso Najaf. Una zona cosi’ pericolosa che nessuno e’ potuto andare finora direttamente all’ospedale al Iskandaria per il riconoscimento. In quella zona sono stati uccisi numerosi poliziotti e anche due collaboratori della Cnn. Quando ho chiesto a Mahdi di andarci (Mahdi e’ coraggiosissimo, l’anno scorso mi ha salvato la vita contro gli Ali Baba) mi ha detto: “E’ come mandarmi al suicidio”. Per tornare da Najaf ho preso una macchina proprio consigliato da Ghareeb. L’autista era sveglio. Mi ha chiesto di togliermi gli occhiali da sole perche’ li usiamo solo noi occidentali. Quando siamo arrivati a Malmudyia ha abbandonato la strada principale, ha fatto un giro largo, per evitare quello che sembra una sorta di appuntamento con la morte. E’ incredibile che non si riesca a controllare la zona. L’unica notizia dunque che potrebbe indirettamente portare a conoscere la sorte di Enzo Baldoni ancora non e’ sicura. Le voci sono contrastanti. C’e’ chi parla di un corpo bruciato, chi di ferite da colpi di pistola. Se l’ipotesi piu’ valida resta quella dei ladroni non reggerebbe la voce della pistola perche’ usano kalashnikov, e se il corpo fosse davvero bruciato non potrebbe essere riconosciuto. Da stamattina sono anche sulle tracce della famiglia di Ghareeb ma pare che non esista nessuno a Baghdad. Sono tutti in Palestina, la sua terra d’origine.
Cercando fra le foto di quel giorno, ho ritrovato questa, scattata subito dopo l'esplosione della mina, a Malmudyia (è tratta da un filmato). Naturalmente Enzo (lo vedete) e' sceso con la macchina fotografica a lavorare. Eravamo fianco a fianco. Spero di tornarci presto.
(Spero anche che almeno questa foto, in qualche maniera intima, non sia rubata da tutti i giornali senza neppure dire da dove e' presa)
ARRIVA IL VIDEO: ULTIMATUM DI QUARANTOTTO ORE
Un gruppo islamico iracheno denominato 'Esercito islamico dell'Iraq' ha annunciato il rapimento del giornalista italiano Enzo Baldoni. Il gruppo islamico ha inviato all'emittente televisiva al-Jazeera le immagini del nostro connazionale. Nel video vengono mostrati anche i documenti del reporter italiano. In un comunciato letto dalla tv satellitare del Qatar, i terroristi lanciano un ultimatum al nostro governo di 48 ore. Entro questo termine, recita il comunicato, l'Italia dovra' ritirare le proprie truppe dall'Iraq per avere salva la vita di Baldoni. Nel documento si attacca poi con forza il primo ministro italiano Silvio Berlusconi per le sue posizioni considerate anti-islamiche. Nel video lo stesso Baldoni declina le sue generalita' e dice di essere un giornalista di 56 anni. Nel filmato viene mostrato anche il suo passaporto. Nel video Enzo Baldoni sembrava in buona salute. Il giornalista italiano appariva solo, senza i miliziani armati che erano invece presenti in messaggi video relativi ad altri ostaggi in Iraq. Baldoni appariva tranquillo, sbarbato e vestito con abiti civili.

domenica, agosto 22, 2004, 23:41
E' stato liberato il giornalista americano Micah Garen, rapito lunedi' scorso nel mercato di Nassiriya da un gruppo di guerriglieri iracheni. Garen e' stato consegnato all'ufficio del leader radicale sciita Moqtada Al Sadr. "Sono molto grato a tutti coloro che hanno lavorato per proteggermi e garantire il mio rilascio - ha detto - e ringrazio i miei amici a Nassiriya, la mia famiglia e la mia fidanzata che hanno trascorso qui tre mesi con me". Il sito
Non e' come per Enzo, naturalmente, ma questa notizia mi conforta. Micah l'ho appena conosciuto, giusto dieci minuti, ma mi e' sembrato davvero una brava persona. Sono felice per lui, sinceramente.
sabato, agosto 21, 2004, 22:30

Non ci sono ancora notizie ufficiali, nel senso che nessuno ha riconosciuto il corpo, ma sembra ormai certo che Garheeb, l’autista irakeno di Enzo Baldoni, sia stato ucciso in un agguato. Il cadavere starebbe ora nell’obitorio dell’ospedale al Iskandaria, qualche decina di chilometri da Baghdad. Nessuna notizia sulla sorte di Enzo Baldoni ma l’ipotesi che sia stato rapito, a questo punto, si fa sempre piu’ concreta.
Velocemente, perche' a questo punto bisogna darsi da fare per capire cosa e' successo, piu' che parlare tanto per parlare. Poco fa ho sentito Giusi, la moglie di Enzo, e spero di averla indirizzata verso la persona giusta. Domattina cerchero' di andare anch'io a Iskandaria, cosi' intanto sapremo se si tratta davvero del povero Ghareeb. Poi, Enzo. Con rispetto, ho letto un sacco di cose incredibili. Le spie? Gli americani? Stavolta proprio non c'entrano, c'e' chi parla di Iraq e non lo conosce. E anche le beghe della Croce rossa non c’entrano niente. Restiamo ai fatti. Se e' vero quello che si teme, cioe' il rapimento, corrisponde a una tecnica molto usata dai ladroni, i cosidetti Ali Baba. E' successo a noi l'anno scorso: sparano alle gomme e all'autista per fermare l'auto (ed e' successo ad altri colleghi, inglesi, americani, francesi, spagnoli) e poi ti rapinano. In questo momento i ladroni sanno che i rapimenti possono far soldi cosi' vendono gli occidentali ai miliziani che possono usarli come merce di scambio nella rivolta. Non chiedono riscatti, chiedono (come nel caso di Garen) di abbandonare Najaf, ad esempio. O di far andare via le truppe italiane. Per il resto: anch'io ho lasciato la colonna della Croce Rossa, noi siamo reporter, magari un po' matti, ma siamo fatti cosi'. L'idea di intervistare al Sadr era un gioco, come si fa sempre, non un progetto concreto. Insomma, stavamo li'...non si sa mai. Ed Enzo, questo e' sicuro, puntava proprio su Ghareeb per avvicinarsi all'esercito del Mahdi, con cui aveva contatti, ve lo garantisco. E' stato lui a portarci a Najaf e a farci rifugiare nella moschea di Kufa. Ed e' stato lui che ci ha scelto l'autista che ci ha riportato a Baghdad. Tremo al pensiero che ci abbiamo pensato molto: stavamo per tornare tutti insieme.
Avrei voglia di parlare di Ghareeb, adesso. E ancora di Enzo. Ma non e' il momento. Certo il sorriso di Ghareeb non lo dimentico. Perche' era un sorriso triste.
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